Dalla battaglia per il Parco dell’Appia Antica alla denuncia dei “metri cubi”: l’eredità di un ambientalista visionario che difese i beni comuni e l’anima dei centri storici.

Antonio Cederna aveva un modo molto efficace di far capire di cosa intendeva, quando stava parlando di cementificazione: invece di dare semplicemente il freddo numero di metri cubi, spiegava alla costruzione di quanti Sheraton (hotel che oggi si chiama Cardo, ed appartiene al gruppo Marriott) avrebbe corrisposto l’ennesima speculazione edilizia che aveva denunciato, prendendo a modello ovviamente l’enorme albergo della Capitale.
Perché Cederna, pur se nato e morto (nell’ottobre del 1996, 30 anni fa) in Lombardia, è stato un grande romano, un intellettuale appassionato e impegnato che amava Roma e che, pur essendo un “tecnico” di formazione – era archeologo – si fece giornalista e anche parlamentare, e ancora prima consigliere comunale, per combattere la battaglia contro il “sacco” della Capitale.
Se il parco dell’Appia Antica esiste, tanto per dirne una, è proprio Cederna che dobbiamo ringraziare. Ambientalista ante-litteram, è stato un anticipatore della questione del consumo del suolo in Italia, di cui si parla negli ultimi anni. E il suo ambientalismo non era elitario: lottando contro la cementificazione di zone di enorme valore naturale, storico e artistico – come è il caso appunto dell’area dell’Appia Antica, divenuta poi parco nel 1988 – Cederna si batteva contro i privilegi di cui godevano ricchi abusivi, e difendeva invece i diritti di tutti i cittadini, della collettività, quelli che oggi chiamiamo “beni comuni”, da godere appunto insieme.
Ma lottò anche per non snaturare i centri storici, che non dovevano diventare musei, appunto, ma città viva, abitata da persone, pur mettendo in risalto l’enorme patrimonio culturale che abbiamo ereditato. Una battaglia che sembrerebbe al momento persa, almeno a Roma, dove la pandemia ha portato definitivamente alla luce la desertificazione del centro, iniziata tanti anni fa, con l’invasione degli uffici, e continuata poi con “l’airb’n’bizzazione”. Ma non è detto che non si possa riprendere, quella battaglia.
Sarebbe bello, dunque, che proprio a Roma si riscoprisse l’attualità di Antonio Cederna, a 30 anni dalla sua morte. E che, soprattutto, se ne continuasse l’opera.
