Quello di Paolo Natale, docente all’Università di Milano e uno dei più autorevoli sondaggisti italiani, sul sito Gli Stati Generali, è uno dei rari pezzi sul referendum sulla separazione delle carriere che ragiona sui numeri con rigore e senza tifare. Natale spiega un paradosso apparentemente controintuitivo: i sondaggi prima del blackout indicano un vantaggio del NO tra i 3 e i 5 punti – circa 52% contro 48% – nonostante l’elettorato di centrodestra voti quasi compattamente per il SÌ e quello di opposizione sia attraversato da una quota significativa di “dissidenti” favorevoli alla riforma.
La chiave, spiega Natale, non sta nelle intenzioni di voto ma nella partecipazione: l’elettorato di opposizione presenta tassi di partecipazione previsti oltre il 15% più elevati rispetto a quello di governo, con gli elettori vicini a Lega e Forza Italia particolarmente disinteressati alla consultazione. È questa asimmetria a ribaltare i rapporti di forza.
Il pezzo indica anche le due variabili che potrebbero ancora cambiare il risultato: un aumento dei dissidenti nell’opposizione, oppure un appello esplicito di Meloni alla mobilitazione del suo elettorato. È un’analisi utile a capire non solo come potrebbe andare, ma perché i referendum in Italia quasi sempre sorprendono chi si aspetta che l’elettorato si comporti come alle politiche.
