La Commissione Ambiente di Roma Capitale ha approvato la proposta. Ora manca solo il via libera dell’Assemblea Capitolina e l’ordinanza del sindaco. Ma il vero problema non è il fumo passivo: è il mozzicone, prima fonte di inquinamento plastico delle spiagge del mondo.

Quest’estate le spiagge di Ostia, Castel Porziano e Capocotta potrebbero diventare smoke free. La Commissione Ambiente di Roma Capitale ha approvato una proposta di deliberazione firmata dal consigliere M5S Paolo Ferrara che punta a introdurre il divieto di fumo sugli arenili del litorale romano. Il provvedimento riguarda sigarette tradizionali, elettroniche, sigari e dispositivi a tabacco riscaldato. Manca ancora il voto dell’Assemblea Capitolina, ma il segnale politico è chiaro, e il sindaco Gualtieri — che dovrà inserire il divieto nella propria ordinanza balneare — non sembra intenzionato a frenare.
La misura, nella versione attuale, prevede il divieto di fumo sulla battigia, entro cinque metri dall’acqua. Balneari e gestori degli stabilimenti dovranno prevedere aree fumatori dedicate con cartellonistica multilingue. Se la sperimentazione estiva funzionerà, si valuterà se estendere il divieto a interi tratti di spiaggia, come già avviene in alcune zone della Sardegna. Roma non sarebbe comunque la prima: New York vieta il fumo e il vaping su spiagge e parchi pubblici, Barcellona ha reso smoke free il suo litorale, e in Australia il divieto vale nelle aree presidiate dai bagnini.
Il problema vero non è il fumo passivo, ma l’inquinamento
Il fumo passivo in spiaggia è un fastidio reale, soprattutto per chi sta vicino ai bambini. Ma non è il punto principale. Il punto principale è quello che rimane quando la sigaretta è finita: il mozzicone.
Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, ogni anno circa 4.500 miliardi di mozziconi inquinano oceani, fiumi, marciapiedi, parchi e spiagge. Non è spazzatura qualunque. I filtri sono fatti di acetato di cellulosa, una forma di plastica che può impiegare dieci anni o più a decomporsi. E mentre si decompone, il sole, la pioggia e il vento la frantumano in microplastiche, rilasciando sostanze tossiche – nicotina, metalli pesanti, agenti cancerogeni – nelle acque e nei suoli.
Un singolo mozzicone può contaminare fino a 500 litri d’acqua, secondo alcune stime. Dal 1986, per 32 anni consecutivi, i mozziconi di sigaretta sono stati il rifiuto più raccolto sulle spiagge del mondo durante le campagne di pulizia dell’Ocean Conservancy: più di sacchetti di plastica, tappi di bottiglia, cannucce e posate di plastica messi insieme.
L’OMS ha preso posizione netta: nel dicembre 2024 il gruppo di studio sulla regolamentazione dei prodotti del tabacco ha raccomandato di vietare i filtri, per ridurre l’appeal delle sigarette, eliminare i malintesi dei consumatori sulla loro presunta utilità per la salute e ridurre una delle principali fonti di rifiuti tossici, incluse le microplastiche. P
erché i filtri, va detto, non servono a nulla dal punto di vista sanitario: sono stati inventati negli anni Cinquanta dall’industria del tabacco per far sembrare la sigaretta meno dannosa, senza che ci fosse alcuna evidenza scientifica a sostegno.
Cinque metri dall’acqua: un divieto difficile da far rispettare
Torniamo alla spiaggia di Ostia. Il divieto previsto – entro cinque metri dalla riva – rischia di essere, nella pratica, quasi inconsistente. Chiunque abbia passato un’estate in spiaggia sa bene che i mozziconi non finiscono solo in acqua: finiscono dappertutto. Sotto gli ombrelloni, tra la sabbia, nei bordi degli stabilimenti, lungo i camminamenti. Un fumatore che si allontani di sei metri dall’acqua e butti il mozzicone per terra ha forse rispettato la norma, ma ha anche contribuito all’inquinamento esattamente come prima.
Senza controlli seri e sanzioni reali – e Roma non ha una tradizione brillante né nell’uno né nell’altro – il rischio è quello dell’ennesimo divieto di carta, buono per qualche titolo di giornale a giugno e dimenticato a luglio. Lo stesso consigliere Fernando Bonessio di Europa Verde, tra i più convinti sostenitori della misura, ha chiesto che venga accompagnata da campagne di informazione nelle scuole e cartellonistica multilingue: segno che anche i promotori sanno che la norma da sola non basta.

Quello che servirebbe davvero
La misura più efficace non è il divieto in sé, ma il cambiamento culturale che dovrebbe accompagnarlo. Il mozzicone di sigaretta è percepito da molti fumatori come qualcosa di trascurabile, quasi biodegradabile. Non lo è. È un rifiuto tossico di plastica che inquina l’acqua, avvelena i pesci, finisce nello stomaco degli uccelli marini e si trasforma in microplastiche che risalgono la catena alimentare.
Informare le persone su questo – con la stessa energia con cui si è parlato delle cannucce di plastica – avrebbe forse un impatto più duraturo di qualunque ordinanza. Le cannucce di plastica sono state bandite in tutta Europa sulla base di dati ambientali che raccontavano un problema reale ma minore di quello dei filtri. Se quella campagna ha funzionato, non c’è ragione per cui non possa funzionare anche per i mozziconi.
Il divieto di Ostia, se arriverà, è comunque un segnale. Dice che il tema esiste e che qualcuno ha cominciato a prenderlo sul serio. Ma tra il segnale e il cambiamento reale c’è ancora molta sabbia da attraversare.
