Il 19 marzo semifinale di Lunatika Poetry Slam al Palco APS, il 21 marzo International Poetry Slam di WOW al Teatro Torlonia. Due appuntamenti ravvicinati per raccontare una scena che a Roma è più viva che mai: testi propri, tre minuti, nessun costume, pubblico che vota. E in città c’è già un campione del mondo.

Giovedì 19 marzo, in un locale di Prati, quattro poete salgono su un palco e hanno tre minuti ciascuna per convincere il pubblico. Non con una recitazione, non con una lettura silenziosa — con la voce, il corpo, il ritmo. Il pubblico vota, e chi vince accede alla finale. Chi perde torna a casa con un testo e l’adrenalina ancora in circolo. È il poetry slam, e a Roma non è più una cosa di nicchia.
Cos’è e come funziona
L’idea è semplice quasi quanto sembra. Una sfida a colpi di versi, da declamare sul palco con il solo ausilio di corpo e voce. Tre minuti in totale per convincere il pubblico, vero giudice della competizione. Non ci sono costumi, non ci sono oggetti di scena, non c’è musica di sottofondo — solo il performer e le parole. Dal pubblico vengono estratte casualmente alcune persone che votano le performance, e il punteggio determina chi avanza e chi no.
Il poetry slam nasce negli anni Ottanta a Chicago, ad opera di Marc Kelly Smith, ed è oggi diffuso in oltre 60 nazioni, 30 delle quali sono nel continente europeo. Chi vince le serate locali accede alle finali regionali, poi nazionali, poi europee e mondiali. È una filiera vera, con la LIPS – Lega Italiana Poetry Slam – che coordina il campionato nazionale.
Roma, due anime e un campione del mondo
La scena romana ha due protagonisti principali, diversi per storia e vocazione.
Il primo è WOW – Incendi Spontanei, il collettivo fondato nel settembre 2018 da Dome Bulfaro e Giuliano Logos. Prima della fondazione di WOW, a Roma non esisteva ancora nessun collettivo davvero strutturato che si occupasse di poesia performativa. L’obiettivo era duplice: costruire una comunità poetica romana e aprirla al mondo. Ci sono riusciti: la formazione attuale include Giuliano Logos, campione del mondo di Poetry Slam 2021, Lorenzo Maragoni, campione del mondo 2022, e Gabriele Ratano, campione italiano 2025. Tre titoli mondiali o nazionali in casa, in un collettivo nato meno di dieci anni fa in un chiostro seminascosto vicino a Campo de’ Fiori.
WOW è un collettivo nomade, che ha tante “sedi” sparse in città: ha fatto poesia nei vagoni della metropolitana, sui tetti dei palazzi, nelle case di chi li ospitava, alla Stazione Termini di notte per sensibilizzare sulla situazione dei senzatetto, sull’isola Tiberina e in riva al Tevere. Il 21 marzo, per la Giornata Mondiale della Poesia, portano un International Poetry Slam al Teatro Torlonia, con poeti da Germania, Norvegia, Irlanda e Regno Unito.
Il secondo soggetto è Lunatika Factory, con un format più focalizzato e tematico. La terza edizione del Lunatika Poetry Slam ruota attorno al tema “Linee Spezzate” e privilegia le voci femminili. La seconda semifinale è giovedì 19 marzo al Palco APS in via Lavinio — quattro poetesse sul palco, musica dal vivo di Corpoceleste, pubblico che vota. Chi passa accede alla finale.
Perché funziona
Il poetry slam risolve un problema antico: la poesia è spesso percepita come qualcosa di lontano, difficile, riservato a chi ha già strumenti per avvicinarsi. Lo slam abbatte quella distanza in modo brutale: mette il testo davanti al pubblico, in tempo reale, e chiede una reazione immediata. Non c’è filtro critico, non c’è mediazione accademica. O funziona in quella stanza, in quel momento, o non funziona.
La seconda parte del nome di WOW – “Incendi Spontanei” – racconta l’aspirazione di accendere in chiunque vi entri in contatto la passione per la condivisione poetica. Non spettatori passivi, ma esseri umani che, toccati dalla bellezza del raccontare e raccontarsi, diventino essi stessi portavoce.
È una definizione che vale per tutta la scena. Roma ha impiegato qualche anno a scoprirla. Ora che l’ha scoperta, sembra non volerla più lasciare andare.

