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15 Marzo 2026

A Roma rischia di finire l’autorecupero delle case popolari. Colpa di una garanzia dimezzata

Il Comune di Roma vuole approvare un regolamento che, garantendo solo il 50% dei mutui alle cooperative, renderebbe impossibile per le famiglie a basso reddito accedere all’autorecupero. Un errore evitabile, dicono i promotori: basta portare la garanzia al 100%.

A Roma esistono migliaia di famiglie in lista d’attesa per una casa popolare, almeno un migliaio di alloggi Ater sfitti per mancanza di manutenzione, e sfratti che si eseguono senza che nessuno sappia dove mandare chi viene messo alla porta. In questo contesto, da trent’anni funziona – più o meno – una risposta alternativa e poco conosciuta: l’autorecupero. Oggi quella risposta rischia di essere soppressa, non con un provvedimento esplicito, ma con una norma tecnica apparentemente innocua.

Che cos’è l’autorecupero

L’idea viene dall’Olanda, è arrivata in Italia attraverso Bologna, e a Roma ha preso forma grazie a cooperative come “Inventare l’abitare”. Il principio è questo: famiglie in difficoltà abitativa si organizzano in cooperativa, recuperano immobili pubblici abbandonati o inutilizzati rimettendoli a posto con il proprio lavoro e con mutui bancari, e ci abitano pagando un affitto calmierato. L’immobile resta di proprietà pubblica – non viene venduto, non genera speculazione – e le famiglie ottengono una casa dignitosa senza gravare ulteriormente sulle già esauste graduatorie comunali.

Nel 1998 la Regione Lazio ha recepito questo modello con una legge apposita, approvata all’unanimità. Nel 2023 il Comune di Roma lo ha inserito nel Piano straordinario per l’abitare come uno dei pilastri della propria politica della casa per il quadriennio 2023-2026.

Il problema: la garanzia dimezzata

Per accedere a un mutuo bancario, le cooperative di autorecupero – composte da famiglie con redditi medio-bassi – hanno bisogno che il Comune faccia da garante. Senza quella garanzia, nessuna banca presta i soldi. È sempre stato così, ed è la condizione che ha reso possibile l’intero meccanismo.

Ora, però, con il nuovo Regolamento sull’autorecupero in discussione alla Commissione Patrimonio di Roma Capitale, il Comune prevede di fornire garanzie solo fideiussorie e limitate al 50% dell’importo del mutuo, imponendo alle cooperative di farsi carico del restante 50%. Una quota che, data la composizione sociale delle cooperative, pare impossibile da coprire.

In altre parole: il Comune dice di voler sostenere l’autorecupero, ma stabilisce condizioni che le cooperative non possono soddisfare. Il risultato pratico è che nessuna nuova esperienza di autorecupero potrà partire, e quelle già in corso troveranno la strada ancora più difficile.

L’autorecupero come pensato originariamente rischia così di trasformarsi in un programma con protagonisti economicamente più forti e soci maggiormente solvibili: il che significa, in pratica, che non sarebbe più autorecupero nel senso originale del termine.

C’è ancora una via d’uscita

Chi difende il modello, come Massimo Pasquini, ex segretario dell’Unione Inquilini, indica una soluzione tecnica precisa: modificare il Regolamento contabile di Roma Capitale per consentire garanzie al 100% del mutuo nei programmi di autorecupero sostenuti dall’amministrazione. Una modifica mirata, che non stravolgerebbe le regole generali ma salverebbe uno strumento che in trent’anni ha dimostrato di funzionare.

La palla è ora nelle mani della Commissione Patrimonio, dell’assessore competente e, in ultima istanza, del sindaco Gualtieri, che nel Piano straordinario per l’abitare aveva messo l’autorecupero tra le proprie priorità.

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