10 Febbraio 2026

Agnès Varda, il “Grand Tour” di una rivoluzionaria: da Parigi approda a Roma

Villa Medici celebra l’artista francese con una retrospettiva evento tra gli scatti nel Ghetto, il set di Visconti e il cuore pulsante di Rue Daguerre.

C’è un filo sottile, fatto di sguardi ironici e inquadrature umanissime, che unisce il selciato di Rue Daguerre, a Parigi, alle fontane di Villa Medici. Agnès Varda, la cineasta scomparsa nel 2019 dopo una carriera che le è valsa un Oscar onorario, non è stata solo una pioniera del cinema; è stata, prima di tutto, una “daguerréotipista” del quotidiano, una donna che ha saputo usare la macchina fotografica come un taccuino per appunti visivi.

Dal 25 febbraio al 25 maggio 2026, l’Accademia di Francia a Roma ospita la prima grande retrospettiva italiana dedicata alla sua opera fotografica. La mostra, intitolata “Agnès Varda. Qui e là”, non è solo un omaggio a un’artista prolifica, ma un viaggio sentimentale che celebra il settantesimo anniversario del gemellaggio tra Roma e Parigi.

 

Il cuore a Parigi, lo sguardo nel mondo

Il percorso espositivo si divide in due grandi anime. La prima, curata da Anne de Mondenard, ci porta nel cortile-atelier di Rue Daguerre. È qui che Varda si stabilisce nel 1951, trasformando due vecchi negozi in un laboratorio di sogni. La mostra mette in dialogo oltre 130 stampe originali con estratti di film significativi come Cléo de 5 à 7. Emerge un ritratto di Parigi lontano dai cliché: una città fatta di mercati rionali, vite marginali e una costante attenzione alla condizione femminile.

 

Un legame speciale con l’Italia

La seconda sezione, “L’Italia di Agnès Varda”, curata da Carole Sandrin, rivela un capitolo meno noto: il profondo legame dell’artista con la Penisola. Attraverso una cinquantina di stampe originali e documenti inediti, riscopriamo i suoi viaggi del 1959 e del 1963.

Dalle esplorazioni grafiche tra le ombre di Venezia alla scoperta del pittoresco a Bomarzo, fino ai set cinematografici più leggendari della Capitale. Nel 1963, infatti, Varda arriva a Roma per ritrarre un Luchino Visconti all’apice del successo dopo Il Gattopardo. Negli stessi giorni, si sposta negli studi Titanus per fotografare l’amico Jean-Luc Godard mentre dirige Brigitte Bardot sul set de Il disprezzo. Sono scatti che catturano l’essenza di un’epoca d’oro, visti attraverso la lente di una donna che non si è mai lasciata intimidire dai giganti.

 

Un’artista in nove capitoli

La mostra si articola in un percorso che tocca i punti cardine della sua poetica: dagli esordi surrealisti ai ritratti di celebrità come Fellini e Giulietta Masina, fino all’impegno politico e al femminismo mai urlato, ma sempre presente. Villa Medici offre così l’occasione irripetibile di entrare nel “microcosmo Varda”, dove ogni fotografia è un pezzo di realtà che si fa poesia tra le due sponde del Tevere e della Senna.

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