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Roma
20 Gennaio 2026

Alemanno, il carcere e un paese di manettari

[Nei giorni scorsi, durante un intervento al Senato, il senatore PD Michele Fina ha letto un passaggio del diario scritto dal carcere da Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, oggi detenuto a Rebibbia per traffico di influenze illecite, per denunciare le gravi condizioni delle carceri italiane. Attraverso le parole dell’ex esponente di Alleanza Nazionale, attualmente leader del movimento “Indipendenza!”, è emerso un quadro drammatico fatto di sovraffollamento, abbandono, disagio psichico, suicidi e caldo estremo, emergenza che si ripropone ogni estate. Il tema, tornato di stretta attualità con l’ondata di calore di questi giorni, era già stato al centro del dibattito politico un anno fa, quando il governo approvò un decreto rivelatosi poi inefficace. La questione è stata nuovamente sollevata anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con un’ulteriore denuncia che rilancia l’urgenza di una riforma strutturale del sistema penitenziario].
 
Foto di Riccardo Agostini diffusa con licenza creative commons su Flickr.com
Sono decenni, per usare l’espressione di Gianni Alemanno, che “la politica dorme con l’aria condizionata” mentre nelle carceri si crepa di caldo (d’estate, mentre in compenso d’inverno ci si caga addosso dal freddo: lo dico per evitare che qualcuno si faccia illusioni).
Senonché, si dà il caso che la politica sia lo specchio della nostra società, la quale in larghissima misura delle condizioni delle carceri se ne strafotte allegramente, per non dire che in fondo (ma neanche troppo) se ne compiace perché, come talora ci viene ricordato, la galera non è mica un albergo, e se chi ci sta dentro ci si trova male poteva evitare di commettere dei reati.
Siamo, in buona sostanza, un paese di manettari (coi polsi degli altri, naturalmente, tant’è che Alemanno ha cominciato a occuparsi degli istituti di pena dopo esserci finito dentro, mica prima) nel quale battersi per migliorare le condizioni di vita nelle carceri è lodevole ma non porta voti (circostanza della quale la storia recente di chi scrive questo post è un valido esempio).
Non è “la politica”, dunque, che “dorme con l’aria condizionata”. È il paese. O perlomeno, una parte di paese abbastanza grande da risultare maggioritaria, e dunque tale da rendere automaticamente minoritario chi è convinto che il carcere non sia un argomento di nicchia, ma un tema centrale.
Lasciate perdere “la politica”, che vuol dire tutto ma può efficacemente essere utilizzata anche per non dire niente.
Il problema vero, come sempre, siamo noi.
 
Alessandro Capriccioli, radicale, è stato segretario di Radicali Roma e membro della direzione nazionale del partito. Nel 2011 è stato premiato come miglior blogger (Metilparaben) politico italiano al Blogfest di Riva del Garda. Ha collaborato con L’Espresso, L’Unità e Micromega. Consigliere regionale del Lazio dal 2018 al 2023, ha scritto “Tre metri quadri. Quattro anni di visite in carcere” (People, 2022) e al carcere ha dedicato anche il podcast “Viaggio nel carcere”. Partecipa alla rassegna stampa quotidiana “Sveja!”.
 

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