18 Gennaio 2026

Alla fine Roma se l’è cavata, col Giubileo

Le presenze sono state poco sotto le stime iniziali, mentre le opere finanziate hanno cambiato il volto di alcune aree chiave della città. Resta il tema di una Capitale che continua a crescere solo grazie a risorse straordinarie.

Roma volta pagina dopo un Giubileo che ha richiamato oltre 33 milioni di pellegrini nella città e nel Vaticano nel corso del 2025, un risultato vicino alle previsioni iniziali di circa 35 milioni. Numeri che confermano la rilevanza mondiale dell’anno santo e la capacità di attrazione della Capitale, nonostante i suoi problemi quotidiani.

Questo Giubileo, ufficialmente concluso il 6 gennaio 2026 con la cerimonia di chiusura della Porta Santa nella basilica di San Pietro da parte di papa Leo XIV, ha avuto anche un elemento storico unico: è stato iniziato da papa Francesco e concluso dal suo successore, dopo la morte del pontefice lo scorso aprile. La scomparsa di Francesco – figura di grande impatto a livello internazionale per il suo impegno su pace, giustizia sociale e inclusione – ha segnato l’intero evento e, secondo alcuni, ha contribuito a un aumento delle presenze nei mesi successivi al suo funerale.

I fondi e le opere: quanto è stato investito e cosa resta

Il Giubileo non è stato solo una celebrazione religiosa, ma anche una delle occasioni più importanti degli ultimi anni per concentrare risorse straordinarie su Roma. Complessivamente, per migliorare infrastrutture, servizi e accoglienza, sono stati mobilitati circa 4 miliardi di euro tra fondi statali, europei e risorse giubilari dedicate.

Gran parte di questi investimenti ha riguardato interventi di riqualificazione urbana, mobilità e spazi pubblici, per restituire alla città uno standard migliore di vivibilità e attrattività anche nel lungo periodo. Tra i progetti più visibili e discussi c’è la trasformazione di Piazza Pia, ora pedonalizzata di fronte alla Via della Conciliazione, con due grandi fontane e spazi aperti capaci di ospitare fino a 150.000 persone, uno degli interventi simbolo del piano di lavori.

Secondo i dati ufficiali di Roma Capitale, degli oltre 330 progetti legati al Giubileo, oltre 200 sono stati completati o parzialmente consegnati al termine dell’anno santo, e circa il 90 % di quelli considerati “essenziali e non differibili” è stato portato a termine. Si va da interventi sulla sicurezza urbana ai percorsi pedonali, fino a infrastrutture legate alla mobilità nelle aree più frequentate della città.

Resta però una parte significativa di opere “in corso” o in fase di completamento, alcune delle quali proseguiranno anche nel 2026 e 2027, come la riqualificazione di aree periferiche o cantieri legati alla mobilità su ferro e su strada.

Critiche, attese e prospettive

Se da un lato molti romani e osservatori riconoscono l’utilità di queste opere per la vita quotidiana – soprattutto per la mobilità, la sicurezza e la riqualificazione di spazi pubblici – dall’altro c’è chi segnala che l’approccio finanziario utilizzato conferma la debolezza strutturale del sistema di governance economica della Capitale. Insomma: Roma ha dovuto far ricorso in modo massiccio a finanziamenti straordinari, come il Giubileo stesso o risorse collegate al Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), per realizzare opere che in altre metropoli europee sarebbero considerate parte della manutenzione ordinaria di una grande città capitale. Questo modello di finanziamento “a spot” rischia di creare momenti di grande investimento alternati a periodi di ristrettezze, piuttosto che garantire un quadro stabile di finanze e programmazione di lungo termine. E poi, senza un robusto impegno di manutenzione e gestione nei prossimi anni, si rischia di vanificare molti degli interventi.

 

Foto del 25 luglio 2025 di Sharon Mollerus, diffusa con licenza creative commons su Flickr.com

Venticinque anni dopo il 2000

Un confronto inevitabile è quello con il Giubileo del 2000, celebrato esattamente 25 anni fa, in un contesto storico ed economico molto diverso. Allora Roma accolse circa 25 milioni di pellegrini, un numero inferiore rispetto a quello registrato nel 2025, ma accompagnato da un vasto programma di opere che segnò in modo duraturo il volto della città: dalla Metro C (poi sviluppata negli anni successivi, con l’aertura quest’anno di 2 nuove stazioni attese però da anni) alla riqualificazione di molte aree centrali e di accesso alla città.

A distanza di un quarto di secolo, il Giubileo 2025 ha mostrato una capacità organizzativa più rodata e una maggiore attenzione alla gestione dei flussi, ma ha anche evidenziato come molte delle criticità strutturali di Roma – dalla mobilità alla manutenzione urbana – sono rimaste irrisolte o  sono state solo parzialmente affrontate, rendendo ancora una volta necessario il ricorso a un grande evento straordinario per accelerare interventi attesi da anni.

Un lascito ambivalente

Nel complesso, il Giubileo 2025 si chiude  dunque con un bilancio che la maggior parte degli osservatori definisce positivo ma incompleto: un evento che ha funzionato nei numeri e nell’organizzazione, arricchito da una partecipazione vasta e che ha mobilitato risorse per opere utili alla città. Ma al tempo stesso, rimane la sensazione che Roma, capitale d’Italia e culla di una delle maggiori tradizioni culturali e religiose al mondo, debba lavorare ancora molto per consolidare queste realizzazioni in una visione strategica di lungo periodo, rafforzando le finanze e la capacità di pianificare opere non solo straordinarie ma ordinarie, continuative e sostenibili.

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