La Capitale rafforza il Polo Alzheimer con nuovi servizi domiciliari, ma il divario resta ampio: una quota significativa dei malati non riceve diagnosi né cure.

La Giunta di Roma Capitale ha approvato una delibera per ampliare i servizi del Polo Alzheimer cittadino, introducendo anche nuove forme di assistenza domiciliare per i pazienti più gravi. Un intervento che porta la capacità complessiva del sistema a fino a 538 persone assistibili, tra centri e servizi a domicilio. Un segnale concreto sul fronte dei servizi, che però si misura con numeri molto più ampi a livello regionale.
I numeri della malattia
Nel Lazio si stimano circa 100.000 persone affette da demenza, Alzheimer incluso, in diversi stadi di gravità, secondo dati riconducibili anche alla Fondazione Alberto Sordi. A queste si aggiungono decine di migliaia di casi di deterioramento cognitivo lieve – circa 70.000 secondo alcune stime – che richiedono monitoraggio e approfondimenti diagnostici.
Uno degli aspetti più critici riguarda l’accesso alla diagnosi: si stima che una quota rilevante dei casi – fino alla metà – non riceva una diagnosi formale e quindi non entri in percorsi strutturati di cura. Un ritardo che ha conseguenze dirette sulla qualità della vita dei pazienti e delle famiglie, e che pesa ancora di più alla luce delle nuove opzioni terapeutiche.
Negli ultimi anni, infatti, sono state sviluppate terapie biologiche mirate, già disponibili negli Stati Uniti e in fase di introduzione in Europa, che mostrano benefici soprattutto nelle fasi iniziali della malattia, rendendo ancora più importante una diagnosi precoce.
A livello nazionale, secondo l’Istituto Superiore di Sanità e il Piano Nazionale Demenze, oltre 1,2 milioni di persone sono colpite da disturbi neurocognitivi, di cui circa il 60% da Alzheimer. Le proiezioni parlano di oltre 2 milioni di pazienti nei prossimi anni, mentre sono circa 3 milioni le persone coinvolte nell’assistenza, tra familiari e caregiver.
Cosa fa Roma Capitale
In questo contesto si inserisce la delibera approvata dalla Giunta su proposta dell’assessora alle Politiche Sociali e alla Salute Barbara Funari. Il Polo cittadino Alzheimer di Roma Capitale è articolato in 16 strutture, tra centri dipartimentali e municipali, e opera in raccordo con le ASL del territorio per garantire una presa in carico integrata.
Con il nuovo provvedimento, ai posti già disponibili nei centri si affiancano servizi di assistenza domiciliare dedicati ai pazienti più gravi, che non possono frequentare le strutture. Complessivamente, il sistema può arrivare ad assistere fino a 538 persone.
I servizi includono attività di stimolazione cognitiva, supporto quotidiano e – in molti casi – trasporto e pasti, generalmente a carico del sistema pubblico. Accanto all’assistenza ai pazienti, i centri offrono anche sostegno alle famiglie, con percorsi di orientamento e supporto psicologico in un percorso che può durare anche 8-10 anni o più.
Tra le novità è prevista anche la formazione continua degli operatori, elemento considerato centrale per affrontare una patologia complessa e in crescita.
Una risposta ancora parziale
Nonostante il rafforzamento dei servizi, il divario tra domanda e offerta insomma resta ampio. Se si rapporta il dato regionale alla popolazione della Capitale, si può stimare che a Roma vivano decine di migliaia di persone con demenza, a fronte di una capacità di presa in carico pubblica che riguarda alcune centinaia di pazienti.
L’estensione dell’assistenza domiciliare rappresenta un passo importante, soprattutto per alleggerire il carico sulle famiglie, che spesso sostengono gran parte dell’assistenza. Ma la distanza tra bisogni reali e servizi disponibili resta significativa.
Le risorse nazionali
A livello nazionale, il Fondo demenze è stato rifinanziato e potenziato per il triennio 2024-2027, con decine di milioni di euro destinati alle Regioni. Risorse che, se tradotte in servizi concreti, potrebbero contribuire a ridurre il gap diagnostico e assistenziale che ancora oggi lascia una quota rilevante di persone senza una diagnosi e senza un percorso di cura strutturato.
