Il Municipio X delibera il trasferimento di dieci nuclei familiari da piazzale Mediterraneo a un’area attrezzata sul lungomare Vespucci. Ma tra occupazioni d’aula, proteste dei residenti e spaccature nel centrosinistra, il caso è diventato un terremoto politico.
Quello che doveva essere un atto amministrativo per risolvere un’emergenza cronica si è trasformato in uno scontro frontale che sta agitando il litorale romano. Al centro della contesa c’è il destino di una decina di famiglie che ormai da anni vivono in roulotte a piazzale Mediterraneo, a Ostia, in condizioni di estrema precarietà. La giunta municipale di centrosinistra, guidata da Mario Falconi, ha individuato una soluzione: spostarle in un’area di sosta attrezzata al civico 41 di lungomare Amerigo Vespucci. Una scelta che ha innescato una tempesta perfetta tra politica, comitati di quartiere e dubbi urbanistici.
Il piano del Municipio: tra sociale e turismo
L’amministrazione difende il progetto definendolo un “gesto di responsabilità e umanità”. L’area individuata, un tempo degradata e recentemente riacquisita, è stata predisposta negli ultimi quindici giorni con allacci per acqua, luce e illuminazione. L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato, liberare piazzale Mediterraneo per far avanzare il progetto del Parco del Mare; dall’altro, creare un nucleo embrionale di area sosta camper che possa servire anche il turismo itinerante, settore oggi privo di infrastrutture a Ostia. La gestione dovrebbe essere affidata tramite bando a un ente del terzo settore, con il mandato di accompagnare le famiglie verso soluzioni abitative definitive.
La rivolta dei residenti e l’aula occupata
La reazione del territorio è stata immediata e vibrante. Alcuni residenti di Ostia Levante, preoccupati per l’impatto su un tratto di lungomare caratterizzato da villette e stabilimenti storici, hanno raccolto oltre 700 firme contro il progetto. Lo slogan che campeggia sugli striscioni è netto: “No all’area sociale”. Il timore principale è la creazione di un “ghetto” stanziale in una zona a vocazione turistica, con conseguenti rischi per la sicurezza.
Sul fronte politico, la tensione è culminata il 19 febbraio con l’occupazione dell’aula consiliare da parte delle opposizioni di centrodestra (Fratelli d’Italia e Lega). I consiglieri contestano la mancanza di trasparenza – i lavori sarebbero partiti prima del voto in aula – e la scelta di “istituzionalizzare” la marginalità sul lungomare invece di trovare veri alloggi popolari.
Una spaccatura trasversale
Il caso Ostia è però anomalo per un dettaglio: la critica non arriva solo dalle opposizioni. Anche all’interno del centrosinistra e dell’area di governo cittadina si sono levate voci di dissenso. Esponenti del Pd regionale e del partito di Carlo Calenda, Azione, hanno definito il provvedimento “marginalità istituzionalizzata”, sostenendo che fornire utenze di base e bagni chimici non restituisca dignità alle persone, ma serva solo a spostare il problema qualche chilometro più in là.
Anche dal Campidoglio sono arrivati segnali di cautela. La Commissione Patrimonio ha sottolineato l’impossibilità di “legalizzare” la vita nei camper a lungo termine, spingendo per un piano di housing vero e proprio che superi la logica dei parcheggi attrezzati.
I nodi tecnici e il voto decisivo
Oltre al dibattito politico, restano sul tavolo questioni tecniche non secondarie. L’area di lungomare Vespucci è destinata urbanisticamente a verde pubblico o parcheggio; secondo i tecnici, l’uso per una sosta abitativa prolungata potrebbe richiedere una variante urbanistica complessa.
La data chiave potrebbe essere quella di domani, 26 febbraio, quando il Consiglio municipale è chiamato a votare la delibera definitiva. La giunta Falconi dovrà decidere se tirare dritto su quella che definisce una “soluzione ponte” o cedere alle pressioni di una piazza e di una politica divise tra il dovere dell’assistenza e la tutela del rilancio turistico di Ostia.
