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Roma
18 Febbraio 2026

“Città aperta” al Vittoriano, una mostra dedicata a Roma per il Giubileo

Viaggio tra storia e attualità negli scatti di tre fotografi per un ritratto della Città Eterna: dalla ricorrenza del Giubileo alla morte di Papa Francesco, dall’annuncio del nuovo Pontefice Leone XIV all’incontro con un milione di giovani, Roma si è riconfermata Caput mondi.

citta aperta
Locandina mostra “Città aperta”

Duecento fotografie in mostra, in bianco e nero e colore, offrono uno sguardo d’insieme sulla realtà quotidiana, sulla vita che scorre, sui silenzi e sul fascino di una città tormentata eppure capace di stupire – in equilibrio precario tra spiritualità e traffico – grazie a un suggestivo racconto per immagini.
Questo sguardo sulla città ha radici profonde. Già nel XIX secolo Roma, come noto, fu al centro di una fiorente scuola fotografica” spiega nell’introduzione al catalogo la curatrice Edith Gabrielli: “La sua luce particolare, i ruderi classici immersi nella modernità nascente, la pluralità di volti e scene quotidiane ne fecero una meta privilegiata per pionieri dell’immagine come James Anderson, Gioacchino Altobelli, i fratelli D’Alessandri e successivamente per altri grandi atelier”.
Una lunga consuetudine, quindi, che ha permesso alla città di Roma di offrire un’iconografia sfaccettata e duratura, al di là delle bellezze ritratte.
Sulla base di questa peculiarità tutta romana, si è sviluppato il progetto espositivo affidato a tre fotografi professionisti: Diana Bagnoli, Alex Majoli e Paolo Pellegrin, a cui è stato chiesto di osservare Roma non da cronisti, bensì da artisti. Per questo il VIVE (Musei del Vittoriano e di Palazzo Venezia) ha acquisito due opere, per ciascun fotografo, da esporre nella propria collezione permanente.

Bagnoli, Città Aperta
D.Bagnoli, Città Aperta

I curatori, ancora, sottolineano come “la città è un corpo che si muove e muta nel tempo e nello spazio. E Roma, Urbs per eccellenza, ne è un esempio perfetto: osservarla vuol dire verificare, in una città da sempre ritratta, fotografata, rappresentata ed evocata, quali possano essere i confini reali e immaginari del suo spazio urbano in continuo cambiamento”.
Per questo Diana Bagnoli ha preferito concentrarsi -nelle sue fotografie a colori- su una sorta di misticismo itinerante, in linea con lo spirito del Giubileo: protagonisti i pellegrini, le comunità cattoliche multietniche, varie realtà che convivono a Roma. La fotografa afferma che “si passa dalla magnificenza del Vaticano a un contesto di migranti vivace, ricco ma a volte anche molto povero. Questo contrasto mi ha riempito occhi e cuore”.
Le immagini di Alex Majoli si concentrano invece su quella che lui definisce “scena drammaturgica” del Giubileo, come se si trattasse di una rappresentazione teatrale: “Ho fotografato Roma realizzando un ritratto della società contemporanea. Per me il senso della fotografia è portare nuove immagini e nuovi stimoli visivi nella nostra società”.

Sacerdote etiope
Un sacerdote etiope

Paolo Pellegrin, infine, con il suo sapiente bianco e nero, ha catturato i volti dei fedeli, ha ritratto le grandi arterie viarie, gli antichi edifici all’Esquilino, le periferie, fino a soffermarsi sui silenzi delle statue o sugli imponenti pini dell’Appia Antica. “Roma è piena di porte spaziotemporali” ha dichiarato Pellegrin: “Tu varchi una soglia ed entri in un altro mondo. La città è come un grande palcoscenico; un grande teatro”.
Da segnalare, a corredo della mostra, un brano inedito di Valerio Magrelli a proposito di alcune realtà romane, tra cui un bizzarro paragone tra la Torre Eiffel e la Fontana dei quattro fiumi di Gian Lorenzo Bernini: con la sua ironia, Magrelli fa presente che Eiffel “non ha inventato niente” e che la geometria della Torre prende spunto dalla Fontana. Interpretazione fantasiosa, neanche troppo, perché lo spirito romano è lì, pronto a farla propria.

“Città aperta”, Museo del Vittoriano, fino al 28 settembre. Prevista anche una visita guidata per il 7 agosto alle 17.30 per informazioni: vi-ve.edu@cultura.gov.it

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