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15 Marzo 2026

Comunità energetiche, Roma fa rete: scuole, quartieri e università al centro della svolta solare

Quasi 400 MW di fotovoltaico installato, progetti già attivi in diversi Municipi e una ventina di nuove CER in arrivo grazie a fondi ministeriali: la Capitale accelera sulla condivisione dell’energia rinnovabile, puntando su coesione sociale e contrasto alla povertà energetica.

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) a Roma stanno diventando una realtà diffusa, con impianti già attivi, progetti in partenza e un sostegno pubblico che punta ad allargare la platea di cittadini e realtà coinvolte. Ieri in Campidoglio si è tenuta la seconda Conferenza delle CER, da cui emerge la Capitale sta consolidando il proprio ruolo di laboratorio nazionale della transizione energetica.

Che cos’è una CER

Una Comunità Energetica Rinnovabile è un insieme di cittadini, associazioni, enti pubblici o imprese che producono energia da fonti rinnovabili – tipicamente attraverso impianti fotovoltaici – e la condividono tra i membri della comunità stessa.

L’obiettivo non è solo ambientale, ma anche sociale: ridurre le emissioni, abbattere i costi in bolletta e contrastare la povertà energetica. L’energia prodotta viene autoconsumata o condivisa all’interno di un perimetro definito, con benefici economici riconosciuti dal sistema degli incentivi nazionali.

I numeri del solare a Roma

La crescita del fotovoltaico in città è significativa. Secondo i dati di aReti (società del gruppo Acea che gestisce la distribuzione elettrica a Roma), nel 2025 sono stati allacciati alla rete 4.499 nuovi impianti per una potenza complessiva di 44 MW. Il totale installato nella Capitale ha così raggiunto 398 MW, distribuiti su oltre 34.000 impianti. Un dato che colloca Roma tra le città italiane più dinamiche sul fronte del solare, insieme a Padova e Ravenna per numero di realizzazioni negli ultimi anni.

La crescita degli impianti rappresenta la base materiale su cui si sviluppano le CER: senza produzione diffusa, infatti, non può esserci condivisione energetica.

Quante e quali CER nella Capitale

Roma dispone oggi di 15 comunità energetiche, alcune in fase di costituzione altre già avviate (qui la mappa aggiornata). A oggi risultano attivi o avviati progetti nei Municipi I, IV, VII e XI, promossi da associazioni del Terzo settore attraverso il regolamento comunale che consente di utilizzare tetti di scuole ed edifici pubblici per la realizzazione di impianti fotovoltaici a servizio di CER solidali.

Tra le esperienze già operative o presentate figurano l’impianto all’Istituto Vaccari, quello di Borgo Ragazzi Don Bosco, sulla Prenestina; il progetto scuole del Municipio VIII, con cinque impianti installati; gli impianti del Convento delle Monache Clarisse, a Monteverde; l’installazione sul barcone di Marevivo, sul Tevere.

Sono inoltre coinvolte le università Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre, insieme ad associazioni di cittadini attive in quartieri come Pigneto, Casal Brunori, San Pietro e Quarticciolo. Il quadro è quello di una diffusione “a rete”, che combina soggetti del Terzo settore, realtà religiose, istituzioni scolastiche e università.

Il regolamento e i nuovi fondi

Una svolta è arrivata con l’approvazione del regolamento comunale per la messa a disposizione di aree e impianti solari fotovoltaici a favore di comunità energetiche rinnovabili e solidali. Si tratta del primo regolamento di questo tipo in Italia.

Grazie a circa 800.000 euro stanziati dal Ministero dell’Ambiente – risorse legate ai progetti di mitigazione climatica successivi all’approvazione del Climate City Contract da parte della Commissione europea – Roma Capitale finanzierà almeno 20 nuovi progetti di impianti solari con energia condivisa. È inoltre in arrivo l’approvazione del Piano di Fattibilità Tecnica ed Economica per la gara finalizzata alla realizzazione di impianti solari in 15 scuole comunali, destinati a servire altrettante CER.

Il Campidoglio dice che l’obiettivo è duplice: accelerare la transizione climatica e offrire un sostegno concreto alle famiglie in difficoltà, in un contesto nazionale segnato dall’aumento della povertà energetica.

Un modello che punta sulla coesione sociale

Accanto agli impianti, Roma sta costruendo un’infrastruttura di supporto: modelli semplificati per accedere alle procedure, accompagnamento per l’accesso al credito (anche con il coinvolgimento di Banco dell’Energia e Banca Etica), e un’attività informativa capillare.

Il sito Roma per il Clima accoglie materiali e aggiornamenti, mentre uno sportello mobile – un camper informativo – ha attraversato tutti i Municipi per spiegare ai cittadini opportunità e modalità di adesione.

La collaborazione coinvolge, oltre agli uffici capitolini, realtà come Areti, il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), le università romane e il Coordinamento Cers Roma, che riunisce decine di associazioni.

Le prossime sfide

Le CER rappresentano uno strumento innovativo ma complesso: richiedono competenze tecniche, sostenibilità economica e partecipazione attiva dei cittadini. Le prossime sfide riguardano la velocità delle autorizzazioni, l’accesso al credito e la capacità di coinvolgere quartieri dove la vulnerabilità energetica è più alta. Roma, con quasi 400 MW di fotovoltaico installato e una rete crescente di comunità energetiche, si candida a essere un banco di prova nazionale. Il passaggio dalla fase sperimentale a quella strutturale dirà se il modello sarà in grado di consolidarsi e incidere in modo stabile sulla qualità della vita urbana.

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