Una targa al liceo Charles Darwin, il 20 febbraio, ricorderà il padre dell’ecologismo politico a 80 anni dalla nascita.

Il 20 febbraio, al Liceo Charles Darwin di Roma – già XXIII Scientifico e poi “Pitagora” , in via Tuscolana – verrà scoperta una targa in memoria di Alexander Langer, nel luogo dove insegnò negli anni Settanta. La data non è casuale: ricorre infatti l’ottantesimo anniversario della sua nascita, il 22 febbraio 1946.
La domanda può sembrare provocatoria: ma cosa c’entra Langer con Roma? La risposta passa proprio da quelle aule, dove prima di diventare una delle figure più originali dell’ecologismo europeo fu insegnante di storia e filosofia. Un’esperienza breve ma significativa, che lega la sua biografia alla capitale e che oggi una comunità scolastica ha scelto di riportare alla luce.
Dall’Alto Adige all’Europa
Langer nacque a Sterzing/Vipiteno, in Alto Adige, in una terra segnata dalle tensioni tra gruppi linguistici italiano e tedesco. Fin da giovane si confrontò con il tema della convivenza e del dialogo tra comunità diverse, che sarebbe diventato il filo rosso della sua vita pubblica.
Dopo gli studi in giurisprudenza a Firenze e in sociologia a Trento, partecipò ai movimenti studenteschi e alle iniziative per i diritti civili. Negli anni Settanta lavorò come giornalista, traduttore e docente. Fu in quel periodo che arrivò a Roma, insegnando al XXIII Scientifico (oggi, appunto, Charles Darwin).
L’attenzione ai conflitti etnici dell’Alto Adige si tradusse presto in un impegno politico più ampio. Negli anni Ottanta fu tra i promotori del movimento ecologista italiano e contribuì alla nascita della Federazione dei Verdi. Nel 1989 venne eletto al Parlamento europeo, dove fu tra i protagonisti del gruppo dei Verdi e ne divenne presidente.
Ecologia, pace, riconciliazione
Ridurre Langer a “leader verde” sarebbe però limitante. La sua idea di ecologia era inseparabile dalla giustizia sociale e dalla costruzione della pace. Negli anni delle guerre nei Balcani si spese con determinazione per il dialogo e la riconciliazione, promuovendo iniziative come il Verona Forum per la pace nei territori dell’ex Jugoslavia. In Parlamento europeo sostenne politiche di cooperazione internazionale e interventi per fermare l’escalation dei conflitti. Il suo impegno sui Balcani e sulla diplomazia dal basso è documentato nella biografia ufficiale della Fondazione Alexander Langer e in numerosi articoli commemorativi pubblicati in occasione degli anniversari della sua scomparsa, tra cui quello dell’Agenzia SIR (https://www.agensir.it/italia/2025/07/03/alex-langer-continuare-in-cio-che-e-giusto/).
Langer morì suicida il 3 luglio 1995, a Firenze, a 49 anni. La sua scomparsa suscitò un’ampia riflessione nel mondo politico e culturale europeo.
Un’eredità ancora attuale
A 30 anni dalla morte, e a 80 dalla nascita, la figura di Langer continua a essere evocata quando si parla di transizione ecologica, di convivenza tra culture, di responsabilità europea nei conflitti. La sua espressione “conversione ecologica” – intesa come cambiamento profondo degli stili di vita e delle priorità politiche – è entrata stabilmente nel lessico pubblico.
La lapide al liceo romano non è soltanto un gesto simbolico. Riporta la memoria di un docente dentro una scuola, ma soprattutto collega una comunità educativa a una storia più grande: quella di un intellettuale e politico che ha cercato di tenere insieme ambiente, diritti e pace.
In questo senso, la domanda iniziale trova una risposta semplice: Alex Langer c’entra con Roma perché qui ha insegnato, ma soprattutto perché le sue idee – sul dialogo, sull’Europa, sulla responsabilità verso il futuro – parlano ancora alle città, alle scuole e alle nuove generazioni.
