Anna Momigliano esplora l’identità e le sfide di Israele, aiutando il lettore a orientarsi tra fatti e pregiudizi.
Credo che il libro che Anna Momigliano ha scritto pochi mesi fa (“Fondato sulla sabbia. Un viaggio nel futuro di Israele”, edito da Garzanti, in cartaceo e digitale) sia un testo non solo utile, ma anche necessario, se, a prescindere dalle proprie posizioni politiche sulla questione di Gaza, della Palestina e di Israele, si vuole conoscere quello che potremmo chiamare “il contesto”. Che in molti credevano (me compreso) o credono di conoscere, ma che è molto, molto più complesso e articolato. Il che ovviamente non giustifica nulla e non impedisce né la fine delle violenze né, per quanto oggi possa sembrare impossibile, cambiare lo stato di cose presenti.
Prima di spiegare perché questo libro è necessario, mi fermo a fare una premessa, un disclaimer, che vale per questo libro ma anche per il resto dello scibile umano.
Ci vuole sempre una certa dose di fiducia (starei per dire fede) per affidarsi – appunto – a qualsiasi ricostruzione, spiegazione, analisi teoria etc. Non solo in tempi difficili e interessanti come questi. Nulla è “verità” di per sé, neanche la “scienza”. Ed è chiaro che in pratica non siamo quasi mai in grado – non essendo ognuno di noi specialista o anche solo sufficientemente competente in tutto, ma al massimo, forse, in una cosa, o pochissime cose – di verificare o di confutare una conoscenza. No, ci affidiamo a criteri come la “autorevolezza” dell’autore o di chi ce lo propone o impone (per esempio: la scuola). O anche semplicemente alle nostre simpatie o ai nostri pregiudizi.
Nelle prime pagine del libro, Momigliano (che ha scritto anni fa un interessante libro su Bashar al-Assad, “Il macellaio di Damasco”) fornisce diverse informazioni su di sé: è una giornalista e scrittrice, ha 45 anni, ha figli, è italiana, è ebrea, ha vissuto per un anno in Israele – dove ha amici e parenti – e poi anche negli Stati Uniti, per studio e per lavoro. Scrive anche per Haaretz, un quotidiano indipendente israeliano con un’edizione in lingua inglese che ha crescenti problemi, per usare un eufemismo, con il governo Netanyahu.
Perché dico che questo libro è necessario: perché spiega cosa è oggi Israele (spoiler: un gran casino, come del resto fa intuire il titolo, anche), la sua composizione dal punto di vista “etnico”, religioso, politico e sociale, con l’ausilio di numeri, di aneddoti, esempi. Chi sono i suoi cittadini (palestinesi compresi). Come “funziona”, con regole complicatissime e soprattutto eccezioni. Ma anche come è nato, e come si è sviluppato. Lo fa con onestà attuale, in circa 170 pagine.
Una volta letto questo libro, una persona può certamente restare sulle posizioni che preferisce, rispetto al tema. Però è importante conoscere. Personalmente, ho appreso diverse cose che ignoravo, ho corretto le mie conoscenze su altre che pensavo di sapere.
