Al Chiostro del Bramante, fino al 14 settembre, la mostra “Flowers. Dal Rinascimento all’intelligenza artificiale” offre la possibilità di immergersi nel linguaggio dei fiori, piccole e grandi realtà che spaziano dall’arte alla scienza, secondo un filo conduttore capace di attraversare i secoli.

Curata da Franziska Stöhr, Roger Diederen e Suzanne Landau, la mostra racconta (aiutata dal podcast con curiosità e spiegazioni inciso dall’attore Alessandro Preziosi) cinque secoli di cultura, grazie a 90 opere e installazioni provenienti non solo dal Louvre e dal Musée d’Orsay di Parigi, dalle collezioni scientifiche del Royal Botanic Gardens di Londra e dal Museo Civico di Zoologia di Roma, ma anche dalla Galleria Borghese e dalla Biblioteca Casanatense di Roma.
Dipinti, strumenti scientifici, fantasiose installazioni ad hoc (tra cui spicca la versione “floreale” dello stesso Chiostro) raccontano come i fiori siano capaci di unire in un filo conduttore espressioni artistiche e ricerca scientifica. A fine Ottocento e agli inizi del Novecento non era difficile incontrare ancora (nonostante le nuove metodologie “settoriali” alimentate dal Positivismo) biologi-pittori, matematici-musicisti e così via dicendo: una figura, tra tutti, è quella del medico (biologo e pittore) tedesco Ernst Haeckel (1834-1919). Ad Haeckel si deve la prima definizione di ecologia:”Scienza dell’insieme dei rapporti degli organismi con il mondo circostante, comprendente in senso lato tutte le condizioni dell’esistenza” (“Generelle Morphologie der Organismen”, 1866).
Il linguaggio dei fiori, inoltre, può rispondere a una sorta di simbologia universale che va dalla spiritualità all’amore, dalla scienza all’espressione artistica. Per questo all’interno della mostra coesistono più forme espressive: oltre ai già citati dipinti, sono esposte sculture, manoscritti, arazzi e persino opere contemporanee costruite con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Da Jan Brueghel il Vecchio (1568-1625) ai preraffaelliti Edward Burne-Jones (1833-1898) e William Morris (1834-1896), fino aii contemporanei Ai Weiwei (1957-) e Kapwani Kiwanga (1978-). Per finire, si incontrano le composizioni di Miguel Chevalier (1959-) e il sorprendente corridoio floreale realizzato da Rebecca Louise Law (1980-).
“Flowers” offre inoltre un percorso olfattivo in cui le fragranze di arancio, gelsomino, rosa e tuberosa (i fiori più utilizzati in profumeria) sono percepibili mediante “colonne” disposte in quattro sale.
La mostra risponde al concetto, sempre più condiviso, di salvaguardia della biodiversità, di adattamento degli ecosistemi e di responsabilità individuale nella tutela di un bene prezioso, delicato e allo stesso tempo forte, quale può essere un semplice fiore.


