Undici anni dopo “La ladra di piante”, Daniela Amenta torna con un nuovo romanzo ambientato nello stesso universo letterario. C’è un thriller, c’è tanta Roma, ci sono i suoi quartieri, le sue tensioni, i suoi archetipi. In libreria dal 15 maggio.
Avete amato “La ladra di piante” e vi siete sempre chieste e chiesti se ci sarebbe mai stato un seguito? Dopo ben undici anni dall’uscita di quel romanzo – dove raccontava la storia di Anna, “ladra” inoffensiva, impegnata a dare una chance e una nuova vita alle piante abbandonate e trascurate e caduta suo malgrado in un thriller – Daniela Amenta è tornata con un libro che si potrebbe definire in qualche modo il seguito: “Dio non perdona Roma”. Questo romanzo – che si legge molto velocemente e che fa divertire molto e bestemmiare a volte, pensando a una città croce & delizia, la nostra – è infatti ambientato nello stesso universo letterario e ospita diversi di quei personaggi.
La trama non va svelata, perché si rischia di rovinare la sorpresa: basti sapere però che per l’espediente narrativo che la innesca l’autrice cita esplicitamente un romanzo del premio Nobel José Saramago (e a me ha ricordato un’opera di John Ajvide Lindqvist, l’autore di “Lasciami entrare” e altri bei romanzi).
Ma oltre alla storia e ai personaggi – e anche qui, credo che serva fare esercizio di autocensura, per lasciare il piacere della scoperta a chi legge – qui c’è tanta Roma, con cui l’autrice ha, non da ora, un rapporto di odio-amore, come si può intuire dal titolo. Del resto, già in Malatempora, Daniela Amenta – grande critica musicale ma anche grande cronista – aveva narrato, da utente dei bus, la cronaca semiseria di Roma e dei suoi trasporti. Mentre Malatempora 2 era un’antologia di storie della quotidianità romana, che spesso fa ridere quanto incazzare, appunto.
In “Dio non perdona Roma” c’è il colore e l’odore di tanti quartieri romani (e alla fine un’appendice li nomina e li “spiega” poi uno a uno), ma c’è anche, in pillole, un saggio sulla città, la sua urbanistica (e la finanziarizzazione della sua urbanistica), sulle tensioni sociali che la percorrono. Ci sono tanti personaggi che sono insieme sia archetipi romani sia persone vere, che nella Capitale si possono incontrare senza sforzo. C’è tanta musica. E c’è anche tantissima Daniela Amenta (diciamo che questo romanzo si potrebbe usare come test per determinare qual è il grado di prossimità di chi legge con l’autrice: è vero forse per tanti libri, ma questo mi ha colpito di più).
È un romanzo – accompagnato da due foto della “nostra” Laura Crialesi – che fila, con belle soluzioni narrative, colpi di scena. Del resto, chi ama Roma sa che perdonarla è un’abitudine. È smettere di farlo, che non si riesce.
Dio non perdona Roma, di Daniela Amenta, edizioni All Around, 175 pagine, 15 euro. In libreria dal 15 maggio.
(Il Substack di Daniela Amenta)

