19.8 C
Roma
9 Maggio 2026

E ora la destra vuole intitolare una targa a Pannella a Roma

Rachele Mussolini ha lanciato una petizione su Change.org. Tra i firmatari, quasi solo esponenti di Forza Italia. Ottantasei adesioni in tre giorni. Il problema è che Pannella non era esattamente uno di loro.

Marco Pannella nel 1994, parlamentare europeo

Marco Pannella: divorziista, abortista, anticlericale, paladino della legalizzazione delle droghe, vegetariano militante, digiunatore seriale. Un uomo che ha passato cinquant’anni a fare esattamente il contrario di quello che la destra italiana ha sempre sostenuto. Eppure eccoci qui: Rachele Mussolini, capogruppo di Forza Italia in Campidoglio (che porta quel cognome non per caso ma per parentela), ha lanciato una petizione su Change.org per apporre una targa commemorativa in suo onore in via di Torre Argentina 76, sede storica del Partito Radicale. “Uno straordinario simbolo di democrazia e di libertà”, ha scritto in una nota. Vero. Peccato che quella libertà includesse molte cose che FI non ha mai digerito volentieri.

La petizione, discussa in Assemblea Capitolina il 23 aprile con una mozione, ha raccolto in tre giorni 86 firme. Un numero, diciamolo, non esattamente travolgente per una città di tre milioni di abitanti. Tra i firmatari: la capogruppo FI al Senato Stefania Craxi, il capogruppo FI alla Camera Enrico Costa, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, vari deputati azzurri. Dal mondo dello spettacolo: la giornalista Hoara Borselli, la ballerina Matilde Brandi, l’attore Andrea Roncato. Un’adesione trasversale, assicura il comunicato. In realtà è quasi un elenco di Forza Italia con qualche eccezione: l’ex senatrice Pd Stefania Pezzopane e il consigliere di Azione Antonio De Santis.

Il tentativo di Forza Italia di appropriarsi dell’eredità pannelliana non è nuovo, ma ha sempre una certa goffaggine. Sì, nel 1994 i radicali si allearono con Silvio Berlusconi: Pannella si candidò in un collegio uninominale romano contro Gianfranco Fini ma una pattuglia di radicali venne candidata nelle liste di Forza Italia in Lombardia e Veneto. L’idillio però durò pochissimo: la rottura tra Pannella e Berlusconi fu sancita già nel corso di quella legislatura, complici l’arrivo dei popolari di Buttiglione nella coalizione e la nomina di Emma Bonino a Commissario europeo, ruolo che Pannella aveva ambito per sé.

Da allora i rapporti sono stati altalenanti. I punti di contatto esistono – giustizia garantista, separazione delle carriere, certe posizioni liberiste – ma sono sempre stati minori rispetto alle distanze. Pannella era per la legalizzazione delle droghe (FI contraria), era laicissimo su aborto, eutanasia, diritti civili (FI quanto meno tiepida). Alle elezioni europee del 2024, il Partito Radicale – la parte guidata da Maurizio Turco, non i Radicali Italiani di Riccardo Magi ed Emma Bonino – ha sostenuto Forza Italia, con l’accordo celebrato da Antonio Tajani citando giustizia, carceri e politica estera. “Siamo forze liberali”, ha detto il vicepremier. “Come nel ’94”. Già: come nel ’94, quando durò sei mesi.

Forza Italia si sta posizionando come partito liberale e di centro, puntando su temi come la riforma della giustizia in senso garantista e la libertà economica, e in questo contesto intestarsi Pannella ha una sua logica politica. Ma Pannella era molto di più – e molto di diverso – di un garantista liberista. Era un rompiscatole sistematico, un uomo che metteva a disagio tutti, a destra e a sinistra. Avrebbe probabilmente firmato la petizione con un sorriso e poi avrebbe fatto uno sciopero della fame contro qualcosa che Forza Italia ha appena votato in Parlamento.
La targa, se mai arriverà, starà bene in via di Torre Argentina. Pannella la merita. Ma forse chi la vuole mettere farebbe bene a rileggere cosa c’è scritto nel suo curriculum, prima di rivendicarne l’eredità.

Via di Torre Argentina 76

Post correlati

Roma Capitale, la riforma che potrebbe cambiare tutto (se il Parlamento regge)

RR

Aspettando la primavera

Laura Crialesi

Parlando di jazz / Tra skyline e improvvisazione: il doppio affresco urbano di Michael Dease

Mimmo Stolfi

Perché l’attacco di Hamas, perché proprio ora e cosa spera di guadagnare

The Conversation

AK-47 – Kalashnikov, quando la fiction diventa arma (di propaganda)

Ettore Giuliani

Tsunami politico a Terracina

Mario Carocci

Lascia un commento