Scoprire un grande autore da vivo è possibile?
È vero: molti grandi scrittori italiani li abbiamo riconosciuti solo da morti. Ma succede anche altrove?
Sì. La gloria postuma è quasi una regola nella storia della letteratura. Prendi Kafka.
Quando qualcuno mi ha detto: “La Scighera mi ha ricordato Bianciardi” ero felice, ma ho fatto una cosa molto più seria, da vera maniaca letteraria.
Sono andata a cercarlo di nuovo. Tra mercatini dell’usato e polverosi scaffali, ho riesumato le edizioni Millelire, le fotocopie sbiadite, persino quella collana meravigliosa i “Bianciardini” che potete leggere e scaricare gratis qui. E in quell’atto di venerazione tardiva, ho avuto una rivelazione che mi ha gelata come la nebbia del mio romanzo: anche lui, come tanti altri, fu scoperto (per l’esattezza riscoperto, perché fecero pure un film e poteva essere definito un autore cult) solo dopo morto.
“Luciano Bianciardi è stato per anni un autore da collezionisti. Adesso che non può più difendersi, è diventato di moda“. Walter Mauro, critico letterario, Il Mattino, 1972.
E a quel punto, ammetto, la mia paranoia da scrittrice ha fatto un balzo quantico.
Sono un cult, non ho speranze.
Certo, mi hanno paragonata a un gran figo, di che mi lamento? Al massimo posso riflettere. Quanti altri ce ne sono, mi sono chiesta, di talenti immensi che hanno bussato alle porte sbarrate dell’editoria per ritrovarsi un applauso fragoroso solo quando non potevano più sentirlo? Goliarda Sapienza, che Stampa Alternativa pubblicava già quando nessuno la sceglieva e che oggi viene considerata una gigante, o la poetessa Antonia Pozzi (anche per la giovanissima età in cui ci lascia), o Guido Morselli, che con Dissipatio H.G., commentato da molti Bookinfluencer, è un vero fenomeno di riscoperta degli ultimi anni.
In Italia e nel mondo accade di continuo: se sei troppo avanti, prima ti ignorano, poi ti riscoprono, e infine ti usano come nome da sbandierare ai festival. È un ciclo affascinante, se non fosse che il protagonista non se la gode.
Insomma, parleremo di gente passata a miglior vita.
Autori che, a dirla brutalmente, quasi nessun editore inseguiva, quasi nessun critico capiva. Un pubblico minimo leggeva. Poi è successo che sono morti, e sono diventati classici.
Cinque (non così) brevi storie di gloria tardiva (e un barlume di speranza per noi vivi)
Ecco alcuni esempi che mi fanno venire i brividi – e a volte, lo confesso, una sana rabbia retroattiva che mi fa dire, “ma com’è possibile?”
- Giuseppe Tomasi di Lampedusa: Il Principe che non vide il suo RegnoIl Gattopardo fu rifiutato da due editori (tra cui Mondadori, ahimè). L’autore morì nel 1957, un anno prima che il romanzo, pubblicato da Feltrinelli grazie all’insistenza di Elena Croce e Giorgio Bassani, diventasse un caso editoriale planetario. Vinse il Premio Strega postumo nel 1959. Chissà se tra le nuvole siciliane, il Principe si sarà fatto una risata amara. O forse, semplicemente, se l’aspettava.
- Dino Campana: Il Poeta Maledetto che non sapeva di essere GenialeInternato in manicomio dal 1918 fino alla morte, i suoi Canti Orfici inizialmente passarono quasi inosservati, considerati “strambi” e poco convenzionali. Oggi sono un caposaldo della poesia novecentesca, studiati, citati, amati. All’epoca, lui era semplicemente “il pazzo di Marradi”, e i suoi versi, forse, troppo visionari per il suo tempo.
- Antonio Delfini: Il Discontinuo Genio EmilianoConsiderato troppo strano, troppo discontinuo, spesso incomprensibile. Antonio Delfini fu più celebrato da morto che da vivo. Il suo Ricordo della Basca, pubblicato postumo, è oggi un testo culto della letteratura italiana, un capolavoro di malinconia e ironia. All’epoca? Silenzio stampa, o quasi. Un altro brindisi a lui.
- Carlo Emilio Gadda: Il Pasticciaccio (che non capirono)Sì, pubblicò, ma fu capito a spizzichi, un po’ come un piatto troppo elaborato di cui si apprezzano solo alcuni ingredienti. Per molti era “il difficile”, il barocco, l’illeggibile. Dopo la morte, è diventato la bibbia degli scrittori complicati, citato, studiato, incensato, ma forse, in fondo, mai letto davvero con la profondità che meritava in vita. Il suo “pastrocchio” era semplicemente avanti anni luce.
- Giovanni Comisso: Il Libero Spirito Ante LitteramMolto letto tra gli anni 30 e 50, poi quasi dimenticato. Solo negli anni 2000 è stato riscoperto per la sua modernità e per l’originalità stilistica e tematica. Geniale, irregolare, queer ante litteram, Giovanni Comisso era un vulcano di storie, di viaggi, di passioni. La sua lingua spavalda e sensuale sembrava “fuori tempo”, troppo moderna, troppo diretta, troppo poco convenzionale per il suo secolo, finché non è arrivato il nostro tempo, che lo ha finalmente accolto e celebrato.
Scouting oggi: chi ti scopre davvero (se ti scopre)
Ma come si viene scoperti? Quali sono le ve? Inviare un manoscritto a una casa editrice oggi è spesso un salto nel vuoto. Molte non accettano proposte spontanee, o lo fanno solo in finestre limitate. Agenzie e CE ricevono centinaia di testi a settimana – come Marcovalerio, che ne conta fino a 500 – ma ne leggono pochissimi. Alcuni editori (Il Ciliegio, BFS) sospendono gli invii per anni; altri richiedono sinossi, estratti, o filtrano tramite concorsi, riviste e scuole.
I grandi (Mondadori, Giunti) accolgono solo tramite canali indiretti, mentre molti non rispondono affatto se il testo non colpisce subito. Tempi di attesa lunghi, scouting rarefatto, e un ecosistema dove la visibilità si gioca altrove: social, festival, segnalazioni informali. Mettiamoci pure che le redazioni sono ridotte all’osso e lo scouting non è prioritario. Le segnalazioni contano. Non è clientelismo, è riconoscimento umano, fatto da chi legge e scrive per lavoro.
E se l’editoria tradizionale resta una porta stretta, oggi emergono nuove vie per la “scoperta” in vita: il self-publishing e le piattaforme online di scrittura stanno lentamente ridefinendo il panorama, offrendo agli autori spazi inediti per raggiungere il pubblico e, chissà, trovare riconoscimento senza dover attendere l’applauso delle generazioni future.
A che club appartengo?
Dunque, se stai scrivendo e nessuno ti pubblica, se la tua cartella email è un cimitero di “non fa per noi”, o se il tuo manoscritto ha più rifiuti che pagine… beh, forse sei nel club più esclusivo che ci sia.
Forse non diventerai mai un caso editoriale. Forse lo diventerai, ma non adesso. Forse, come diceva il grande Giorgio Manganelli:
“Per avere successo in Italia bisogna morire giovane e lasciare un’opera postuma, possibilmente incomprensibile“.
O forse, più semplicemente, come spero io (e come, in fondo, speri anche tu), un giorno qualcuno leggerà il tuo libro, la tua storia, le tue parole, e non dirà “mi ricorda Tizio o Caio”, ma penserà: “Questa persona era qui, ora, e ha scritto questo. E per fortuna, l’ho letto in tempo”.
Che la scighera vi sia lieve, e la gloria, possibilmente, in vita ( e via con gli scongiuri!)

