Può una persona che non esiste essere ammirata, copiata, presa ad esempio? E può persino generare dei figli? Sì. Nell’era dell’intelligenza artificiale, può accadere anche questo.
C’era una volta, verso la metà degli anni Sessanta, nelle tranquille terre del Trevigiano, una ragazza di nome Silvana Zanrosso, una giovane dalle grandi doti canore e che, prendendo il nome d’arte di Vera Luna, tentò di scalare le vette dello show buisness. Le sue canzoni, però, troppo innovative e spregiudicate per l’epoca, finirono ben presto nel dimenticatoio, perlomeno fino a quando, quasi sessant’anni dopo, vennero riscoperte, cominciando a vivere una seconda giovinezza e divenendo virali sul web.
La conoscete già l’incredibile storia di Vera Luna e dei suoi provocatori e virtuosistici brani musicali d’antan, che fanno oggi milioni di ascolti e di visualizzazioni on line? Ne abbiamo parlato proprio qui, pochissimo tempo fa. Quello di Vera Luna, infatti, è un caso davvero interessante: ignorata per una dozzina di lustri e poi improvvisamente celebre e virale.
Peccato però che Vera Luna non esista, né sia mai esistita. La sua storia, le sue canzoni, la sua voce, in realtà, sono solo il frutto di un’illusione, di un gioco creativo, generato grazie all’uso dell’intelligenza artificiale e grazie all’intuizione di un collettivo di artisti anonimi, noti sul web col nome di “Cantoscena”.
Leggi il precedente post sul “caso” Vera Luna
Se la vicenda Vera Luna vi stupisce – e immagino che un certo stupore sia comune a molti di voi, soprattutto se poco avvezzi alle potenzialità dell’IA e alle dinamiche dei social – se non immaginavate che una cantante inesistente potesse diventare la voce più ascoltata del momento, il fatto ancor più stupefacente è che, nell’arco di pochi giorni e di pochissime settimane, Vera Luna si sia riprodotta e moltiplicata in modo esponenziale, generando centinaia di imitazioni, di seguaci, di figlie e di figli, legittimi e illegittimi, che a loro volta stanno divenendo virali e ammiratissimi sul web.
Hanno cominciato gli stessi Cantoscena – cioè i padri putativi di Vera Luna – che sulle loro pagine social ci hanno fatto conoscere diverse altre personalità, numerose ignote e bravissime “cantanti maledette” – tanto brave quanto inesistenti, poiché anch’esse frutto dell’intelligenza artificiale – che, a loro dire, nel corso dei decenni, furono bandite dalla censura e che oggi possono finalmente rivedere la luce e ottenere il successo che da sempre avrebbero meritato.
Ecco dunque la cristallina voce di Gina Gocci, che, nel 1979, col suo brano dance “Amore Nero”, se la censura dell’epoca non fosse intervenuta, avrebbe sicuramente spopolato più dei Bee Gees nelle discoteche di tutto il mondo.
E che dire di Paola Presti, amica del cuore proprio di Gina Gocci, che, negli stessi anni, con una splendida voce che ricorda quella di Marcella Bella, tentò di presentarsi al pubblico con un pezzo che avrebbe potuto far impallidire il ricordo della scandalosa “Pazza idea” di Patty Pravo? Peccato solo che il suo brano “Sogno una tripletta” non fu sostenuto da un adeguato lancio pubblicitario, non riuscendo così ad ottenere il successo che avrebbe meritato.
Gli anni Ottanta sono poi caratterizzati dall’estro di Rossella – pseudonimo di Rosalba Donfanti – autrice di brani in perfetto stile eurodance: ritmo incalzante, sintetizzatori, melodie orecchiabili e un ritornello travolgente, come avviene nel brano “Il sapore del tuo seme”, di certo la sua hit musicalmente più riuscita. Rossella, però, fu anch’essa boicottata dalla censura e, dopo la breve e sfortunata carriera musicale, si ritirò a vita privata nel viterbese, sua terra d’origine.
Ovviamente né Rossella, né Paola Presti e men che mai la sua “amica del cuore” Gina Gocci, sono mai esistite davvero. Cantoscena, visto il successo di Vera luna, ha infatti deciso di ripetere e moltiplicare il gioco, introducendo nuovi personaggi, tutti femminili, con le loro ugole d’oro e le loro storie toccanti.
Oltre a quelle già citate, ci sono anche le inesistenti e meravigliose voci di Consuelo, autrice di “Ti farò una spagnola” e c’è la scabrosissima storia di Irene del Fiore, inesistente cantante anni Sessanta, dalla musicalità vibrante e modulata, che col suo pezzo “La cappella del mio cuore”, ci presenta una vicenda che fa impallidire il ricordo della manzoniana Monaca di Monza.
Fin qui, comunque, nulla di strano. Se negli anni Settanta erano stati gli Skiantos e gli Squallor a creare un genere musicale fatto di canzoni ironiche, provocatorie, dai testi spesso esplicitamente erotici e negli anni Novanta ci avevano pensato gli Elio e le Storie Tese, oggi Cantoscena, in un certo senso, sta aggiornando ai tempi e alle nuove tecnologie, grazie all’utilizzo dell’IA, un vecchio meccanismo già bene oliato: creare brani musicali godibili, ironici, provocatori e di sicuro successo. Con l’aggiunta delle false biografie delle inesistenti artiste, che creano un ulteriore motivo di interesse verso i loro brani.
Quello che però fino a oggi non era mai avvenuto, è che il successo di un gruppo musicale dal sapore goliardico, come furono Skiantos, Squallor ed Elii, generasse schiere di seguaci e lo facesse in tempi ultrarapidi, cioè nel giro di pochissime settimane dalla loro prima comparsa sulla scena, come invece sta avvenendo ora ai Cantoscena.
D’altronde è proprio l’utilizzo dell’intelligenza artificiale a permettere, oltre alla creazione dal nulla di meravigliose e inesistenti voci femminili, anche tempi rapidissimi di creazione ed esecuzione. Ecco quindi che, on line, negli ultimi giorni, è apparso un florilegio di falsi brani erotici, provenienti da decine di cantanti virtuali, tutte operose – anche se, all’epoca, senza ottenere alcun successo – tra gli anni Sessanta e gli Ottanta del secolo scorso.
Ecco dunque apparire anche una mirabolante etichetta musicale dal nome di “MalaVox Records”, che ripubblica vecchi brani dell’epoca, brani come “Alti e bassi” della deliziosa Eva Sinclair, o come “Deflorami tutta” di Ornella Viola, o ancora come “Te la faccio solo annusare” di Mafalda Macozzi, nota ai più con il nome d’arte di Mimì Lumé.
Inutile dire che MalaVox Records cela un altro collettivo di artisti dall’animo goliardico e provocatorio, proprio come Cantoscena, e che nessuna Eva Sinclair, nessuna Mimì Lumé e nessuna Ornella Viola hanno inciso brani negli anni Sessantao in quelli successivi, non essendo nessuna di loro mai esistita.
Il caso MalaVox Records non è l’unico. Un’altra mirabolante e sinora ignota etichetta musicale – nel suo caso specializzata soprattutto su brani pop anni Ottanta – è la “AI Label Italia”, che presenta in catalogo di artiste come Caterina, interprete di brani immortali, fra cui vanno soprattutto ricordati “Calippo” e “Io ingoio, tu no”, o come Samantha, coi suoi orecchiabilissimi “Chupa Chups”, “Riempimi la bocca” e “Lato B”.
AI Label Italia, negli anni Sessanta, fu anche l’etichetta di un’artista che, fin dal nome, s’ispirò fortemente a Vera Luna. Sto parlando di Luna Sole, nata nel 1952 a Crotone e trasferitasi giovanissima a Roma, interprete di brani come “Flauto”, o come l’indimenticabile “Squarciami la f…”, una canzone scritta nel 1971 e che vanta un testo ricco di poetiche rime, fra le quali: “Squarciami la f… leccami la diga, fra i tuoi sospiri la notte si briga”.
A sorpresa – ma non più di tanto, visto che internet non si ferma certo davanti ai confini nazionali – il successo di Vera Luna sta facendo proseliti anche al di fuori della nostra penisola. Alle italiche false etichette “MalaVox Records”, “AI Label Italia”, oltre alla casa madre “Cantoscena”, rispondono anche nei paesi di lingua ispanica, da dove proviene la storia di Claudia De Santis, “la diva prohibida de la canzone italiana”, interprete di brani come “Burdel París”, “Banquete prohibido” e “Sbattimi contro il comò”, che, nella sua versione in castigliano, dal titolo “Empótrame contra el Taquillón”, presenta anche un videoclip d’epoca, restaurato in HD e messo on line pochi giorni fa.
Dalla Spagna arriva anche la “Fonoteca Prohibida”, etichetta specializzata in brani della tradizione iberica e latinoamericana, come “Mi vulva empapada” di Pepa Nochote, o l’emozionante tango “El orto garchado” di Eva Ginna Bertolano, o “Burbujeo vaginal” della messicana Lupe Netrada, o ancora “Lluvia de esperma” di Luz Vergada e “Mi semental” di Conchita Biscoza.
La comparsa di etichette ispaniche, ha fatto fiutare alle nostrane “MalaVox Records”, “AI Label Italia” e “Cantoscena”, l’opportunità di poter anch’esse tentare il successo in Spagna e in America Latina. Ecco allora che MalaVox Records lancia un brano come “Solo tu lo haces asi”, mentre Cantoscena tira fuori dal suo cilindro la versione ispanica di “Amore Nero”, cantata da una certa Esmeralda Lolas, oltre all’inevitabile “Abreme el cu*o”, la cui interprete in spagnolo non è però Vera Luna, bensì quella Luz Vergada già incontrata nel catalogo di “Fonoteca Prohibida”.
È proprio quest’ultimo dettaglio a far nascere un forte sospetto: e se, dietro questo florilegio di emuli del collettivo artistico Cantoscena, col suo immaginario personaggio di Vera Luna, dietro questo sovraccarico di canzoni erotiche realizzate dall’IA, non ci fossero schiere di imitatori nazionali e internazionali, bensì sia tutto un gioco di specchi realizzato da Cantoscena stessa e dai suoi software d’intelligenza artificiale?
Al momento non è possibile avere una risposta, dato il forte riserbo che mantiene, a tutt’oggi, completamente anonimi sia gli artisti che si celano dietro al nome collettivo Cantoscena, sia quelli che si celano dietro le altre presunte etichette musicali d’antan. Certo la vicenda è assai bizzarra e intrigante e, nella speranza che prima o poi il mistero venga svelato, merita di essere seguita anche in futuro. Cosa che sicuramente faremo non appena ci saranno delle ulteriori novità. Dunque: a presto, spero, per la prossima possibile puntata di questa inattesa saga virtuale.
