23 Gennaio 2026

Gualtieri, i mal di pancia degli elettori “di sinistra” e i problemi di Roma

Una riflessione personale e politica sulla città, il sindaco Gualtieri, i limiti della sinistra e le occasioni mancate. Perché il dissenso può essere costruttivo solo se parte dalla realtà e da ciò che unisce.

 

Pochi giorni fa è uscito il Governance Poll, cioè la classifica città per città basata sulle percentuali di gradimento dei sindaci in carica da parte dei cittadini, che il Sole 24 Ore pubblica ormai da diversi anni. Immagino che il sindaco Roberto Gualtieri ci sia rimasto male, a vedere i risultati: perché è all’89esimo posto, su 97 primi cittadini. 

Ma come – avranno pensato il sindaco e il suo staff  – dopo quattro anni di lavoro per far diventare Roma una città normale, grazie anche all’occasione, e ai fondi, del Giubileo; a chiudere buche, inaugurare cantieri, a cercare di mettere una pezza alla questione cronica della monnezza; a portare iniziative culturali, un po’ di verde, qui e lì, e tutte le altre cose che abbiamo fatto, solo 89esimo?

In questi anni Gualtieri è diventato una vera star su Tik Tok. Un sindaco-meme, lui con il casco antinfortunio e il gilet giallo, in giro tra i cantieri della città, placido e sereno come chi è avvezzo alle telecamere, impegnato a raccontare cosa si sta facendo, cosa succede in quel momento, perché si tratta di un fatto importante. Un ottimista (L’ottimismo è il profumo della vita, ci assicurava Tonino Guerra in una fortunata pubblicità tv), un meme di successo.
Eppure, in quella classifica dei sindaci questo prof di storia prestato alla politica e all’economia (è stato anche ministro dell’economia a Roma, oltre che presidente della commissione del Parlamento europeo per i problemi economici e monetari) è 89esimo, con un consenso del 47%. Perché Tik Tok conta di sicuro, nell’immaginario, ma ancora non sembra scalfire più di tanto la politica italiana, con le sue dinamiche.
Certo, Gualtieri ha guadagnato 2 punti percentuali in più rispetto allo stesso sondaggio dello scorso anno, ma rivendicarlo, come ha fatto il Pd, sembra un po’ un modo di ariconsolasse con l’ajetto, come si dice a Roma: perché altri sindaci in Italia hanno guadagnato più punti di lui. 

Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri con il suo omologo di Odessa, Gennadiy Trukhanov. Foto pubblicata dal sito del Comune di Roma

 

Gualtieri è 89esimo col 47% dei consensi, ma: nel 2021, al primo turno delle elezioni per lo scranno più alto del Campidoglio, il placido Gualtieri si era fermato al 27%. Cioè, aveva preso 3 punti percentuali in meno rispetto al candidato del centrodestra, Enrico Michetti. Che era un signor nessuno per la maggior parte dei romani (e che è tornato a esserlo dopo le elezioni). Al secondo turno, però (quando votò quasi il 41% dei romani, una percentuale bassissima), il placido Gualtieri fece il pieno di voti, arrivò al 60%. Prese i voti suoi, cioè quelli del centrosinistra, più parecchi voti di Carlo Calenda e diversi voti di Virginia Raggi. 

Cosa voglio dire? Che il sondaggio del Sole 24 Ore registra sicuramente un sentimento di scoramento e disaffezione dei romani. Che però non ha un gran significato, dal punto di vista elettorale. Perché poi, alle elezioni prossime, quelle della primavera 2027, bisogna vedere quali saranno i candidati e le forze in campo. E poi, alle elezioni conta chi vota, anche se è triste dirlo, perché una scarsa affluenza al voto non fa bene alla democrazia. Infine, votare non significa per forza scegliere il migliore: può anche voler dire scegliere il meno peggio

E poi, la questione non riguarda soltanto Roma, ma anche il Lazio. Perché il centrodestra spara a palle incatenate sul sindaco, ma dimentica di dire che per il presidente del Lazio, Francesco Rocca, il sondaggio del Sole 24 Ore è andato anche peggio: è l’ultimo, nella classifica delle regioni.

 

I mal di pancia di sinistra

Se confrontiamo l’era Gualtieri con gli ultimi 15-20 anni di Campidoglio, probabilmente la performance dell’attuale sindaco fa la sua figura. Siamo passati attraverso la crisi finanziaria del 2008 e l’elezione di Gianni Alemanno (seguita alla “fuga” di Walter Veltroni e al tentato ritorno di Francesco Rutelli). Poi c’è stato il turbolento periodo della Giunta di Ignazio Marino, finito con la lotta interna al Pd. Poi è arrivata Virginia Raggi (contro cui era candidata, non dimentichiamolo, anche una certa Giorgia Meloni). Sono stati anni di “rivolta” nelle urne, soprattutto dentro il centrosinistra: perché gli elettori di centrosinistra hanno boicottato le urne (Alemanno) oppure hanno scelto un outsider (Marino) o hanno sostenuto in parte un altro candidato (Raggi). Con Gualtieri invece c’è stato un ritorno alla “normalità”: il candidato ufficiale del centrosinistra è stato il punto di riferimento degli elettori.

Ignazio Marino nel giugno 2015, quand’era sindaco di Roma, con l’x presidente messicano Enrique Peña Nieto

 

Oggi Roma sta vivendo una fase di miglioramento infrastrutturale (trasporti, verde, servizi culturali) con lavori pubblici importanti e una percezione popolare leggermente più positiva rispetto al 2021. È abbastanza per cantare vittoria? No. Restano forti criticità, per dirla in politichese: il caro affitti, la pulizia urbana, la vivibilità per i giovani, la qualità del lavoro, etc peggiorano o restano stagnanti. Le disuguaglianze sociali mettono a rischio o frenano il consolidamento dei progressi fatti. Non possiamo parlare di un benessere duraturo e distribuito (non solo a Roma, certo: ma a Roma di sicuro).

Mi capita spesso, sui social, nella mia bolla (di centrosinistra-sinistra-ambientalista, per essere chiari) di imbattermi in persone, amici, conoscenti che ce l’hanno con Gualtieri, che annunciano di non volerlo votare di nuovo, che si dichiarano delusi. È una sindrome abbastanza tipica, una vocazione: 5 minuti dopo il voto, un certo elettore di sinistra-centrosinistra è immediatamente deluso. Soprattutto, perché considera ogni decisione con cui non è d’accordo un tradimento. Non, magari, il frutto di una mediazione.

Personalmente, non condivido la scelta di voler costruire un termovalorizzatore (ammesso che si costruisce davvero, peraltro: siamo a Roma e ogni dubbio è lecito), perché penso che non risolva il problema strutturale della raccolta differenziata dei rifiuti (che non è affatto irrisolvibile). E non mi piace l’idea di costruire il futuro di questa città sul turismo, i grandi eventi e poco altro. Credo sia una scelta economica e sociale miope, e che vada superata la logica emergenziale, da Giubileo (che pure tante cose ha permesso di fare, chiaramente). Non mi piace l’idea di città magna-e-bevi, ma anche lì, la colpa non è strettamente di questo sindaco o di quello prima. La questione è che al commercio elettronico e alle piattaforme online rischiano di sopravvivere poche cose, e la convivialità è una di queste (per fortuna). Ma convivialità significa anche mangiare e bere insieme, fuori casa, e tutto questo alimenta il commercio, e il commercio di questo tipo, senza regole o quasi (le uniche proteste oggi riguardano il rumore e l’occupazione dei posti auto da parte dei dehors…), finisce per dirottare la vocazione di interi quartieri. Ci sarebbe l’idea della Città dei 15 minuti, che però a Roma è diventata un tema da barzelletta o da slogan, senza che nessuno si sia messo un po’ seriamente a studiare la questione.

Questo significa che non voterò per la coalizione guidata da Gualtieri? Niente affatto, a meno che non spunti in due anni un’altra coalizione con reali, credibili, prospettive di vincere le elezioni su un chiaro programma di inclusione e welfare sociale, di transizione ecologica. 
Spunterà, questa coalizione? Ho parecchi dubbi, per usare un eufemismo. Perché non sta accadendo nulla del genere. Non c’è alcun tentativo di costruire una larga piattaforma politica alternativa capace di fare una proposta migliore di quella del centrosinistra. Ci sono proteste, ci sono critiche, questo sì. Ci sono certamente idee. Ma c’è soprattutto la tendenza a frammentarsi. O a lanciare qualche proposta 5 minuti prima del voto.

In questi anni, direi che la capacità massima a cui può aspirare una parte della sinistra romana (che ha cercato per un po’ sponda nel M5s, al cui interno c’è un panorama variopinto) è quella di far fallire le feste altrui, per dirla con La Grande Bellezza. Col risultato cioè di far vincere il centrodestra, che non ha alcun progetto migliore di quello attuale (anzi). Ma per farlo, per far vincere il centrodestra, intendo, credo serva impegnarsi non poco: perché Gualtieri, nonostante i sondaggi del Sole 24 Ore, arriverà più forte alle urne.

Ci sono alternative (non tanto al placido Gualtieri, ma alle politiche che non mi/ci piacciono)? Certo che sì. Però vanno discusse accettando, quando occorre, le mediazioni. Altrimenti, meglio restare a commentare sui social.
Insomma, la questione non è: votate Gualtieri perché sennò arrivano i fascisti, oppure votate Gualtieri perché è il meglio che c’è (o forse il meno peggio). No. Quello che voglio dire, invece, è che bisogna dialogare con con questo sindaco, questa giunta, questa maggioranza composita, delle cose che non vanno, ma sulla base delle tante (tante) cose che uniscono, provando a spostare più in là l’asticella. Anche perché Roma non finisce in una consiliatura.

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