Perché meglio una pomiciata vera che una relazione finta.

Festa di paese, momento fuochi di artificio, due tipi, sui cinquanta si baciano.
Pare poco, un atto naturale, invece.
Nessuno guardava il cielo, nessuno guardava i fuochi. Tutti fissavano quei due, incollati come se il mondo fosse una parentesi da riempire.
Un bacio timido, oltretutto. Però ci ignoravano. In pratica niente più esisteva.
E io penso, scuotendo la testa.
“Alla fine, quello che conta davvero è saper baciare bene.”
Lo dicono le persone.
C’è chi giura che un bacio fatto come si deve valga più di un weekend a Parigi.
“Perché se uno non sa baciare – dice Barbara – puoi pure spegnere la luce e chiudere il libro. Fine capitolo.”
Ride.
Io ci penso: forse a vent’anni il bacio era solo l’anticamera di qualcos’altro. Un passaggio obbligato. Dopo i trenta, i quaranta etc. invece, torna ad avere la sua centralità.
È come la prova del nove: se non ti accende, se non ti stordisce, se non ti fa venire voglia di ricominciare subito, che senso ha il resto?
Ribatte Silvia, “altro che relazioni zoppe e compromessi. Limonare come ragazzini secondo me crea una coppia felice.”
Da applausi.
E intanto mi accorgo che dietro quella leggerezza c’è una verità: dopo i trenta non abbiamo più tempo da perdere.
Il bacio è un indicatore: o ci sei dentro, o sei fuori.
Non è solo attrazione fisica, è ritmo, intesa, voglia di stare. È la cartina tornasole che ti dice se vale la pena rischiare, buttarsi, innamorarsi di nuovo.
Come se fossimo di nuovo ragazzi.
Il bacio è un atto politico perché dice chi sei, cosa vuoi e a chi dai potere di entrare nel tuo mondo. Limoni e pomiciate: non sono solo romanticismo, sono scelte, ribellioni, dichiarazioni. Baciar qualcuno significa sfidare regole non scritte, convenzioni, stereotipi. È il modo più veloce per dire io scelgo te, senza bisogno di contratti o spiegazioni. E dopo i trenta, fidati: ogni bacio è una piccola rivoluzione.
Lo dicono pure le ricerche: baciarsi fa bene al cuore (letteralmente, abbassa la pressione e riduce lo stress grazie all’ossitocina). Fa bene all’umore, perché libera endorfine, e persino al sistema immunitario.
Potremmo scrivere la biografia della nostra vita attraverso i baci. Anche quelli che non abbiamo dato, perché mancava intesa, occasione.
Perché un bacio è un racconto, tu sai che ne parlerai, alle amiche. A te stessa. Se è giusto diventerà un ricordo.
Per fortuna, dopo baciatori negati, a frullatore, ad aspirapolvere, ogni tanto arriva lui: il bacio che ferma il tempo. Quello che ha il ritmo giusto, la pausa giusta, e ti fa dimenticare anche dove hai parcheggiato.
Per questo vedere due attempati che si baciano con passione in piazza, sotto i fuochi d’artificio, cattura gli sguardi, come un evento raro e magnetico. A cinquant’anni il bacio perfetto non è più acrobatico, è lento e consapevole: la prova più semplice e potente che esista — sono vivo, e tu pure.
Ricordo che ero ragazzina, e una volta un’amica di mia madre – con la sigaretta in mano e l’aria di chi la sapeva lunga – disse:
“Ragazze, potete trovare un uomo bello, ricco, pure intelligente. Ma se non bacia bene, è tutto tempo perso.”
All’epoca mi sembrò una frase da film. Oggi no.
Bisognerebbe dichiararlo più spesso, che è importante. Farne bandiera. punto da cui partire. Dichiararlo.
Insomma, se non sai baciare, non disturbare.
