6.5 C
Roma
18 Febbraio 2026

Il furto di BLU a Ostiense

Ci hanno rubato BLU! Non tutti ma molti sanno che l’Ostiense, ex porto, ex zona industriale, ex mercato generale, è un posto dove oggi si balla, si studia, dove c’è la Terza Università, si mangia, si girano film e si fanno molte altre cose.
Un luogo strano, in cui l’archeologia industriale del gazometro segna il confine insieme alla Piramede Cestia. Insomma una delle più belle frittate di Roma, come avrebbe detto Pier Paolo Pasolini, il poeta che sussurrava ai ragazzetti e che sapeva pur non avendo le prove. Grande intellettuale e forse tra i volti più rappresentati dai muralisti romani.
Il punto è che quell’opera immensa non c’è più: era forse tra le più belle di BLU, riconosciuto come uno dei primi 10 street artist al mondo. Ci ha messo due anni, a relizzarla ed era uno dei simboli del quartiere e dei murale a Roma. Se cercate su Google ora in quel modo un po’ cretino e ingenuo che hanno gli algoritmi e i modelli linguistici, la situazione viene riassunta in poche ma inequivocabili parole: “Palazzo artista Blu chiuso definitivamente”.

Ora, si dà il caso che la cosa sia stata fatta con metodo. L’ex caserma occupata, e proprio per questo protetta da BLU con i suoi colori, è stata ristrutturate e trasformata in edificio a uso abitativo, un palazzo di alloggi popolari, in una delle zone più cool di Roma. BLU ha dato il suo consenso alla cancellazione dell’opera, spiegando che la ragion d’essere del suo lavoro era venuta a mancare, oppure si era realizzata: dipende dai punti di vista.
Poi certo che se alla fine tra super bonus e bonus facciate l’arte si fosse dovuta piegare bisognerebbe prendere atto che l’edilizia è ancora più forte dell’arte.

È pur vero che la street art ha tra le sue caratteristiche proprio quella di essere effimera, e che la sua riproducibilità con i media e i social ne garantisce invece una conservazione e moltiplicazione digitale, ma BLU a Ostiense era qualcosa di monumentale, non replicabile sul monitor di un telefono; se non ricordo male, qualcuno la chiamò anche la Cappella Sistina della street art romana.
Erano circa 2000 metri quadrati di murales! Sostanzialmente grandi e piccoli volti di tutte le etnie composti da elementi vegetali e un gigantesco veliero-edificio che navigava via. Migliaia di dettagli un lavoro incredibile. Forse la cosa migliore mai fatta su un muro romano da uno street artist.

La critica, gli appassionati e gli artisti si sono divisi: alcuni credono che sia giusto così, del resto lo dice anche BLU. Altri sono piuttosto incazzati e si sentono derubati di un pezzo di città. Del resto le opere d’arte smettono di appartenere agli artisti nel momento in cui le consegnano ai loro committenti e tutti noi ci consideravamo i proprietari di quell’opera e ora ci sentiamo derubati.
Alle opere può portare una gran fortuna essere oggetto di furto: si pensi alla Gioconda rubata da un italiano al Louvre a fine ‘800 che deve anche a questo la sua celebrità. Chissà che BLU non rimetta mano su quei muri e…

 

Post correlati

Il Gazometro di corsa

Mauro Monti

Oggi comincia “Più libri più liberi” e io sono già in crisi (per l’outfit)

Davide Baraldini

Garbatella Images, obiettivo sui Lotti

RR

Fine corsa per l’Enterprise dello spazio romano. Chiude il TrovaRoma

Andrea Natella

Il criticone / “Weapons” di Zach Cregger

Francesco Alò

Roma 2023

Marino Galdiero

Lascia un commento