Dagli scarti del lockdown alla perfezione di Fibonacci: la personale di Silvia Faieta alla Galleria291Est trasforma l’imperfezione in un’armonia scultorea tra matematica e misticismo.

Il titolo completo di questa personale alla Galleria291Est è “1.1.2.3.5.8.13 – Al di là del difetto”, serie di opere scaturite dalla necessità di lavorare in una condizione di isolamento e precarietà, tra fornitori e negozi obbligatoriamente chiusi. “Abituata a una metodologia fondata sulla purezza del manufatto e sulla precisione formale – si legge nelle note della curatrice, Vania Caruso –l’artista sovverte la propria consuetudine tecnica e concettuale, assumendo l’imperfezione come principio generativo. Questo slittamento si configura al contempo come processo di trasformazione interiore e come rieducazione dello sguardo, in cui il limite diventa condizione di possibilità e il difetto matrice di nuove forme”.
La mostra si sviluppa quindi secondo la sequenza di Fibonacci: un principio in grado di regolare tanto i processi di crescita naturale quanto l’equilibrio tra ordine e caos, trasformando l’imperfezione in un potenziale generativo inedito.

Leonardo Fibonacci, nel lontano 1202, stabilì infatti una sequenza di numeri interi in cui ciascun numero è la somma dei due precedenti, partendo da 0 e 1; la sequenza è conosciuta in riferimento alla “sezione aurea” ma è presente anche nei petali dei fiori o nelle spirali delle pigne.
Tra matematica e ingegneria, l’artista riconosce nel numero un simbolo rivelatore, in quanto ogni cifra reca con sé una vibrazione specifica, una qualità energetica che si traduce in forma, ridefinendo il concetto di “difetto” come principio di discontinuità generativa. Le dodici sculture in mostra (dodici ambienti ideali, progettati in serie e identificati come “luoghi” in progressione) esprimono i valori numerologici che le strutturano, quasi microcosmi impostati sulla geometria, la visione artistica e la sublimazione metafisica. L’utilizzo esclusivo del bianco e nero si configura qui come “principio di ricomposizione degli opposti”: le dodici poesie originali e la sonorizzazione di Stefano Bertoli contribuiscono a rendere particolarmente efficace un ambiente multisensoriale. Abbiamo quindi posto alcune domande all’Autrice.
Silvia Faieta si racconta: gli inizi, le scelte, la crescita.
Lo stile in bianco e nero: perché? Che evoluzione ha vissuto negli anni?
“Le mie opere sono state concepite e realizzate in bianco e nero sin dagli inizi della mia attività. È una scelta sia emotiva perché questo dualismo mi appartiene, sia razionale per via del suo significato simbolico.

Il bicromatismo bianco/nero che caratterizza tutte le mie opere, rappresenta una volontà di ricostruire armonia ed equilibrio attraverso la ricongiunzione degli opposti.
Questa scelta ha caratterizzato in prima battuta i miei lavori grafici (penna biro o china su carta) e successivamente tutta la produzione scultorea”.
Che significato ha “Al di là del difetto”, titolo della personale aperta fino al 28 febbraio?
“Questo progetto nasce, in origine, durante il periodo di lockdown. L’impossibilità di acquistare materiali per nuove creazioni, ha reso necessaria la scelta di riutilizzare pezzi fallati, scarti che presentavano danni o difetti di produzione, che normalmente non sarebbero mai stati impiegati. Questa particolare condizione ha dato vita a una riflessione su ciò che consideriamo “non utilizzabile”, “diverso”, “imperfetto”.
Il titolo completo della mostra è, infatti, “1.1.2.3.5.8.13 – Al di là del difetto”, mettendo in risalto, tramite la serie di Fibonacci, che esiste una perfezione intrinseca nelle cose, un’armonia che esiste in natura a prescindere dalle imperfezioni.
Le opere nate da un ostacolo materiale diventano così metafora di ciò che può nascere in mezzo alle difficoltà sia materiali sia spirituali”.
Qualche cenno su progetti futuri?
“Ho in programma alcune collettive e sto valutando diverse proposte per una prossima personale. Il sogno nel cassetto, invece, che vorrei realizzare, è quello di portare a dimensione umana le mie sculture, in modo da potenziare l’effetto immersivo dell’opera.
Uno dei progetti più entusiasmanti, inoltre, è il ritorno all’attività artistica con il collettivo Loverista, fondato qualche anno fa insieme a dei cari amici. Non vediamo l’ora di tornare in mostra tutti insieme!”

Il rapporto tra arte e matematica?
“Il legame con la matematica, con i numeri e con il loro significato, è quasi scontato, vista la mia formazione prettamente scientifica. I numeri hanno sempre fatto parte della mia vita e sono un mondo che mi ha sempre affascinato, al punto tale da spingermi ad approfondire la loro storia e il loro significato al di là del loro ruolo tradizionale. Potrei dire che il mio linguaggio artistico è nato da una crasi tra scienza e simbologia esoterica. Al giorno d’oggi suona quasi blasfemo, sebbene in origine questi due mondi non fossero affatto lontani ma intrinsecamente legati, basti pensare agli studi di Pitagora e dei pitagorici”.
Una particolare valenza simbolica del bianco e del nero, quindi, usati per enunciare una possibile riconciliazione degli opposti in risposta al caos esterno.
“1.1.2.3.5.8.13 – Al di là del difetto”, Galleria291Est, via dello Scalo di San Lorenzo, prorogato al 28 marzo.
