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9 Maggio 2026

Il luciferino Pannella non era di sinistra ma liberale, libertario, libertino e liberista

Ancora sulla vicenda della targa da intitolare al leader radicale, morto 10 anni fa. Il Consiglio comunale romano ha bocciato, per l’astensione del PD, la proposta avanzata dalla capogruppo di Forza Italia Rachele Mussolini. Lorenzo Pirrotta interviene su quello che ritiene un equivoco: Pannella non fu mai di sinistra.

Marco Pannella nel 2015, fotografato da Giulio Gigante (licenza creative commons)

 

In questi giorni, complice l’articolo uscito su Roma Report, ho avuto modo di scambiare qualche idea sulla proposta di Forza Italia di apporre una targa in memoria di Marco (a dire il vero Giacinto) Pannella in Piazza di Torre Argentina o in Via di Torre Argentina, dove aveva sede il suo Partito Radicale…

La questione posta sarebbe: Pannella era di sinistra, che c’entra FI e tanto più una consigliera comunale che di cognome fa Mussolini? Insomma, l’accusa – anche se non esplicitata – sarebbe quella di una sorta di appropriazione culturale. Tant’è che la sinistra più chic e “albagica” oggi su Repubblica, nella rubrica delle lettere, si produce in un elegante e nostalgico scambio tra Francesco Merlo e Mirella Parachini (che fu la compagna di Pannella), che sembra chiudere la questione chiedendo una targa in Piazza Navona, luogo simbolo di molte manifestazioni e battaglie dei radicali, a partire da quella per la vittoria sul referendum sul divorzio.
Meglio tardi che mai, ché la sinistra di Repubblica – giova ricordare che Scalfari fondò sì Repubblica ma anche il Partito Radicale insieme a Pannella – forse avrebbe potuto proporla prima una cosa simile.  

Dal punto di vista burocratico-politico, ad affondare l’idea è stato invece il voto in consiglio comunale, nel quale la proposta di Rachele Mussolini non è passata anche grazie all’astensione del PD. Quindi niente targa per il momento; forse un’altra, invece, ci sarà in futuro a Piazza Navona.

Avendo il PD largamente la maggioranza nell’Aula Giulio Cesare, c’è poco da discutere. La cosa che mi interessa raccontare, invece, è come la storia di Marco Giacinto Pannella non sia quella di un uomo della sinistra italiana (o almeno non di quella degli eredi del PCI) e di come, invece, ci sia stato un rapporto di dialogo profondo con la destra italiana.

Marco Pannella veniva dal Partito Liberale, non dai giovani pionieri del PCI o dalla FGCI. Molte delle sue battaglie furono condivise negli anni Sessanta e Settanta, dopo non poche resistenze, anche dal PCI, ma questo non fece mai di lui un uomo di quella sinistra. Il rapporto con i socialisti fu invece più intenso, fatto di grandi amicizie e di battaglie cominciate e finite insieme sui diritti civili e sulla “giustizia giusta”.

Craxi gli chiese, durante Tangentopoli, di prendere la guida del PSI, ma Pannella – che a dire il vero aveva la doppia tessera, quindi anche quella socialista – piuttosto spaventato, rifiutò gridando che questo avrebbe massacrato lui e il Partito Radicale. Chissà cosa sarebbe successo; comunque è solo un passaggio. Pannella aveva un grande fiuto politico: intercettava e creava linguaggi e idee nuove, ma era terrorizzato dalla responsabilità del potere, una cosa che a un certo punto ai leader viene chiesta. Ha anche formato una quantità di personale politico impressionante; alcuni sono finiti a sinistra, altri a destra. Solo per fare i primi nomi che mi vengono in mente: Emma Bonino, Francesco Rutelli, Daniele Capezzone, Marco Taradash, Giovanni Negri.

Pannella era trasversale, secondo i più cattivi “ambiguo e luciferino”, ma in realtà parlava con tutti, anche a destra. Uno dei momenti più memorabili di questo rapporto è la sua partecipazione al congresso del MSI nel 1982, un atto scandaloso e riprovevole per la sinistra di allora: basti considerare che mai nessun leader del cosiddetto “arco costituzionale” aveva partecipato a un congresso della Fiamma. Pannella ci andò e gliene disse di tutti i colori; loro lo ascoltarono e lo applaudirono, dando una prova di tolleranza notevole, dato che eravamo appena usciti dagli anni Settanta. Tutto sommato, una bella pagina sia per i missini che per Pannella.

Il rapporto con il vero dominus del centrodestra della Seconda Repubblica non fu meno intenso e complicato. Berlusconi non solo fu suo amico, ma candidò nel 1994 una piccola pattuglia di radicali nella neonata Forza Italia, tra i quali Marco Taradash ed Emma Bonino, che poi Berlusconi nominò Commissaria Europea. In seguito, le battaglie garantiste e molte altre vicende lo avvicinarono e allontanarono dal Cavaliere; alcune alleanze elettorali sfumarono un momento prima di nascere. Comunque nel 2016, poco prima della sua morte, Berlusconi lo andò a trovare in quella piccola casa in via della Panetteria, al centro di Roma. Con lui c’erano anche Gianni Letta e Antonio Tajani per quello che appariva, e poi fu, un ultimo addio.

Pannella era un liberale, liberista, libertario e libertino: una serie di caratteristiche che forse lo accomunano più al Cavaliere che alla sinistra erede di Berlinguer.

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