18 Gennaio 2026

Il Neomanierismo Africano: a Roma la nuova frontiera dell’arte continentale

Apre il 13 dicembre la mostra New Vision from Old Master – Il Neomanierismo Africano”, ospitata dalla Black Liquid Art Gallery (Via Piemonte 69) e curata da Antonella Pisilli. Fino al 31 gennaio 2026, dal mercoledì al sabato (12–19), una selezione di opere realizzate da alcuni tra i più interessanti protagonisti dell’arte africana contemporanea: Chéri Samba, Aboudia, John Madu, Cristiano Mangovo, Islimael Armarh, Olamilekan Abatan, Amani Bodo, Mfundo Mthiyane, Joseph Chiemerie, e Henry James, Liby Lougue, e Roberto Pare.

 

L’idea dichiarata della mostra è stimolare un dialogo con la tradizione: gli “antichi maestri” non come guide da venerare, ma come interlocutori — da attraversare, reinterpretare, trasformare. Le opere esposte — a tratti ironiche, liriche, tecnicamente raffinate o volutamente disarmoniche — fanno emergere un linguaggio inedito: un “neomanierismo” che mescola memoria, citazione, reinvenzione formale.

La mostra nasce con l’intento di fare dialogare passato e presente non come stagioni successive, ma come forze capaci di interpellarsi vicendevolmente. L’idea di “neomanierismo africano” – evocata nel titolo – suggerisce una pratica che non si limita a copiare modelli tradizionali, ma li attraversa, li trasforma, li reinventa. Questa prospettiva appare particolarmente importante in un momento in cui l’arte africana contemporanea conquista spazi internazionali sempre più visibili, rompendo vecchi stereotipi. Iniziative come questa permettono a un pubblico generalista – anche in Europa, anche a Roma – di conoscere un mondo artistico spesso poco frequentato, ricco di storie, sguardi ed esperienze diverse.

Nel contesto attuale, dove le geografie della creazione e dello sguardo si stanno ridefinendo, la mostra può essere letta come un invito alla curiosità, all’ascolto e all’apertura: non con l’assillo dell’autenticità o della “diversità esotica”, ma con la consapevolezza che l’arte — ovunque e comunque — è spazio di sperimentazione, di ibridazione, di dialogo.

Chéri Samba

Chéri Samba – nato nel 1956 nella Repubblica Democratica del Congo – è probabilmente uno dei pittori africani contemporanei più conosciuti a livello internazionale. Dopo essersi trasferito da giovanissimo a Kinshasa, iniziò come pittore di insegne e cartelloni pubblicitari, e parallelamente come illustratore: due esperienze che segnarono profondamente il suo stile.

La sua cifra distintiva è un “racconto visivo” che unisce pittura figurativa a testi – spesso in francese o lingala – con fumetti e bolle narrative, per trasmettere riflessioni su vita quotidiana, società, politica, identità
Le sue opere sono parte di collezioni prestigiose come quelle del Centre Georges‑Pompidou di Parigi e del Museum of Modern Art di New York.

Aboudia

Aboudia — nome d’arte di Abdoulaye Diarrassouba — è un pittore della Costa d’Avorio, nato nel 1983, che vive e lavora tra Abidjan e New York. Formatosi all’Institut des Arts di Abidjan (diplomatosi nel 2005), ha iniziato a farsi conoscere su scala internazionale durante il conflitto del 2011 in Costa d’Avorio, quando il suo studio fu minacciato.
I suoi lavori, esposti in gallerie di numerose città tra Europa, Africa e America — Basilea, Miami, New York, Singapore, Hong Kong — testimoniano un percorso di grande apertura verso il dialogo globale dell’arte contemporanea.

Olamilekan Abatan

Giovane artista nigeriano, nato a Lagos, classe 1997, Olamilekan Abatan è considerato una delle voci più promettenti dell’arte contemporanea africana.

Nella sua recente mostra sempre alla Black Liquid Art Gallery — dal titolo “ÀAÀ, Àwòrán Aláṣejù Àṣà” — Abatan ha mostrato la sua capacità di reinterpretare la tradizione classica occidentale, fondendola con i simboli e le estetiche africane. Il risultato è un linguaggio pittorico che unisce iperrealismo, riferimenti barocchi e identità culturale, rendendo le sue opere potentemente simboliche, al tempo stesso contemporanee e radicate nelle sue origini.

Amani Bodo

Nato a Kinshasa nel 1988, è figlio del pittore Pierre Bodo, uno dei fondatori della Scuola congolese di pittura popolare. Fin da ragazzo ha dimostrato uno spiccato talento: inizia a dipingere a 10 anni, vende la sua prima tela a 16, e a 20 anni diventa artista a tempo pieno. Pur avendo radici nella tradizione popolare di Kinshasa, Amani Bodo si è distinto per un linguaggio originale: si è allontanato dallo stile fumettistico della pittura popolare per sviluppare una pittura metaforica e simbolica, a volte con atmosfere surreali.  Il suo stile è riconoscibile grazie a sfondi ricchi di piccoli puntini e macchie – i “mwangisa” – una sorta di dripping cosmico che avvolge le figure e rafforza il senso di sospensione temporale e simbolica.
Le sue opere affrontano temi sociali, identitari e culturali, spesso con ironia, surrealismo, e una certa ambiguità simbolica: l’obiettivo non è raccontare la realtà in modo diretto, ma evocare stati d’animo, memorie, tensioni.

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