15 Dicembre 2025

Il Professore delle parole

Luca Serianni era magro, portava giacche sempre un po’ larghe di spalle, camminava un po’ dinoccolato, poteva sembrare fragile.
Ma la capacità pedagogica delle sue argomentazioni e delle sue lezioni era tale da risultare potente come la lingua dei profeti: sapeva costruire comunità.
È stato capace di unire migliaia, decine, centinaia di migliaia di persone che non si conoscevano, nell’amare una materia solo apparentemente appannaggio degli specialisti: la storia delle parole, delle espressioni, dei sistemi linguistici che usiamo per comunicare tra noi.
Le lingue uniscono i poveri e i ricchi, chi sa di più e chi sa di meno, i vivi e i morti, chi è nato in un posto e chi ci è arrivato. Nella lezione su lingua come cittadinanza che fece nel primo di quattro incontri di Grande come una città concluse con un intervento dichiaratamente politico: “Il compito di diffondere l’italiano agli stranieri è compito nostro in generale come società, ed è veramente questo sì un modo per difendere o per proteggere l’italiano, quello di moltiplicarne il più possibile l’uso nei confronti di persone che per contingenze di vita si trovano anche particolarmente esposte a questa esigenza e sono tendenzialmente pronte ad accettarlo”.
Lo fece come sempre in un modo chiaro e analitico che era la forma della sua intelligenza piena di grazia.
Dire che ci mancherà è davvero poco.

Post correlati

La fantascienza torna a Roma con lo SFESTIVAL

Giovanna Repetto

A casa con il genio: il memoir di Moon Unit Zappa

Nino G. D'Attis

Il criticone: le videorecensioni di Francesco Alò / Black Bag, di Steven Soderbergh

Francesco Alò

Roma non è cosa da romani

Massimiliano Cacciotti

Salone Margherita, è davvero la fine?

Enzo Mauri

La chiamavano Trinità

Massimiliano Cacciotti

Lascia un commento