10 Febbraio 2026

Il rewilding di Roma: ora il Comune tenta di ripopolare il centro storico con esemplari della classe media

Dopo anni di dominio incontrastato di trolley e affitti brevi, il Campidoglio studia un piano per riportare residenti, botteghe e vita reale nell’area Unesco. Un esperimento di biodiversità urbana tra ironia e politica abitativa…

Gli zoologi urbani del Campidoglio hanno finalmente deciso di intervenire: il centro storico di Roma, da anni trasformato in un habitat monotematico popolato quasi esclusivamente da Turistus mordi-e-fuggi e Hostus brevissimustay, mostra segni evidenti di squilibrio ecologico.

La biodiversità sociale è crollata. Da decenni non si avvistano più esemplari di Ceto Medio Romanus tra il Tridente e l’ansa barocca. Gli ultimi sono stati segnalati anni fa, disorientati, mentre chiedevano “scusi, dov’è un ferramenta?” prima di essere respinti verso la periferia da un branco di trolley.

Ora parte il grande esperimento faunistico: riaprire le porte dell’area Unesco alla classe media. Sì, proprio lei. Quella che un tempo viveva in città senza dover chiedere un mutuo a un fondo sovrano o condividere un monolocale con tre coinquilini e un deumidificatore.

Il piano, ancora in fase di studio (come tutte le specie protette, anche le delibere vanno maneggiate con cautela), prevede un censimento: in natura si contano i lupi, qui si contano case e locali di proprietà pubblica. Secondo una prima stima, l’ecosistema potrebbe ospitare 2.000 appartamenti e 1.300 locali. Tradotto: abbastanza per reintrodurre almeno 5.000 esemplari di residenti, a patto che riescano a sopravvivere al predatore dominante: l’affitto di mercato.

Ma la parte più delicata del progetto riguarda la reintroduzione delle specie “di servizio”, quelle fondamentali per l’equilibrio dell’habitat: artigiani e negozi di vicinato. Pare che il Comune voglia favorire il ritorno del raro Ferramenta a gestione familiare, del leggendario Alimentari con due scaffali e un giudizio morale, e perfino del quasi mitologico Calzolaio.

Per aumentare le probabilità di successo, si parla di affitti bassi e bandi ad hoc. Una specie di incubatrice, come quelle per i pulcini di falco pellegrino: li rimetti nel nido e speri che non venga qualcuno a trasformare tutto in un “Experience Store” di calamite.

C’è poi la questione delle aste Ater: qui l’intervento è da manuale di conservazione. Invece di rilasciare gli esemplari in libertà (mercato), si chiede che vengano consegnati direttamente al parco (Comune), così da evitare che finiscano rapidamente nelle fauci dei predatori: agenzie immobiliari e gestori di b&b. Un po’ come impedire che i cuccioli vengano subito addomesticati e rivenduti come “animaletti da compagnia con self check-in”.

L’obiettivo dichiarato è creare un “mix sociale”: giovani, famiglie monoreddito e classe media magari a pochi metri da case di lusso abitate da milionari. Un esperimento audace: mettere insieme specie diverse nello stesso recinto e vedere se convivono o se si studiano come fossili.

In sintesi, Roma tenta il suo rewilding: riportare vita vera dove oggi prospera soprattutto la fauna da weekend. Resta solo da capire se la reintroduzione della Classe Media avverrà in branco o in cattività, e soprattutto se troverà abbastanza risorse per nutrirsi: non di carbonara turistificata, ma di normalità.

Perché, si sa: puoi anche ripopolare una zona.
Ma se l’habitat resta quello di un duty free a cielo aperto, l’unica specie che si riproduce davvero è il b&b.

 

[Questo post è stato pubblicato originariamente su Diogene Notizie. Le immagini utilizzate invece sono state generate con applicazioni di intelligenza artificiale]

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