La ferrovia Termini-Centocelle è ferma dal 4 marzo e non riaprirà più. La linea G che dovrebbe sostituirla è approvata ma i cantieri non sono ancora partiti. Nel mezzo, migliaia di residenti che aspettano: ma domenica hanno fatto rumore.

Domenica 17 maggio, lungo la Casilina, centinaia di residenti di Centocelle, Torpignattara e Prenestino hanno marciato dal Pigneto con uno slogan semplice: “Senza non si può”. Parlavano della ferrovia Termini-Centocelle ferma dal 4 marzo. Ma parlavano anche di qualcosa di più ampio.
Il corteo ha mostrato che quel vecchio convoglio lento e rumoroso – sui siti stranieri lo chiamano con affetto “the vintage railway of Rome”, come se fosse una curiosità turistica – per chi ci abita era tutt’altro che un reperto folkloristico. Era un mezzo di trasporto reale, quotidiano, capillare. E adesso non c’è più.
Cosa è successo
Il 4 marzo due convogli si sono scontrati all’altezza di Ponte Casilino, nell’unico tratto a binario compenetrato della linea, circa cinquanta metri dove i treni provenienti dalle due direzioni devono alternarsi nel passaggio. Nessun ferito, ma la linea si è fermata. Le successive verifiche tecniche e le prescrizioni dell’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria hanno convinto il Campidoglio a non riaprire. L’orientamento è chiaro: la vecchia ferrovia non tornerà in servizio. Al suo posto arriverà la linea G, una tramvia moderna fino a Tor Vergata. Ma i cantieri non sono ancora partiti, e tra la chiusura definitiva del trenino e il primo tram nuovo potrebbero passare tre anni.
Nel frattempo i residenti si arrangiano con i bus sostitutivi: le linee 105 e 409, più i nuovi 104 e 105L annunciati per giugno. E con la metro C, che però ha spesso tempi di frequenza ancora troppo alti. Nel corteo di domenica ricorreva spesso la stessa lamentela: autobus pieni, tempi di attesa lunghi, coincidenze difficili.
La logica del Comune e quella dei quartieri
Dal punto di vista dell’amministrazione, la scelta ha una sua coerenza. La linea era vecchia – e i convogli risalgono agli anni Settanta – costosa da mantenere, e in parte sovrapposta alla metro C. Il progetto della linea G esiste, è stato approvato dalla commissaria straordinaria del Governo il 27 febbraio, la gara d’appalto dovrebbe essere pubblicata a breve. L’investimento è di 268 milioni di euro.
Ma la metro C non basta ancora a compensare la perdita del trenino, come dicevamo. Le frequenze restano insufficienti nelle ore di punta e, soprattutto, la metropolitana non serve lo stesso tessuto urbano con la stessa capillarità. Il vecchio trenino correva in mezzo ai quartieri, con fermate ravvicinate, quasi a livello di strada. Una funzione diversa, più simile a un tram di superficie che a una metropolitana.
E poi c’è il tempo. Perché il futuro del quadrante est è già scritto – più metro, nuove tramvie, il nodo Pigneto — ma tra i progetti e i cantieri passano anni. E la linea G, una volta avviata, richiederà circa tre anni di lavori.
Non solo nostalgia
In questi giorni è diventato virale un video dello scrittore e attore Claudio Morici: un memoriale ironico e malinconico per il trenino, condiviso da migliaia di persone. Il video dice qualcosa di preciso: non si tratta solo di rimpianto per un vecchio convoglio giallo, ma della paura di ritrovarsi – ancora una volta – in una lunga fase di transizione senza alternative davvero adeguate.
Roma Est è un quadrante denso, popolare, giovane e in trasformazione. Il Pigneto, Centocelle, Torpignattara negli ultimi vent’anni sono cambiati molto. Ma insieme alla vitalità è rimasta una sensazione diffusa: quella di un territorio che continua a rincorrere servizi e infrastrutture che arrivano sempre un po’ in ritardo.
“Senza non si può”, dicevano domenica. Non è uno slogan contro il futuro. È una richiesta di non restare soli nell’attesa.
