18 Gennaio 2026

“Impressionismo e oltre”, suggestivo percorso in un secolo d’arte

In mostra al Museo dell’Ara Pacis oltre 50 capolavori provenienti dal Detroit Institute of Arts.

Renoir, “Donna in poltrona”

 

Dalla soffusa atmosfera di Pissarro alla geometrica suddivisione spaziale di Picasso, la già monumentale Ara Pacis ospita una selezione dei grandi maestri dell’arte europea dal XIX al XX secolo. Un’esposizione che (finalmente) non vuole risultare “immersiva” o “multisensoriale” nel rispetto di firme quali Degas, Renoir, Picasso o Kandinsky, presenti – tra altri immortali artisti – in un grande affresco capace di emozionare il pubblico: da ricordare inoltre che questa (probabilmente) è l’unica occasione per ammirare le opere conservate a Detroit.

In un arco temporale che, spiegano i curatori della mostra (Ilaria Miarelli Mambiani e Claudio Zambianchi) nasce nel 1840 e si estende per oltre un secolo, le collezioni del museo statunitense documentano una fase cruciale della storia dell’arte, ridisegnando il dialogo tra luce e colore, natura e città, realtà e astrazione nelle rivoluzioni artistiche del Novecento.
I colori, l’irrompere del paesaggio cosiddetto en plein air, segnano una rivoluzione pittorica che prende le mosse dalla rappresentazione della vita moderna e della verità del quotidiano, secondo una nuova e immediata percezione della luce. Dopo aver messo in discussione i codici tradizionali, gli artisti fecero propria la poetica di Charles Baudelaire (boulevards, svaghi, classi sociali, velocità dell’istante) dirigendo l’osservazione agli effetti transitori della luce naturale.

La mostra si apre dunque con la sala dedicata a Edgar Degas, a Paul Cézanne (“Le bagnanti”), a Pierre-Auguste Renoir (“Donna in poltrona”) e al berlinese Max Liebermann in un dipinto del 1916 che evidenzia la vitalità della poetica impressionista oltre i confini francesi. Il percorso si snoda tra le opere datate dopo il 1886, anno dell’ultima mostra impressionista, quando “la pittura francese si avvia verso una crescente solidificazione della visione, una costruzione più stabile della forma e una trasformazione del colore in elemento espressivo autonomo” si legge nel Catalogo e in effetti, di sala in sala, si approda agli emozionanti dipinti di Vincent Van Gogh.

Van Gogh, Vaso con garofani

Proseguendo il percorso, tra opere dell’ultimo Matisse e del primo Picasso, emerge il ritratto della nuova Parigi ai primi del Novecento. I sei dipinti di Picasso testimoniano qui la complessità del suo percorso: dal periodo rosa a quello cubista, fino ai tre ritratti di donne sedute, dipinti dopo il 1920, che segnano le tre fasi della sua maturazione artistica. Dopo avere ammirato le opere “espressioniste” di Amedeo Modigliani, ci si avvia alla conclusione di questo percorso con i tre dipinti di Max Pechstein, Wassily Kandinsky e Lyonel Feininger, che appartengono a due grandi movimenti d’anteguerra, Die Brücke e il Blaue Reiter: il primo, nato a Dresda nel 1905, era costituito da giovani in cerca di un’arte immediata, intensa, mentre il secondo, fondato a Monaco nel 1911, era rappresentato da un gruppo eterogeneo di artisti accomunati dalla ricerca di una dimensione spirituale nell’arte.

Modigliani, Ritratto di donna

Il percorso della mostra si conclude con il drammatico senso di sconfitta della Germania dell’immediato dopoguerra, testimoniato dalle figure ormai scomposte di Emil Nolde e Oskar Kokoschka. Un viaggio che dal trionfo dell’Io moderno, rappresentato secondo le mutevoli fonti della luce, approda all’interrogativo esistenziale della contemporaneità.

“Impressionismo e oltre”, Museo dell’Ara Pacis, fino al 3 maggio 2026.

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