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10 Maggio 2026

Ironia, tecnica e fantasia negli scatti di Elliot Erwitt, in mostra a Palazzo Bonaparte

Il talento e la lunga esperienza di Erwitt (1928 – 2023) raccontati attraverso 80 opere che testimoniano l’apertura mentale e la sensibilità di un artista che descrisse il Novecento per immagini.

foto erwitt cane padrona piedi
Un tipico scatto surreale di Elliott Erwitt

 

La mostra “Elliott Erwitt. Icons” offre la possibilità di scoprire, tramite un linguaggio apparentemente immediato, le tappe che hanno segnato l’evoluzione dell’artista: una sensibilità che affinò nel corso di una lunghissima carriera. Ogni scatto esprime quell’immediatezza che viene in realtà ricercata nel soggetto prescelto (basti pensare alla serie dei ritratti insoliti di Marilyn Monroe) ma restano invariati il senso e il divertimento delle persone ritratte con leggerezza e intelligenza.

La scelta, nel titolo, di un termine oggi abusato (“Icons”) deriva dal fatto che ogni scatto di Erwitt è diventato un simbolo, della sua poetica e della nostra stessa memoria collettiva: poesia e grazia connotano l’unicità di uno scatto capace di far sorridere, riflettere, emozionare. Erwitt, membro dal 1953 della nota agenzia Magnum (fondata tra gli altri da Henri Cartier-Bresson e Robert Capa) ha raccontato in modo giornalistico oltre sessant’anni di storia contemporanea, evidenziandone gli aspetti drammatici e, all’opposto, quelli divertenti e forse più comunicativi.

matrimonio erwitt
Chissà cosa starà pensando il testimone?

Per dirla con le sue parole: “Nei momenti più tristi e invernali della vita, quando una nube ti avvolge da settimane, improvvisamente la visione di qualcosa di meraviglioso può cambiare l’aspetto delle cose, il tuo stato d’animo. Il tipo di fotografia che piace a me, quella in cui viene colto l’istante, è molto simile a questo squarcio nelle nuvole. In un lampo, una foto meravigliosa sembra uscire fuori dal nulla”. Una sintesi perfetta per definire lo spirito e la poetica di questo artista dalle mille sfaccettature, attratto dalla sostanza del soggetto e dalla capacità di filtrare la realtà attraverso l’obiettivo: così appare Che Guevara, sorridente e valoroso; l’ammiccante Marilyn ripresa in pose casalinghe; il famosissimo California Kiss, immagine di una coppia che si bacia riflessa nello specchietto di un’automobile, per non parlare dei molti autoritratti, irriverenti e improntati a una garbata comicità.Lungo il piacevole percorso espositivo, curato nei dettagli e mai noioso, si incontrano anche i ritratti di Marlene Dietrich, Fidel Castro, Sophia Loren oppure foto ritenute ormai storiche, quali il diverbio tra Nixon e Krusciov o il funerale di J.F. Kennedy; un riguardo speciale va alle foto dei suoi familiari, tipo lo scatto della sua primogenita neonata, osservata sul letto della mamma.

Erwitt Che Guevara
Ritratto di Che Guevara

Infine, i celebri cani di Erwitt! Una sezione intera è dedicata a loro: lui li adorava per la loro natura libera, irriverente e, per ottenere le loro reazioni più buffe e spontanee, usava stratagemmi come suonare una trombetta o imitare un latrato. Molti scatti sono realizzati “dal loro punto di vista”, inquadrando solo le gambe e le scarpe dei padroni, ribaltando la prospettiva di un mondo geniale, surreale per il fotografo.

Col passare degli anni, Erwitt tirò fuori il suo lato più istrionico, esattamente per quegli autoritratti che giocano su più piani in ogni opera, offrendo allo sguardo del visitatore un artista beffardo, divertito, dove l’eccentricità è essa stessa metafora del divenire.
Un percorso curioso, divertente, affascinante perché sala dopo sala il visitatore viene invitato a partecipare a questo grande spettacolo, senza mai dimenticare la perizia tecnica di un grande fotografo come Erwitt.
Palazzo Bonaparte, “Elliott Erwitt. Icons” fino al 21 settembre.

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