Una passeggiata sonora tra i luoghi di Roma raccontati da donne migranti e cittadine internazionali: memorie, appartenenze e storie che la città ufficiale non racconta. Sold out il primo giorno.
Open House Roma è uno degli appuntamenti culturali più attesi della capitale: ogni anno, per nove giorni, apre gratuitamente al pubblico oltre 200 luoghi normalmente inaccessibili: palazzi storici, studi di architettura, infrastrutture, case private. Quest’anno la quattordicesima edizione si svolge dal 16 al 24 maggio, e tra i cinquanta eventi speciali in programma ce n’è uno che ha esaurito i posti nel primo giorno di prenotazioni.
Si chiama “Il Volto Femminile di Roma”, e fa esattamente quello che il titolo promette: racconta la città attraverso lo sguardo di donne che vengono da altrove. Non è una visita guidata tradizionale, ma una passeggiata sonora immersiva, un percorso audio geolocalizzato che permette di ascoltare storie direttamente nei luoghi in cui quelle storie sono accadute. Le voci sono quelle di donne migranti e cittadine internazionali: Shiva dall’Iran, Rifat dal Bangladesh, Raya dalla Siria, e altre. Ognuna racconta un luogo di Roma che ha segnato la sua vita nella città.
Shiva parla di Piazza della Repubblica come del posto in cui Roma ha iniziato a parlarle “in una lingua che riconosceva”, quella della libertà. Arrivata in Italia nel 2020, si è fermata davanti alla Fontana delle Naiadi e in quei corpi femminili di marmo ha visto un ponte tra epoche e geografie: anche a Roma, racconta, il corpo femminile libero fu considerato provocazione, esattamente come in Iran oggi. Raya, arrivata nel 2022 dopo aver vissuto in Siria e Libano, ha scelto il Teatro dell’Opera: aveva lavorato per otto anni in un teatro a Beirut, e quel luogo le ha riportato immediatamente un pezzo della sua vita precedente.
Il progetto è stato ideato da Lidija Pisker, giornalista e autrice bosniaca che lavora all’incrocio tra media, arte e innovazione sociale. “Il Volto Femminile di Roma” fa parte di Urban Herstories, un progetto internazionale di storytelling urbano nato in Bosnia ed Erzegovina per raccogliere e valorizzare le memorie femminili nello spazio pubblico. Il percorso ha già toccato Ivano-Frankivsk in Ucraina e Gibellina, Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026. Roma è il nuovo capitolo, dedicato a migrazione, pluralità e appartenenza urbana.
Il debutto è il 23 maggio, nell’ambito di Open House Roma. I posti sono esauriti, ma vale la pena tenere d’occhio il progetto, difficilmente si fermerà qui.
