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17 Giugno 2026

La mostra su Ettore Scola, un omaggio a un maestro del cinema

Una mostra a Palazzo Braschi celebra l’eredità culturale del grande regista a dieci anni dalla sua scomparsa.

Ettore Scola

“Non ci siamo mai lasciati” completa il titolo del percorso che Roma dedica a Ettore Scola (1931-2016) tra disegni, cimeli (la macchina da scrivere, la statuetta del David di Donatello fino al trench indossato da Federico Fellini in C’eravamo tanto amati) e un filmato pensato per completare questa sorta di viaggio dalle origini alla maturità del regista.
L’aspetto più curioso è dato dalle vignette e dai bozzetti di scena, definite “sceneggiature visive” attraverso cui Scola studiava tic, volti e debolezze degli italiani, ai tempi in cui la satira giornalistica rappresentava una forma di informazione.

Omaggio a Fellini

Nato a Trevico, in Irpinia, e cresciuto nel quartiere Esquilino, ancora liceale (frequentava il prestigioso liceo classico “Pilo Albertelli” in via Manin, all’epoca ancora “Umberto I”) Scola entrò nella redazione della celebre rivista “Marc’Aurelio” e qui incontrò Fellini e Steno: è l’inizio della sua carriera di sceneggiatore e delle collaborazioni con i maggiori cineasti dell’epoca. Risale al 1964 l’esordio nella regia attraverso uno stile personale, ironico e allo stesso tempo capace di intrecciare la Storia con la vita quotidiana dei suoi personaggi. Le sceneggiature originali esposte accanto agli appunti manoscritti e ai materiali giornalistici, aiutano il visitatore a ricostruire il processo creativo di Scola e il suo stile impostato alla coralità dei personaggi: opere come C’eravamo tanto amati, Brutti, sporchi e cattivi o Una giornata particolare rappresentano più di uno stile, ma veri e propri “nodi” di un racconto che attraversa il Novecento italiano. “Rendiamo omaggio a un umanista dallo sguardo libero del cinema italiano, che ha raccontato i suoi personaggi, gli esseri umani, in modo completo, riuscendo a far vivere nell’immaginario collettivo che sopravvive ai suoi film, il tratto concreto e mai banale delle relazioni, delle persone nel divenire del nostro tempo; le difficoltà, l’amore, l’amicizia, la vecchiaia e la morte” ha dichiarato Massimo Smeriglio, Assessore alla Cultura di Roma Capitale: “La mostra racconta tutti questi aspetti e lo fa dedicando uno sguardo importante alla città di Roma, a cui Ettore Scola era legato da un legame speciale, profondo e autentico, in grado di raccontare la Capitale senza edulcorazioni, nelle sue verità e nelle sue diverse fasi storiche, a partire dal dopoguerra”.

Una parte dei disegni di Ettore Scola

Uno sguardo definito, dai Curatori della mostra, “affettuoso e lucido” verso una città, Roma, piena di contraddizioni e tuttavia spazio in cui si intrecciano storie individuali e collettive: dalla Terrazza alto borghese agli idealisti “poveri ma buoni” delle periferie (Stefania Sandrelli, Nino Manfredi, Stefano Satta Flores Vs/ ‘l’arrivato’ Vittorio Gassman) in C’eravamo tanto amati fino al contrasto esistenziale -nella sua apparente semplicità- di Una giornata particolare, in cui una casalinga (Sofia Loren) incontra un’anima gemella impossibile, rappresentata dall’intellettuale omosessuale interpretato da Marcello Mastroianni. “L’opera di Scola si concentra moltissimo su Roma, spaziando tra quartieri e segmenti sociali” ha illustrato il Sindaco Roberto Gualtieri: “Senza sconti, con uno sguardo mobile e attento, caustico o capace di infinita tenerezza. Una sensibilità che, dietro la bonomia e l’ironia, rivelava sempre un eccezionale vigore politico, solidamente ancorato a principi democratici e di giustizia sociale”. Per concludere, il ricordo di sua figlia Silvia, Curatrice della mostra: “ C’erano sempre molte domande e molti perché da sviscerare quando lavoravamo a un’idea per un film con mio padre, qualche tempo fa, con Age, con Scarpelli, sia Furio sia
Giacomo, e con tutti i colleghi sceneggiatori con i quali è cominciata l’avventura collettiva della scrittura per il cinema. Niente: nonostante alla fine fosse molto amareggiato, soprattutto per lo stato del nostro Paese, il bisogno di ironizzare su tutto, anche su se stesso, non lo ha mai abbandonato”.
Su una parete della mostra è scritta una frase di Scola: “Ero uno sceneggiatore felice e ben pagato ed è stato Vittorio Gassman a obbligarmi a esordire alla regia, con un copione che avevo scritto per lui”. Per fortuna Scola ha seguito il consiglio: le sue opere rappresentano ancora oggi sogni e contraddizioni di un Paese vivo, sia pure nella sua fragilità.

“Ettore Scola. Non ci siamo mai lasciati”, Museo di Roma a Palazzo Braschi fino al 13 settembre.

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