Dopo il modello Pantheon, dal 1 febbraio l’accesso alla fontana sarà a pagamento. Come il museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, il Carlo Bilotti, il Pietro Canonica e l’Aranciera a Villa Borghese, il Museo Napoleonico e la Villa di Massenzio.

La rivoluzione scatterà dal 1 febbraio: la Fontana di Trevi – il monumento forse più iconico della Capitale dopo il Colosseo – non sarà più ad accesso libero per tutti. Per ammirare il capolavoro tardo-barocco di Nicola Salvi, i turisti dovranno acquistare un biglietto da 2 euro, mentre per i residenti l’ingresso resterà gratuito.
La notizia era stata anticipata dal Corriere della Sera, che aveva annunciato che si sarebe pagato già dal 7 gennaio. Poi però il 19 dicembre il Campidoglio ha dato l’annuncio l’ufficiale, spiegando che la misura riguarda anche altre aree e musei, mentre per i romani diventeranno gratuti i musei capitolini (in fondo al posto la abella completa).
La decisione dell’amministrazione capitolina segue il solco già tracciato con successo per il Pantheon, dove nel luglio 2023 è stato introdotto un ticket da 5 euro per i non romani. Un precedente che ha dimostrato come la messa a reddito dei grandi asset monumentali non scoraggi i visitatori, ma permetta anzi di gestire meglio flussi altrimenti insostenibili. Se il Pantheon ha chiuso il 2024 con oltre 4 milioni di ingressi e 14,7 milioni di incasso, le potenzialità della Fontana di Trevi sarebbero ancora più elevate: con 5,3 milioni di accessi registrati solo nel primo semestre di quest’anno, il monumento potrebbe generare un introito annuo vicino ai 20 milioni di euro.
Strategia e gestione dei flussi La misura, fortemente voluta dall’assessore al Turismo Alessandro Onorato e sostenuta dal sindaco Roberto Gualtieri, punta a contrastare la cosiddetta “disneylandizzazione” del centro storico. L’area sarà delimitata da eleganti paletti in ottone – sostituti delle attuali transenne – e l’accesso sarà contingentato a un massimo di 400 persone in contemporanea, divise in corsie separate tra residenti e visitatori.
Il gioco di sponda con il Governo L’iniziativa ha incassato anche il favore della ministra del Turismo, Daniela Santanchè, evidenziando una rara convergenza tra Campidoglio e Governo sulla necessità di “mettere a reddito” le ricchezze artistiche per migliorarne la tutela. I proventi, gestiti tramite Zètema e la Sovrintendenza, saranno reinvestiti non solo nella manutenzione delle fontane storiche, ma anche nel potenziamento dei servizi turistici e del decoro urbano.
Un nuovo assetto fiscale La svolta di Trevi arriva in un momento cruciale per le finanze romane. Mentre la città attende la riforma dei poteri speciali, l’emendamento governativo alla manovra finanziaria cambierà dal 2026 il rapporto della Capitale con il Fondo di solidarietà comunale, garantendo importi fissi di versamento e maggiore stabilità. In questo quadro, il “tesoretto” di Trevi rappresenta un tassello fondamentale per un’autonomia gestionale che permetta a Roma di reggere l’urto di oltre 11 milioni di turisti l’anno senza compromettere la vivibilità per i suoi cittadini.
