Tra vecchi e nuovi festival, giostre, palii e rievocazioni storiche, il crescente amore per un passato medievale sta rivitalizzando le città laziali.
Fossanova è un luogo lontano da tutto. Lontano persino dal suo Comune di appartenenza: Priverno, il cui centro dista diversi chilometri di strada di montagna. Qui, circa mille anni fa, i monaci cistercensi fondarono una meravigliosa e austera abbazia, su un preesistente insediamento benedettino, attorno alla quale nacque un piccolo borgo, rimasto intatto nei secoli.
L’abbazia di Fossanova è una di quelle tante meraviglie nascoste di cui il nostro territorio è ricco, poco battuta dai grandi flussi turistici, poco nota anche a chi vive nelle sue vicinanze e nella quale si recano in visita un numero di persone che, quotidianamente, si possono contare facilmente sulle dita di una mano.
Perlomeno così era fino a non molto tempo fa. Poi, a qualcuno venne in mente di ricreare nel borgo l’atmosfera di quel Medioevo che lo vide nascere. Furono installate botteghe e taverne, furono fatti girare per i vicoli musici e giullari, furono messi in scena spettacoli e concerti di musica medievale e ideati giochi di luce e colore sulla facciata dell’abbazia.
Oggi la “Festa Medievale di Fossanova” è diventato un brand di successo, con un festival che muove centinaia di artisti provenienti da tutto il mondo, migliaia di persone che si recano quotidianamente in quel luogo sperduto, con file di visitatori all’ingresso del borgo lunghe centinaia di metri e un buon flusso di denaro per le casse comunali.
Qualcosa di simile accade ad Anagni: città dei papi e del famoso “schiaffo” a Bonifacio VIII, di cui vanta un omonimo e splendido palazzo, oltre a quella che è stata definita la “Cappella Sistina del Medioevo” ovvero la Cripta di San Magno, luogo affrescato nel Duecento, di una bellezza mozzafiato e poco conosciuto dai più.
Anche in quel paese, ricco di storia e di meraviglie artistiche, il turismo pareva non decollare, almeno fino a quando non si decise di organizzare un “Festival del teatro medievale e rinascimentale”, chiamando a raccolta compagnie da tutto il mondo e portando nella città ciociara i migliori nomi del teatro nazionale e internazionale.
Da allora anche Anagni, per una settimana, si trasforma in un borgo medievale, attirando turisti e appassionati, con grande soddisfazione delle attività commerciali locali, dei musei cittadini finalmente pieni e delle amministrazioni comunali che si sono succedute negli anni.

Esempi di una tendenza che si sta diff0ndendo
Fossanova e Anagni sono solo due dei tanti esempi di paesi del Lazio tornati ad essere attrattivi grazie a rievocazioni dal sapore medievale. Da Bolsena a Cori, da Carpineto a Contignano, a Toffia, ad Alatri, a Sacrofano, a Nepi, a Fondi, a mille altri borghi, in quasi ogni comune della regione si sono riscoperte vicende e tradizioni del passato – soprattutto di un medioevo in parte reale, in parte immaginario – divenute spunto per feste e rievocazioni.
È un fenomeno che, un po’ ovunque nel Lazio, è iniziato a partire dagli anni Novanta e che in quest’ultimo decennio sta vivendo una nuova fase di accelerazione.
Fino al secolo scorso, se si parlava di Medioevo e di rievocazioni storiche, parevano esserci solamente il Palio di Siena, la Giostra di Arezzo, le torri di San Gimignano, le mura di Monteriggioni, il calcio fiorentino. Vennero poi anche le Gaite di Bevagna, il festival di Spoleto, i Ceri di Gubbio, il Calendimaggio di Assisi.
Luoghi, feste e rievocazioni medievali, nel Centro Italia, sembravano comunque appannaggio esclusivo di Umbria e Toscana, uniche regioni deputate, fino a non molti anni fa, a organizzare palii e festival e a vantare un radioso passato comunale, fatto di borghi e di castelli, di contrade, di storie leggendarie, di orgoglio cittadino. Un passato da glorificare anche nel presente, facendone anche un importante volano di attrazione turistica.
Il Lazio sembrava fuori da questo fenomeno culturale. Schiacciato com’è su Roma – città di cui si glorifica soprattutto l’antichità classica e il periodo barocco, saltando a piè pari il millennio medievale – appesantito dal passato pontificio, con uno Stato, quello della Chiesa, che si credeva poco incline a concedere autonomie e glorie comunali, il territorio laziale non pensava certo al proprio Medioevo e, per attrarre turisti, si limitava a organizzare qualche sagra mangereccia, fatta di fraschette, amatriciane, porchette e poco più.
Poi, trent’anni fa, qualche sindaco illuminato, qualche presidente di pro loco, forse in cerca di visibilità, decise di sfidare questa sorte apparentemente immutabile. Scartabellando fra gli archivi si scovarono i documenti di antiche corse all’anello, di feste e tradizioni legate a famiglie nobiliari locali, di eventi storici dimenticati. Si aggiunsero poi alcune note di fantasia ed ecco che spuntarono o ripresero vita gli antichi – o presunti tali – Palii della Stella e della Carriera, gli assalti ai Castelli, le cene dei Cardinali, le feste dei Borgia o dei Colonna, i festival delle Rocche e dei Borghi.
All’inizio erano rievocazioni ed eventi quasi clandestini, che lasciavano indifferenti o perplessi gli stessi abitanti locali, essendosene persa la memoria da secoli, ma rapidamente il fenomeno di mettere in scena un passato medievale – vero o presunto che fosse – si moltiplicò un po’ ovunque, prese sostanza e consistenza, divenendo a poco a poco un vero motivo di orgoglio per il territorio e i suoi abitanti, un collante sociale, fino a trasformarsi, negli ultimi anni, in una serie di eventi attrattivi anche per un turismo che potremmo cominciare a definire di massa.
Se questo successo sia adesso desinato a crescere ancora, o a spegnersi presto come fenomeno effimero, lo scopriremo nell’immediato futuro. Certo, il crescente seguito social di uno storico fortemente legato al medioevo come Alessandro Barbero, o di fenomeni a metà fra la rievocazione e la goliardia come “Feudalesimo e Libertà”, un’associazione che mette in scena un medioevo ironico e che vanta centinaia di migliaia di follower, lascerebbe presagire un interesse costantemente in crescita per ciò che “profuma” di Medioevo.
A volerla dire tutta, proprio Alessandro Barbero ha dedicato alla storia medievale di Roma e del Lazio alcuni dei suoi più recenti lavori e un ciclo di conferenze. Che sia un segno premonitore? Che il fenomeno non solo sia destinato a crescere nel Lazio, ma sia anche destinato a diffondersi all’interno della stessa Città Eterna? Come detto, lo scopriremo a breve. Certo è che, se questo fenomeno può aiutare l’economia e lo sviluppo anche sociale dei territori – come pare avvenire ora in molte località – ben venga un futuro con le radici ben piantate nel Medioevo, fosse anche un Medioevo di fantasia.
Il video di un recente convegno di Alessandro Barbero sulla Roma Medievale:
