12 Aprile 2026

L’ossessione del Campidoglio per Via Veneto

Dal 13 aprile cantieri aperti per 4,5 milioni di euro. Marciapiedi nuovi, illuminazione potenziata, verde urbano. Ma il problema di Via Veneto non è mai stato il basalto.

Dal 13 aprile Via Veneto entra in cantiere. Marciapiedi rifatti in basalto, cigli in granito riallineati, illuminazione potenziata, percorsi per non vedenti, scivoli per le persone a ridotta mobilità, paletti anti-sosta sui marciapiedi, chiusura del sottopasso di Via Campania, nuove piante. E 4,5 milioni di euro di fondi comunali. L’assessora ai Lavori Pubblici Ornella Segnalini ha presentato il tutto in una assemblea pubblica con il tono di chi annuncia una svolta. I lavori finiranno entro ottobre, in tempo per la stagione autunnale.

Nessuno mette in dubbio che il rifacimento dei marciapiedi sia necessario – erano “in parte danneggiati e comunque non uniformi”, dice pudicamente il comunicato del Campidoglio – né che l’illuminazione andasse migliorata. Ma c’è una domanda  alla quale il cronoprogramma non risponde: a cosa serve riqualificare Via Veneto?

Non è una domanda retorica. È la stessa domanda che si poneva Walter Veltroni vent’anni fa, quando da sindaco tentò di ridare vita alla strada con eventi, proiezioni cinematografiche all’aperto e iniziative legate alla sua storia. Veltroni aveva una passione genuina per il cinema e per quell’epoca, e Via Veneto era il simbolo perfetto di una Roma glamour, creativa, internazionale che lui voleva evocare. Non funzionò. O meglio: funzionò per qualche serata, poi la strada tornò a essere quello che era diventata.

Quello che era diventata, e che è tuttora, è uno dei luoghi più costosi e meno vissuti di Roma. Bar dove un caffè costa spesso tre volte il normale, alberghi di lusso con le insegne in più lingue, qualche ambasciata, turisti che camminano lentamente con il telefono in mano cercando di capire perché questo posto dovrebbe essere speciale. I romani, per lo più, non ci vanno. Non perché Via Veneto sia brutta – architettonicamente è ancora una strada elegante, con i suoi palazzi liberty e la curva dolce che sale verso Porta Pinciana – ma perché non offre loro nulla che non trovino altrove a prezzi più umani e con più vita intorno.

Il problema non è il basalto dei marciapiedi. Il problema è che Via Veneto ha perso la sua ragione sociale decenni fa, e nessun intervento urbanistico l’ha ancora recuperata. La “dolce vita” non era una questione di pavimentazione: era un ecosistema fatto di produzioni cinematografiche, di una industria culturale fiorente, di una borghesia e di un’aristocrazia che avevano voglia e soldi per frequentare quei tavolini, di fotografi che inseguivano dive reali, non influencer in posa. Quell’ecosistema è sparito, e non tornerà con nuove lastre in granito.

C’è qualcosa di malinconico, e insieme di tipicamente romano, in questa fedeltà ostinata a una strada che ha smesso di essere quello che si vorrebbe che fosse. Il Campidoglio continua a investire su Via Veneto – Veltroni con gli eventi, oggi Roberto Gualtieri con l’asfalto – come se il problema fosse la forma e non la sostanza. Come se bastasse lucidare la vetrina per richiamare i clienti di un negozio che ha cambiato mercanzia da trent’anni.

I lavori partiranno il 13 aprile dal tratto tra Piazza Barberini e Via Boncompagni, poi da luglio si aprirà il cantiere fino a Porta Pinciana. Entro ottobre Via Veneto avrà marciapiedi nuovi, luci migliori e paletti che impediranno alle macchine di salire sul bordo strada. Sarà più sicura, più accessibile e più bella da fotografare. Resterà, con ogni probabilità, una strada per turisti.

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