10 Febbraio 2026

Mamma li turchi (a Viterbo)

Dalla caduta di Costantinopoli alla mafia turca: la Turchia resta un attore silenzioso ma decisivo. L’arresto del boss Baris Boyun a Viterbo e il fermo di uomini armati durante la festa di Santa Rosa.

C’è un paese che viene da sempre visto con un mix di sufficienza ed esotismo, una sorta di luogo non luogo, una cerniera marginale di confine, che di tanto in tanto entra alla ribalta delle cronache, ma sempre un po’ a sorpresa, spiazzandoci.
Mi riferisco alla Turchia, una nazione mai troppo considerata, sempre presa sottogamba, eppure capace di balzare al centro delle cronache internazionali all’improvviso.
Se qualcuno spara al Papa non verrebbe in mente a nessuno di volgere lo sguardo verso Istanbul, eppure è da lì che nel 1981 veniva Alì Agca, l’attentatore di piazza San Pietro. “Ma che c’entra la Turchia col Papa?” verrebbe a tutti da dire. Già, che c’entra?
Chi sono questi turchi? Gente tosta e nerboruta. Furono i turchi a mettere fine nel 1453 all’impero romano – nella sua versione orientale – conquistando Costantinopoli. Furono sempre loro a scacciare i crociati da Gerusalemme, ad assediare Vienna, a costringerci a riempire di torri d’avvistamento le nostre coste per impedire le loro scorribande.
Per secoli i turchi sono sembrati i potenziali conquistatori del mondo, o perlomeno del Mediterraneo. Poi l’impero ottomano è imploso e di Turchia non se ne è sentito più parlare, se non per qualche film di Ferzan Ozpetek, qualche poesia di Nazim Hikmet, o per l’esonero di José Mourinho dal Fenerbahce.
Eppure ai turchi la fantasia di conquistare il mondo – o perlomeno il Mediterraneo – non è mai passata del tutto. Senza più un impero, si sono reinventati, tenendo un profilo basso, mantenendo un ruolo defilato, ma non per questo meno importante, forti della loro posizione di cerniera fra oriente e occidente.
E così, ecco che ti spuntano i turchi in Iraq, in Siria, in Libia, pronti a prendere il nostro posto quando viene fatto fuori Gheddafi. Ecco che ti rispuntano ovunque scoppi un conflitto nel Mediterraneo. O anche fuori dal Mediterraneo, come nel 2022, quando furono loro a ergersi da pacieri fra Putin e Zelensky: i famosi “accordi di Istanbul” poi fatti saltare.
C’è una Turchia ufficiale e poi ce n’è una ufficiosa, forse ancor più ramificata sul territorio internazionale, conosciuta col nome evocativo di “mafia turca”. È l’altra faccia – quella illegale – di una stessa medaglia, di quella stessa volontà di potenza che i turchi cullano da sempre, per tenere in scacco il mondo.
Si è ramificata in Germania, in Svizzera, in Olanda, nei Balcani e adesso prova a prendersi anche un’altra penisola che noi conosciamo molto bene, fondamentale per il controllo del Mediterraneo: l’Italia.
E così ecco che uno dei nuovi condottieri di quella cosiddetta “mafia”, tale Baris Boyun, viene pizzicato dalle nostre parti, prima a Rimini, poi a Viterbo: luoghi apparentemente defilati, periferici, come apparentemente defilata e periferica è la Turchia, ma proprio per questo meglio controllabili.
Baris Boyun è da qualche tempo recluso nel carcere di Viterbo. Proprio quella Viterbo in cui il 3 settembre, in occasione della festa della santa patrona, vengono scoperti e fermati in un B&B due suoi connazionali, carichi di armi e pronti a compiere un attentato. Un attentato o forse un assalto alle carceri viterbesi per liberare il proprio boss?
Quando leggiamo che quei presunti terroristi venivano dalla Turchia, restiamo un po’ sorpresi, ci sembra strano, ce li aspetteremmo, che so, arabi, iracheni, immemori delle non lontane gesta dei Lupi Grigi e inconsapevoli della plurisecolare volontà di potenza e di conquista della Turchia.
L’unico errore che forse quei turchi hanno compiuto, è stato quello di scegliere il territorio di Viterbo come luogo tranquillo e defilato in cui operare le proprie malefatte. Viterbo e la Tuscia sono luoghi strani, apparentemente fuori dalle rotte importanti, con una loro struttura politica e sociale di stampo un po’ feudale.
Nel viterbese, durante il ventennio, accadde qualcosa di simile a quanto avvenne nella pianura pontina: le case, le terre, vennero assegnate ai fedelissimi del regime, che da allora hanno un rapporto che potremmo definire proprietario col territorio, nel quale operano un controllo invisibile ma capillare, pronti a scacciare qualunque presenza che venga da fuori.
Non è per caso che, Baris Bayun prima e i due turchi armati della festa di Santa Rosa poi, una volta giunti a Viterbo siano stati subito identificati e fermati, cosa che invece, quando i Lupi Grigi sbarcarono a Roma per sparare al Papa, non avvenne, nonostante i controlli degli organi di sicurezza nazionali e vaticani.
Un errore logistico, quello di scegliere il viterbese, che ci permette ora di metterci in guardia, perché l’arresto dei terroristi turchi è una battaglia vinta, ma intanto continua a essere in corso una sotterranea guerra per il controllo di un territorio, europeo e mediterraneo, di cui la nostra penisola è tra le piattaforme strategiche più importanti. Una di quelle guerre di cui non parlano i giornali, ma che poi, quando finiscono, scopri un po’ sorpreso che ti è cambiato sotto i piedi il mondo. E non sai perché.

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