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10 Marzo 2026

Milano è un grattacielo senza ascensore

Milano cresce verso l’alto, tra torri d’acciaio e rigenerazione urbana, ma lascia indietro chi non riesce a salire: un problema sociale e politico, più che giudiziario.

Sono riusciti a farmi appassionare a questa storia milanese, io che milanese non sono neanche un po’, romano, indolente e un po’ impudente per biografia e per scelta.
Eppure come tutti quelli che fanno, o hanno fatto, qualcosa nella vita qui in Italia, ci sono capitato. Sempre per lavoro, mai per diletto; forse da giovane per passione politica, organizzai un’assemblea a Milano.

È sempre pericoloso parlare di Milano essendo romano e per di più dalle colonne, pur virtuali, di un blog che ha nel suo nome la parola Roma. Però fatta questa lunga preterizione, che concludo dicendo che non farò scrivere sulla mia lapide, come Stendhal “Enrico Beyle, milanese, scrisse, amò, visse”: però amo Milano per tante ragioni, e Beyle è una di queste.

Il motivo per cui ci stiamo appassionando a Milano in questi giorni è l’esplosione, grazie ai fatti di cronaca recenti, della nuova questione sociale che l’ha investita.
I milanesi sono bravi, non si sono persi in questi anni dietro ai bonus contiani, 100/120 percento, facciate/controfacciate; non hanno un sindaco che va in giro con il casco a far vedere che ha messo 100 nuovi cestini, otto pensiline, rifatto il manto stradale o cambiato i sampietrini, che credo i milanesi chiamino pavé. A partire dall’Expo, hanno reimmaginato e ricostruito, ma soprattutto rigenerato, intere aree della città, costruendo grattacieli, torri, acciaio e cemento, che sono riusciti per un bel po’ di tempo anche a far passare per opere ecosostenibili se non addirittura ecologiche: il bosco verticale ne è il simbolo.
Comunque fossero o non fossero due costruttori e un architetto, copy di Luca Bernaudo, gli artefici di tutto ciò, Milano è cambiata. Grazie alla cosiddetta rigenerazione urbana ha ripreso una vitalità che aveva perso da tempo che a me piacerebbe molto avesse la mia di città. Basta una Scia e via. 
Del presunto patto corruttivo a me non interessa nulla, per me sono tutti innocenti almeno per i prossimi quattro, cinque anni, mese più mese meno: i tempi della giustizia italiana a spanne sono questi. Quello che mi interessa sono lo sviluppo e la crescita, non dico la bellezza, che certo non salverà il mondo.
In questi anni Milano è cresciuta? Ha creato un nuovo modello di sviluppo? Secondi me, sì. Questa crescita è stata condivisa da tutti o gran parte dei milanesi o di quelli che milanesi vogliono diventare? No, decisamente no.

Diciamoci la verità: Milano ha attratto un po’ di ricconi e cacciato molte persone normali e aumentato il problema della povertà, sempre più diffusa.
È che i prezzi delle case sono schizzati per tutti: quartieri nuovi di lusso venduti in blocco a fondi  speculativi o a miliardari attratti da una tassazione speciale, hanno prodotto un incremento non trascurabile di locazioni e vendite in tutta la città. Sedi di banche, multinazinali. Il costo della vita ha seguito la stessa tendenza.
Ora tutto questo, seppur discutibile, non sarebbe un problema irrisolvibile se gli stipendi medi non fossero rimasti fermi e immobili a prima del boom edilizio a prima della grande rigenerazione. O si risolve questa questione o Milano ne pagherà le conseguenze.Nnon immagino una rivolta del pane (ecco un’altra delle ragioni per cui amo quel posto: Don Lisander), ma qualcosa succederà, e non solo a Milano. In fondo, quella è stata la culla del socialismo riformista e autonomista italiano, una soluzione la troverà, la deve trovare.

I miei amici di Adesso! si battono  da tempo per un salario minimo per i milanesi; a Londra esiste, non è un obbligo, è un’indicazione concertata dal Comune. Cito da una petizione comunale, sempre di Adesso!, che a un certo punto il Comune ha fatto misteriosamente sparire dalla piattaforma preposta.
“Il 10% dei lavoratori dipendenti milanesi percepisce retribuzioni inferiori ai 9€ lordi l’ora e le paghe più basse si attestano si attestano tra i 6 e i 7€ /ora, ben al di sotto del valore necessario per superare la soglia di povertà (stimata in 10€);
•⁠  ⁠anche i lavoratori in appalti comunali (come quelli relativi ai servizi museali) hanno retribuzioni insufficienti;
•⁠  ⁠il costo della vita a Milano per, ad esempio, un giovane lavoratore single è del 23% più alto rispetto ai piccoli comuni della Lombardia;
Questa condizione viola l’art. 36 della Costituzione, a norma del quale la retribuzione deve essere sufficiente ad assicurare “un’esistenza libera e dignitosa”.
La petizione chiedeva al Comune di impegnarsi per un salario minimo e giusto, ha raggiunto le firme; nonostante la sparizione, ora il Comune è obbligato rispondere per iscritto: non è molto, però chissà che risponderà.

Tutto questo è terribilmente vero anche a Roma, solo che noi non abbiamo i grattacieli ma i B&B e  gli affitti brevi. Ma questa è un’altra storia.
Un’ultima cosa: tutto quello di cui stiamo parlando non è reato; non lo è il cattivo gusto bling bling dei miliardari, non lo sono i grattacieli senza ascensore sociale, non lo è una politica che non pensa non solo agli ultimi ma neanche ai penultimi, i terzultimi e pure quelli in mezzo alla fila.
Certo che questa politica sia sostenuta politicamente dal centrosinistra lascai perplessi. Però, ripeto, non è reato.

Foto di X1klima diffusa su Flickr.com con licenza creative commons

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Angelo Brunetti

1 commento

Fabio 25 Luglio 2025 at 18:34

Milano è una finta metropoli, non ha strati sociali e fa schifo così come i suoi grattacieletti ridicoli.

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