Oltre cinquanta opere dal Kunsthistorisches Museum arrivano a Roma per raccontare il progetto culturale degli Asburgo tra XVI e XIX secolo. Fino al 5 luglio.

È stata inaugurata nei giorni scorsi al Museo del Corso la suggestiva esposizione, accompagnata da un fitto corredo documentario, delle opere d’arte conservate nel Kunsthistorisches Museum di Vienna, museo diffuso che ha il suo nucleo nella famosa “camera imperiale” della Hofburg.
Si tratta di oltre 50 opere che permettono al visitatore di entrare nel cuore di una collezione che è al tempo stesso museo e autoritratto dinastico, emblema dello splendore di un Impero e dell’ambizione culturale degli Asburgo. Secondo la Curatrice della mostra, Cäcilia Bischoff, la mostra riunisce opere raccolte (o commissionate) tra il XVI e XIX secolo con l’intento di creare, da parte degli Asburgo, una koinè artistica che rispondesse culturalmente alle mire espansionistiche dell’impero asburgico. Il percorso si apre con un cenno all’architettura del museo, opera degli architetti Gottfried Semper, Carl Hasenauer e dall’italiano Antonio Cipolla, che operarono con l’intento di creare uno spazio pubblico, capace di trasmettere valori culturali che, in qualche modo, facessero da collante per le diverse etnie confluite nell’impero.

Nella medesima sala introduttiva spiccano, naturalmente, i ritratti di Francesco Giuseppe e della celebre (futura) imperatrice Elisabetta.Il viaggio vero e proprio inizia nella sala successiva, quando lo sguardo viene colpito dalla precisione e dall’inventiva degli artisti fiamminghi: Peter Rubens, Anthony van Dyck e Jan Brueghel il Vecchio rappresentati nella cornice della città considerata crocevia artistica, Anversa. Una menzione a parte va all’elegante (e più volte imitata) versione de “Il Peccato originale. Adamo ed Eva” di Lucas Cranach il Vecchio, dove si incontrano grazia e potenza espressiva. Non può mancare in questo suggestivo percorso (esente da velleità “immersive” o “multisensoriali”) la pittura olandese del Seicento, testimoniata dall’opera di Johannes Lingelbach, artista vicino ai “Bamboccianti” ovvero quegli artisti del Nord Europa che portarono a Roma uno stile nuovo, più attento alle scene popolari, successivamente espresso da Arcimboldo e dal grande Diego Velázquez, di cui si può ammirare il “Ritratto dell’Infanta Margarita in abito blu”. Si devono all’arciduca Leopoldo Guglielmo (1614 – 1662) anche le acquisizioni di opere di artisti italiani: Tiziano, Tintoretto, Veronese, Gentileschi, Cagnacci e Moroni, che “ornarono” le preziose sale degli Asburgo e che, di fatto, attestano il ruolo centrale dell’Italia nello sviluppo della pittura europea.

Il raccordo culturale tra Roma e Vienna si conclude con la “Incoronazione di spine” di Caravaggio, realizzata tra il 1603 e il 1605, opera che conserva tra luci e ombre la sofferta vitalità di un genio. Completa il percorso una selezione di opere dalla Kunstkammer, la “camera della meraviglia” presso il palazzo in Hofburg: i membri della famiglia Asburgo collezionarono infatti circa 2.200 oggetti in oro, argento, avorio e altri materiali rari che coprono il periodo storico dal tardo Medioevo all’epoca barocca. Un percorso ricco di spunti che si snoda attraverso l’esposizione ordinata e soprattutto dettagliata di opere e artisti immortali: la mostra non esaurisce, certamente, la conoscenza dei capolavori conservati nel Kunsthistorisches Museum che richiede – in virtù della diffusione sull’intero territorio viennese – almeno un giorno (se non due) di visita dedicata. Si esce tuttavia sulla caotica via del Corso con l’impressione di aver compiuto un piacevole viaggio.
