10 Febbraio 2026

Nel Lazio imprese funebri quasi raddoppiate

Da un po’ di tempo, le agenzie di pompe funebri puntano sullo humor nero per farsi pubblicità, e neanche il Covid ha per il momento interrotto il trend. Il campione della categoria, come è noto, è Taffo: l’agenzia dell’Aquila, nata 80 anni fa, oggi copre tutto il territorio abruzzese e la provincia di Roma, si occupa anche di funerali per animali domestici ed è diventata famosa in tutt’Italia per la sua politica social, che sta ispirando varie – e non sempre riuscite – imitazioni.

Del resto, il “mercato” funebre è fiorente e, soprattutto, la politica di liberalizzazione sembra aver funzionato. In 14 anni, nel Lazio, il numero di servizi di pompe funebri è praticamente raddoppiato. Erano 418 nel 2006, l’anno delle “lenzuolate di liberalizzazioni” del governo di centrosinistra; 527 cinque anni dopo, nel 2011; e sono diventati 757 nel 2020 (a livello nazionale, i servizi sono passati da 4025 a 6873, con circa 20.000-23.000 dipendenti fissi), come indicano i numeri di Unioncamere-Infocamere. 

Il numero di decessi nella nostra regione è cresciuto, come del resto in tutt’Italia. Nel 2006 i morti sono stati 49.000, secondo l’istat. Tra il 2015 e il 2019 in media si sono registrati invece 59.000 decessi l’anno (nel 2020, con la pandemia, si è arrivati a 62.100 circa). Un aumento significativo, ma che non corrisponde alla crescita del numero di servizi. 

Per la Feniof, la principale associazione di categoria delle imprese funebri, quella che è cambiata maggiormente è la propensione alla spesa per le onoranze funebri: si vuole spendere meno per i funerali, soprattutto nelle città. Ed è aumentata la concorrenza sleale, con prestazioni a prezzi inferiori ai costi e formule ingannevoli per gli utenti. Il risultato è che anche se non c’è crisi, moltissime agenzie hanno ridotto comunque gli utili.

Il Lazio, secondo la Feniof, è l’unica regione che, a differenza delle altri, non ha varato una normativa specifica, ma applica solo quella nazionale. 

 

[La foto del titolo è di Benito ed è stata diffusa su Flickr.com con licenza creative commons]

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