Nel suo articolo Non ci avrebbe scommesso nessuno ma la transizione ecologica europea sta funzionando, pubblicato su Rivista Studio, Ferdinando Cotugno racconta con tono narrativo e ironico una notizia di grande rilievo ma scarsamente notata: l’Europa sta rispettando gli impegni climatici del Green Deal. La Commissione Europea ha infatti certificato che, con i piani energia e clima in corso, l’Unione è sulla buona strada per ridurre le emissioni del 54% entro il 2030, appena un punto sotto l’obiettivo ufficiale del 55%. Un successo insperato, frutto di un decennio iniziato in piena pandemia e costellato da crisi energetiche, conflitti e rigurgiti anti-ambientalisti. Ma, osserva l’autore, la notizia è passata inosservata, “travestita da PEC” e ignorata dall’opinione pubblica.
L’articolo è interessante perché affronta con lucidità e stile brillante una delle questioni cruciali del nostro tempo: la disconnessione tra il successo reale delle politiche ecologiche e la percezione pubblica dell’emergenza climatica. Cotugno evidenzia l’assurdità del fatto che una delle imprese più ambiziose della storia europea – decarbonizzare l’intera economia entro il 2050 – venga comunicata male e vissuta con indifferenza. In un contesto geopolitico segnato dal negazionismo climatico di ritorno (dagli USA alla Cina), l’Europa continua a essere un attore centrale. Ma, avverte, senza un coinvolgimento emotivo e sociale dei cittadini, nemmeno i migliori piani possono reggere alla lunga. Un pezzo utile per capire non solo dove siamo nella transizione ecologica, ma anche perché spesso non ce ne accorgiamo.
