Tra editori di estrema destra, autori in fuga, librai infuriati e polemiche che si trascinano da anni, l’apertura di “Più libri più liberi” 2025 assomiglia più a un campo minato che a una festa della piccola e media editoria.
Oggi, 4 dicembre, è la data segnata da mesi sul calendario di molti appassionati di libri e carta stampata in genere. Perché torna la fiera della piccola e media editoria alla Nuvola dell’Eur, con centinaia di editori, migliaia di libri, decine di appuntamenti.
E io, che pensavo semplicemente a mettermi qualcosa di comodo, mi ritrovo a chiedermi: “Che senso ha presentarsi con un maglione carino, se intorno a certi stand c’è una bagarre degna di un’assemblea politica?”.

Perché quest’anno non è solo entusiasmo da lettori: la presenza contestata dell’editore di estrema destra
Al centro delle polemiche c’è la partecipazione della casa editrice Passaggio al Bosco: definita da molti come “neofascista”, col suo catalogo che esalta figure e ideologie legate al nazifascismo e all’antisemitismo.
In risposta, oltre 80 autori, autrici e personalità del mondo culturale – da Alessandro Barbero a Antonio Scurati, da Daria Bignardi a Caparezza – hanno firmato una lettera rivolta all’organizzazione della fiera (Associazione Italiana Editori, AIE), chiedendo che sia valutata con attenzione la compatibilità tra certe scelte editoriali e i valori professati da un evento culturale.
Tra quelli che hanno deciso di disertare la fiera, spicca il nome di Zerocalcare, che in un video sui social ha spiegato che non intende condividere lo spazio coi nazisti: ““Purtroppo ognuno c’ha i suoi paletti, questo è il mio. Quando l’ho deciso, quindici anni fa, mi pareva semplicissimo da applicare. Oggi è una specie di campo minato”. Una presa di posizione netta, che è diventata simbolo – per molti – di una linea d’ombra che rischia di attraversare una manifestazione che è sempre stata immaginata se non “di tutti”, come “democratica”.

Ma non è la prima volta: tensioni vecchie (e ricorrenti)
In realtà, le polemiche sul salone non sono una novità: già in edizioni passate i librai – soprattutto a Roma – avevano espresso forti perplessità sull’evento, per le sue date e per l’impatto sul commercio librario indipendente. Il motivo? La fiera si tiene a dicembre, proprio quando molte librerie contano su un picco nelle vendite per il Natale: ogni libro venduto in fiera — secondo i librai — è un libro in meno acquistato nelle librerie di quartiere.
Non solo: già nel 2024 alcune case editrici indipendenti – stanche dei costi elevati degli stand e di una gestione che a loro dire privilegia editori “medi” o “consistenti” – avevano contestato la struttura stessa dell’evento, denunciando che la definizione “piccola e media editoria” fosse ormai sbiadita.
In parole povere: quello che un tempo doveva essere un rifugio per le voci meno conosciute – una “controfiera” rispetto ai grandi gruppi – è diventata un’arena dove vincono soltanto chi ha già risorse e visibilità.
L’effetto collaterale: “cosa compro a Natale se compro a PLPL”
La polemica non è solo politica, insomma: è anche economica, e riguarda la sopravvivenza di molte librerie indipendenti. Le date natalizie – quella che dovrebbe essere stagione d’oro per gli scaffali – vengono “scippate” da una fiera che propone sconti, visibilità e un grande afflusso di lettori sotto pressione da regali e liste di Natale. E non si tratta di un dettaglio marginale: per molte librerie indipendenti, le vendite natalizie rappresentano una fetta importante del fatturato annuo.
Poi ci sono io: voglio andare a Più libri più liberi; mi incuriosisce, ci sono presentazioni, libri nuovi, magari qualche scoperta interessante. Però è impossibile non fare i conti con la tensione che aleggia. Andare con lo sguardo da lettore curioso o con la penna – anche solo mentale – da cronista critico?
Tra stand, scaffali, firme e pagine, la fiera è diventata molto più che un’occasione per comprare libri: è una piazza di dibattito culturale, una scena su cui si gioca – a volte rumorosamente – il senso stesso di “cultura libera”.
E allora sì: mi vesto comodo, ma con un’ombra di indecisione. Chissà quali volumi finiranno in borsa e quali domande resteranno da porre.

