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17 Giugno 2026

Ostia ciclista!

Ostia è antropologicamente ciclista. Sarà ‘sto lungomare che tira dritto dall’alba al tramonto e ritorno, sarà la pineta che regala fuori pista entusiasmanti, sarà che gli autobus non passano mai, ma Ostia è decisamente ciclista! Ci passa anche il Giro d’Italia.

La biografia personale di ognuno di noi altro non è che il frammento di una narrazione che costruisce l’identità sociale di questo pezzetto di Roma.  La bicicletta come scuola di vita sin dall’infanzia. Trovare l’equilibrio, trovarlo con quella mano che ti sostiene e aver certezza di averlo conquistato solo quando ti avrà mollata. La bicicletta insegna l’umiltà. Non pieghi in curva se a malapena sai andar dritta. Se poi sei zuccona e nonostante tutto pieghi, tu a quelle siepi, che ti hanno accolta e hanno evitato che ti sfracellassi sull’asfalto, devi molta gratitudine e a capo chino tu le ringrazi. Grazie siepi!

Ostia ti insegna che non conta dove tu stia andando con quella bici, tu il vento lo avrai comunque contro. Il mistero della geografia di questo quartiere come stile di vita, l’ostinazione contro le avversità come strumento quotidiano, la cartografia locale stampata, cicatrice dopo cicatrice, sulle ginocchia.

Ostia non ti illude. Mai! Nessuna passeggiata sarà mai una semplice passeggiata. Qui nulla è semplice e quindi via con le salite dei cavalcavia, i dossi delle radici dei pini, lo slalom intorno ai fusti sulle carreggiate e l’impari lotta contro gli automobilisti arroganti. Al dominio delle lamiere delle carrozzerie, si risponde con l’abile pedata del piede che richiude la portiera distratta e prepotente. Sono abilità che vanno acquisite.

Ciò che non ti aspetti di dover acquisire è dover contrastare un’auto carica di ragazzi idioti che, mentre tu pedali, decide di dar colpetti alla ruota posteriore della tua bici. Nessuna possibilità di frenare e la speranza di aver abbastanza fiato fino alla svolta. Io ho svoltato. Gli idioti decisamente no!

Ostia è così ciclista che qui le bici sono merce preziosa, così preziosa che tutte e tutti abbiamo storie di furti, inseguimenti, pagamenti di riscatti solo  per riavere la propria bicicletta. Ostia sempre e comunque teppista.

Anche io, certa della bicicletta che stavo pedalando, presi a sbeffeggiare e bullizzare l’odiato ragazzino della strada dietro la mia. Gli pedalavo davanti a velocità rispondendo al suo odio con il mio odio. Ci insultavamo e il mio passare veloce non gli consentiva di darmele. Ci prendevamo a calci lui ed io. Per tutte le elementari. Non ho idea del motivo ma così era. Andò avanti fino al giorno della bici. Io correvo, insultavo ed ero felice con il vento tra i capelli. La bici era il mio componente aggiuntivo che mi lasciava superare l’oggettiva inferiorità fisica. Io come Goldrake! Poi, all’ennesimo passaggio, decise di non cercare di afferrare me e afferrò la bici. Me la tolse dalle mani scaraventandola via e giù calci su di me. Smisi di passare di lì. Oh se il marciapiede era suo era suo e ba!

Questo forte appartenenza delle bici alle nostre vite ha fatto sì che la patinata e ordinata ciclabile non abbia trovato il giusto fascino tra noi adulti. Noi  che conosciamo l’ebrezza di cavalcare una Safari in due, solo per dimostrare agli altri di poter superare i dossi in pineta (grazie Vale, amica temeraria e che ha colmato la mia tanta goffaggine). La ciclabile è carina ma periferica. Non ha raggiunto il cuore di tutti noi.

Anche il Giro d’Italia ad Ostia diventa episodio marginale, divertente, ma giusto qualche attimo di una domenica pomeriggio. Eravamo pochi sul lungomare? Non saprei. Eravamo lì in parecchi, ognuno con la propria storia d biciclette. Anche una come me, estremamente pippa, che l’unica volta che ha usato una Tip Top l’ha fatto per aggiustare lo sciacquone del bagno. Il Giro d’Italia è una carovana davvero emozionante, dalle auto e moto che aprono, agli elicotteri che ti avvisano dell’imminente arrivo dei ciclisti.

Il primo atleta raccoglie gli incitamenti più grandi, ma è il gruppo che dona le emozioni maggiori. Arriva con un sibilo che non mi aspetto e quello sferragliare di pedali lo sento che attraversa non solo la città, ma anche me. È così potente che alla fine mollo anche le foto e mi lascio solleticare da quel clangore. Al dunque sfilavano via anche le ultime macchine di quel carosello e la festa scorre via verso il resto della città
In molti si godono l’euforia del momento appena vissuto, qualcuno torna alla vicina spiaggia e altri inforcano la bici con cui sono arrivati e giù a pedalare.

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