Onde alte, vento e pioggia trasformano la spiaggia in un luogo sospeso, dove le foto sono solo un pretesto per restare ad ascoltare il mare.
Svolto l’ultimo angolo e le onde se ne stanno lì alte sopra la strada. Sento che sto sorridendo nel vederle gonfie, increspate e urlanti. Ci contavo parecchio, di trovare una spiaggia spazzata dal vento e specchiata d’acqua. La fotografia è solo una scusa, sia per me, che per gli altri cultori di tempesta e mietitori di scatti. Non siamo molti, ma tutti abbiamo il naso puntato all’orizzonte e gli occhi fissi su un mare che testardamente non offre alcun punto fermo.
I gabbiani sembrano giocare tra le onde su cui volano per inabissarsi improvvisamente. Qualcuno appende i pensieri in quel punto in cui il cielo si tuffa in mare, alzando onde potenti, capaci di portar via qualsiasi riflessione, anche la più pesante. Un ragazzo ascolta un pò di musica appoggiato alla torretta del bagnino in congedo ancora per qualche mese e, la cui assenza, lascia spazio a chi cerca un palco per rimuginare in risacca. Un’onda più lunga mi fa esclamare di stupore. Il ragazzo sorride e io con lui. Cerco di far rimanere asciutto un obiettivo che però continuo a puntare nelle onde che si infrangono sotto i nostri piedi. Resto incantata dal mare che ha conquistato la sabbia e la tiene immersa sotto uno specchio di acqua. La pioggia torna a picchiettare sulle nostre teste e scende incontro al cielo riflesso sulla spiaggia.
Nessuno ha fretta di lasciare la spiaggia, neanche la tempesta che spazzandoci ci tieni insieme lì in quel momento.
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