23 Gennaio 2026

Paradosso Kirk: commemorato in Parlamento, incriminabile in Italia

Omaggio ufficiale a Montecitorio per il leader trumpiano assassinato. Ma le sue frasi, in Italia, sarebbero finite sotto la legge Mancino.

Prima di tutto: l’assassinio di Charlie Kirk va condannato nel modo più fermo possibile. Nessuna idea, per quanto odiosa, giustifica la violenza. Se ne è parlato in tutto il mondo. La sua morte è diventata terreno di scontro politico, anche molto aspro. In Italia, la Camera dei deputati ha scelto di commemorarlo. Un’iniziativa che mi ha colpito molto, perché tra le tante reazioni – favorevoli o contrarie – non ho letto quella che a me pare una evidente contraddizione: il Parlamento che lo omaggia è lo stesso che ha scritto la legge che lo avrebbe probabilmente reso penalmente perseguibile per diverse sue affermazioni, se fossero state pronunciate in Italia.

Kirk, da noi, non è un nome popolare. Negli Stati Uniti invece è stato un volto di punta della destra trumpiana, anche per frasi come:

  • “If I see a Black pilot, I’m going to be like, ‘Boy, I hope he’s qualified.’” — “Se vedo un pilota nero, penso: ‘Spero proprio che sia qualificato’.” (The Charlie Kirk Show, 23 gennaio 2024)
  • “Happening all the time in urban America, prowling Blacks go around for fun to go target white people, that’s a fact.” — “Accade continuamente nell’America urbana: neri che si aggirano per ‘divertimento’ prendono di mira i bianchi — è un fatto.” (The Charlie Kirk Show, 19 maggio 2023)
  • “Islam is the sword the left is using to slit the throat of America.” — “L’Islam è la spada che la sinistra usa per tagliare la gola all’America.” (post sui social, 8 settembre 2025)

Sono frasi testuali e datate, documentate dalla stampa internazionale e rintracciabili negli archivi video.

 

In Italia sarebbero reato

In Italia, dichiarazioni di questo tipo rientrerebbero nel perimetro dei reati previsti dalla legge Mancino, che punisce la diffusione di idee fondate sull’odio razziale e l’istigazione alla discriminazione religiosa. Non semplici opinioni, dunque, ma affermazioni che – se pronunciate qui – avrebbero potuto portare a un procedimento penale.

Per la legge Mancino, non serve un invito esplicito alla violenza: basta un messaggio pubblico che diffonda odio o disprezzo verso un gruppo protetto. Ovviamente, molto dipende dal contesto: un insulto isolato e volgare raramente porta in aula. Ma se l’affermazione è parte di un discorso pubblico, diffuso su palchi o social con milioni di follower, la giurisprudenza italiana ha già riconosciuto che l’effetto di “seminare odio” è sufficiente per aprire un fascicolo.

Qui sta la differenza sostanziale: negli Stati Uniti il principio di libertà d’espressione copre quasi tutto, lasciando alle piazze e ai social la reazione. In Italia, invece, il confine tra parola e reato è più stretto: la democrazia non si affida solo al mercato delle idee, ma stabilisce che l’odio razziale non possa diventare “opinione come le altre”.

Durante l’omaggio in Parlamento i partiti di governo hanno parlato (e molto) di libertà di parola: Lega e FI in modo esplicito e “costituzionale”; FdI con enfasi sul diritto a parlare e contro l’odio, senza entrare nel dettaglio dei limiti di legge.

 

Il paradosso di Montecitorio

 

È proprio qui che il gesto parlamentare interroga la coerenza della scelta di commemorare Kirk a Montecitorio: è opportuno, è giusto, rendere onore — in forma di commemorazione ufficiale — a chi, per la stessa grammatica giuridica italiana, rischierebbe di finire sotto inchiesta e di essere condannato?

C’è poi un’altra osservazione da fare: i promotori della commemorazione, se davvero difendono la libertà di parola in nome della quale hanno ricordato Kirk, dovrebbero spingersi fino in fondo e chiedere l’abolizione, o almeno la modifica, della legge Mancino. In questo modo sarebbero costretti ad ammettere apertamente che, per loro, è giusto che anche in Italia si possano pronunciare discorsi d’odio e di istigazione alla discriminazione.

L’Italia è l’unico Paese europeo ad aver organizzato una vera e propria commemorazione. In Polonia e Romania ci si è limitati a un minuto di silenzio, mentre il Parlamento europeo ha addirittura negato la richiesta di un ricordo formale.

Non è solo un paradosso: è un cortocircuito politico e morale. “Le parole sono pietre”, ricordava Carlo Levi. Forse bisognava tenerlo a mente prima di commemorare chi di quelle parole ha fatto un’arma politica. In Aula, stavolta, la libertà di parola è stata celebrata perfino quando si era trasformata in libertà di odio.

 

[Questo post è stato pubblicato originariamente da Open Italy – L’Italia spiegata bene, ovunque tu sia, la newsletter in cui Marco D’Auria racconta politica, società e attualità italiane. Per italiani all’estero, per chi sogna di partire, o semplicemente per chi vuole capire davvero l’Italia, anche da lontano]

Post correlati

Mostre in corso per il Capodanno (e oltre)

Luisa Sisti

Il riassunto di Roma: 24 aprile

RR

Timothée Chalamet, la scalinata di Trinità dei Monti e noi

Alessandro Mauro

La dura legge del gol

Maurizio Pignotti

Chi si rivede: la destra alla guida del Lazio

Davide Baraldini

“La cartolina” diventa una mostra: Baci da Roma

RR

Lascia un commento