12 Aprile 2026

Quanto spesso pensi all’Impero Romano? La domanda che ha fatto impazzire il mondo (ma che a Roma suona diversa)

Tutto è partito da un paio di influencer e da una domanda innocente: quante volte alla settimana ci pensi? La risposta degli uomini ha sorpreso il mondo. A Roma, meno.

Se abitate a Roma e avete un compagno, fidanzato o marito, provate a fargli questa domanda mentre passa davanti al Colosseo: quante volte alla settimana pensi all’Impero Romano? Preparatevi alla risposta. Perché la risposta, con ogni probabilità, sarà qualcosa del tipo: “Tutti i giorni. Perché, tu no?”. No. Lei no.

La storia di come questa domanda ha conquistato il mondo comincia in Svezia, nell’estate del 2023, e ha due protagonisti improbabili. La prima è Saskia Cort, influencer svedese, che per prima incoraggia i suoi follower a fare la domanda ai loro partner maschi. Il secondo è Artur Hulu, rievocatore storico romano – quello vero, con elmo e lorica – che sui social si chiama Gaius Flavius e che il 19 agosto 2023 posta su Instagram un messaggio destinato a fare il giro del mondo: “Signore, molte di voi non si rendono conto di quanto spesso gli uomini pensino all’Impero Romano. Chiedete a vostro marito, fidanzato, padre o fratello. Sarete sorprese dalle risposte”.

Aveva ragione. L’hashtag #romanempire ha raggiunto oltre un miliardo e mezzo di visualizzazioni su TikTok. Le ricerche Google per “Roman Empire” registrano un forte picco tra agosto e settembre 2023. Il trend viene discusso perfino al Today Show americano, dove il conduttore Carson Daly ammette candidamente di pensarci ogni giorno, lasciando i colleghi senza parole. Anche molti brand hanno cavalcato il meme sui social”. Nel mezzo del caos, una tiktoker chiede al suo ragazzo l’ultima volta che ci ha pensato. Lui risponde senza esitare: “Due settimane fa”. Poi aggiunge, serissimo: “Se parli inglese, stai pensando all’Impero Romano. Stai parlando una lingua latina”.

Perché proprio Roma, e perché soprattutto gli uomini

La risposta breve è: scuola, cultura pop e un certo immaginario della mascolinità che ha trovato nell’antica Roma il suo campo da gioco preferito.

L’Impero Romano è stato per generazioni il contenuto principale di una certa educazione storica occidentale (battaglie, condottieri, ingegneria militare, espansione territoriale). È il mondo di Il Gladiatore, di Asterix, di ogni videogioco di strategia in cui si costruisce un impero a partire da tre contadini e una cava di pietra. È un universo di ordine, gerarchia e conquista che ha nutrito per decenni una narrativa della virilità: l’uomo che organizza, che espande, che tiene insieme un sistema complesso con la forza della volontà. Non è un caso che uno degli uomini intervistati dalle tiktoker dichiari di pensare all’Impero Romano ogni volta che usa il bagno: “I Romani hanno inventato le fognature moderne”.

Le donne, in quella narrativa, comparivano poco e male. Il che spiega almeno in parte perché il cassetto “Impero Romano” sia rimasto prevalentemente maschile: non è che le donne non possano appassionarsi all’antichità classica, è che la versione pop e scolastica di quella storia le ha storicamente escluse o marginalizzate. Non c’è un equivalente femminile di Cesare che attraversa il Rubicone: o meglio, ci sarebbe (Cleopatra, Livia, Agrippina), ma non ha avuto lo stesso spazio nell’immaginario collettivo. Quando la tiktoker Emmy Rener ha chiesto alle sue follower qual era il loro equivalente femminile dell’Impero Romano, le risposte erano tutt’altro genere: la mitologia greca, i Romanov, un’ex migliore amica, un momento imbarazzante di dieci anni fa.

“My Roman Empire” diventa qualcos’altro

La cosa interessante è che il trend ha rapidamente superato i confini del suo significato originale. “My roman empire” è diventata un’espressione per indicare qualsiasi pensiero ricorrente e irrazionale: quella cosa a cui torni sempre, senza capire bene perché, che non ha necessariamente a che fare con la storia antica.

Per qualcuno è una scena imbarazzante di dieci anni fa. Per altri è una canzone degli anni Novanta. Per altri ancora è una domanda filosofica irrisolta, un’ex, un errore professionale, il modo in cui avrebbe dovuto rispondere in quella discussione del 2018. Ognuno ha il suo Impero Romano: quella provincia mentale sempre illuminata, anche quando tutto il resto è buio.

In questo senso più ampio, il fenomeno ha smesso di essere solo maschile e ha parlato a tutti. Perché tutti, in fondo, abitiamo una piccola Roma nella testa: una costruzione che non crolla mai del tutto, che continua a esistere anche dopo che i barbari sono entrati, anche dopo che la Storia è andata avanti.

E se abitate a Roma vera, la città, probabilmente ci pensate ancora di più. Difficile non farlo, quando l’autobus passa davanti al Colosseo.

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