12 Aprile 2026

Quarant’anni fa gli hamburger sbarcarono in piazza di Spagna

Il 20 marzo 1986 aprì il McDonald’s che ancora oggi si trova ai piedi della Scalinata. In realtà, non era il primo fast food italiano della catena. Tra curiosità, proteste e incassi significativi il primo giorno, da qui nacque una nuova attenzione alla cucina locale, e l’idea dello “slow food”.

C’è una targa all’ingresso del McDonald’s di piazza di Spagna che dice: “Il primo ristorante McDonald’s in Italia apre il 20 marzo 1986 a Roma”. Tecnicamente, però, il primo McDonald’s italiano aprì il 15 ottobre 1985 a Bolzano, in piazza Walther von der Vogelweide, e chiuse i battenti nel 1999. Ma la storia romana è quella che ha segnato la cultura italiana del fast food: è lì che si consumò il primo grande scontro culturale sull’hamburger americano, e dove nacque per reazione il movimento che poi sarebbe diventato Slow Food. Quarant’anni dopo, il McDonald’s di piazza di Spagna è ancora lì, tra marmi e decorazioni artistiche. E oggi l’anniversario è stato festeggiato dalla politica in modo bipartisan, con amministratori di centrosinistra e centrodestra.

Il giorno dell’inaugurazione

L’apertura fu subito un evento simbolico. Da un lato intellettuali, artisti e personalità dello spettacolo, ma anche attivisti politici, difendevano la tradizione culinaria italiana e temevano lo smantellamento di botteghe storiche del centro; dall’altro, curiosità e interesse crescevano soprattutto tra i giovani. Giovani, era il timore di qualcuno, che avrebbero anche avuto un motivo in più per “invadere” il centro sciamando dalla periferia grazie alla linea A della Metro.

Piazza di Spagna divenne teatro di proteste simboliche nei giorni successivi: alcuni manifestanti portarono forchette e piatti di pasta come gesto ironico contro l’arrivo del fast food. Tra i più celebri oppositori Renzo Arbore e lo stilista Valentino Garavani, ma anche il cantante Claudio Villa e il comico Giorgio Bracardi. Quel giorno di marzo migliaia di persone accorsero all’inaugurazione, e gli incassi ammontarono a decine di milioni di lire. Una vetrina si ruppe: non a causa delle proteste, però, ma per l’entusiasmo della folla.

Il McDonald’s di piazza di Spagna non era, nel design, il ristorante standard della catena: pareti di marmo, mosaici e affreschi. Un po’ kitsch, in realtà. L’obiettivo era armonizzarsi con uno dei luoghi più simbolici d’Italia, nel cuore del salotto buono di Roma. Ciò lo rese subito un locale tra i più eleganti e scenografici della catena, e contribuì alla sua fama.

Adattarsi al gusto italiano

Fin dai primi anni McDonald’s puntò a fornitori italiani e ingredienti locali, creando un legame con la cucina nazionale. Nei decenni successivi arrivarono insalate e menù alleggeriti, offerte stagionali e linee dedicate come il McItaly, con ingredienti DOP e IGP: Asiago, Provolone Valpadana, Speck Alto Adige. Il McCafé, con baristi formati sulle macchine da espresso italiane, rappresentò un altro esempio della strategia di adattamento ai gusti locali. Del resto, da noi McDonald’s si espanse rapidamente. Nel 1990 i ristoranti erano 8, nel 1997 un centinaio, nel 2001 circa 300. Oggi sono oltre 700 in tutta Italia: una diffusione capillare che racconta quanto quella scommessa del 1986 sia stata vinta, nonostante le proteste e le forchette alzate in segno di protesta.

Quarant’anni e una rivoluzione culturale

Le proteste romane contribuirono anche, va detto, alla nascita di Slow Food, che oggi è presente in oltre 160 paesi con milioni di aderenti e una Università di Scienze Gastronomiche a Pollenzo. McDonald’s e Slow Food rappresentano due approcci diversi nati dallo stesso momento storico: il confronto tra globalizzazione e tutela della cucina locale. Roma, come spesso accade, ha prodotto conseguenze che nessuno aveva previsto.

Il McDonald’s di piazza di Spagna rimane un simbolo di quella svolta: un locale storico, scenografico e ancora funzionale, testimone della trasformazione della cultura alimentare italiana.

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