Il 7 e 8 aprile al Teatro Trastevere va in scena “Quattro quarti. Io sono rara”, spettacolo scritto, diretto e interpretato da Alessandra Silipo ispirato alla vita e alle parole della giornalista Oriana Gullone. Un racconto teatrale che intreccia poesia, ironia e testimonianza per dare voce a chi vive con una malattia rara.

Una malattia rara (la miastenia) e la voglia di vivere si intrecciano in questa pièce che assume il valore di testimonianza ispirata all’opera della giornalista Oriana Gullone, che nella sua breve vita (37 anni) riuscì a coniugare materiale poetico e ironia tagliente. La malattia si trasforma così in linguaggio scenico in un ambiente sospeso tra reale e simbolico.
La regista non vuole imitare Oriana, ma ascoltarla profondamente, lasciando che sia lei a guidarne il ritmo emotivo indipendentemente dalla misura del tempo ordinario. L’opera, definita nelle note di regia “atto d’amore verso Oriana, verso chi vive con una malattia rara, verso chi lotta per essere creduto, verso chi trova la forza nell’ironia e nella verità” affronta il dramma di chi è costretto, all’improvviso, a fare i conti con un male che ti divora giorno dopo giorno e verso il quale non esiste terapia e, forse, nemmeno empatia.

Chi scrive ha visto spegnersi, tra dolori insopportabili, il proprio compagno per una diagnosticata (e quindi “curata”) sclerosi multipla, quando altro non era che miastenia, il “mostro” che ti paralizza e, letteralmente, ti soffoca fino a che il corpo, esausto, smette di lottare. “Quattro Quarti. Io sono rara” è dunque un atto politico (e poetico) scandito dal ritmo personale di ciascuno, verso quelle battute irregolari che continuano a suonare a dispetto delle limitazioni. Per questo la scelta è di far dialogare teatro, maschera, commedia e poesia con il materiale autobiografico che compone lo spettacolo e lo arricchisce di un taglio quasi cinematografico: linguaggi che abitavano il modo di stare al mondo di Oriana. La regia cerca quindi di ascoltare il ritmo emotivo, al di là del tempo ordinario, per trasformare il dramma in un ritmo nuovo, più personale, un ritmo che nonostante tutto continua a battere il proprio tempo.
Di seguito il punto di vista di Alessandra Silipo.
Parlaci brevemente di te. cosa ti ha spinto a intraprendere la carriera teatrale? Quali sono i tuoi mentori ideali?
“Non è stata una scelta razionale, ma una necessità. Una chiamata. Sorrido quando penso che da piccola volevo fare il pirata: andare per mari alla scoperta di tesori nascosti, di mondi sconosciuti, inesplorati. Essere attrice ha molto a che fare con questa ricerca. Ogni storia, ogni personaggio è un mondo a sé. Ognuno di noi lo è. Il teatro insegna a spostare l’attenzione da sé per entrare nella verità dell’altro e di conseguenza a costruire un ascolto autentico in grado di creare una relazione con l’altro, con rispetto e gentilezza. Per questo il teatro dovrebbe essere materia ufficiale di studio a scuola. Fin da subito ho sentito che il teatro era il luogo in cui potevo tenere insieme tutto: il corpo, la voce, la scrittura, il pensiero, la fantasia, la creatività. Il mio percorso è sempre stato un attraversamento tra linguaggi: teatro fisico, commedia, parola, scrittura, regia… Per questo i miei mentori ideali non sono mai stati una sola figura, ma un dialogo continuo tra tradizione e contemporaneità, sono artisti – e persone – che riescono a tenere insieme corpo e parola, dolore e leggerezza, intimità e responsabilità politica. E poi ci sono le voci reali, come quella di Oriana, che più che un riferimento è una guida: perché mi ricorda ogni volta che il teatro è un atto necessario, non solo estetico.”
Cosa ti ha colpito di più nella figura di Oriana Gullone e perché la scelta di rappresentarla?
Aver conosciuto Oriana è stato un privilegio di un valore inestimabile. E sarò sempre profondamente grata della sua amicizia. Oriana rendeva migliore chiunque incontrasse, zuccherava la vita con il suo sorriso, la sua forza, la sua ironia e mi potrei dilungare all’infinito. “Quattro Quarti. Io sono rara” nasce proprio con la sua volontà, la sua guida e collaborazione iniziale, lo spettacolo prosegue oggi come atto di restituzione, memoria e sensibilizzazione, per continuare la battaglia culturale e civile che Oriana ha portato avanti con lucidità, ironia e forza.
Per portare in scena il dramma di questa giovane giornalista hai effettuato ulteriori ricerche? Il tuo personale punto di vista sulla miastenia?
È stata una ricerca continua basata innanzi tutto sull’ascolto profondo e la prima fonte è stata, ovviamente, Oriana stessa: i suoi racconti, i suoi scritti, i podcast, i messaggi, le parole lasciate. Un materiale vivo, diretto, che ho cercato di non tradire mai. Accanto a questo, ho sentito la responsabilità di informarmi: ho studiato la miastenia gravis dal punto di vista medico, ma soprattutto umano. Ho ascoltato testimonianze, letto storie di altri pazienti, cercando di capire cosa significhi vivere in un corpo che cambia ritmo, che a volte non risponde, che ti espone continuamente allo sguardo degli altri senza “mostrare” nulla. è una condizione che cambia l’idea stessa di normalità. È un continuo negoziare con il proprio corpo, con il tempo, con le aspettative degli altri. Lo spettacolo in sé non è soltanto il racconto della miastenia gravis, è soprattutto, un atto d’amore: verso Oriana, verso chi vive con una malattia rara, verso chi lotta per essere creduto, verso chi trova la forza nell’ironia e nella verità. Lo spettacolo vuole restituire l’ impulso vitale di Oriana, trasformando le sue parole in presenza scenica, corpo, movimento, eco. Non un racconto di dolore, ma un racconto di vita ostinata, di ritmo personale, di quella parte indistruttibile che ogni essere umano custodisce anche nei suoi giorni più fragili. Un inno alla vita”.
Grazie Alessandra per l’impegno e la partecipazione profusi in questo progetto.
Da segnalare che parte dello spettacolo sarà devoluto alla Onlus “Il Bullone” (cui la stessa Oriana aveva affidato pensieri e iniziative) da anni impegnata nell’attività di sostegno dei giovani affetti da malattie rare, attraverso modalità di scrittura, di partecipazione e di attività di vario genere.

