Chi sono i Ghostwriter delle celebrity.
Mi capita soprattutto quando devo scrivere qualcosa di complicato – una mail che scivola troppo verso la disperazione, un post che sembra sempre troppo poco, o un progetto editoriale che ha bisogno di quella voce lì, precisa, che oggi non ho.
In quei momenti fantastico di essere un’altra me. Una me ghostwriter. Di chiamarla e dirle, “oh, sbrigatela tu che qua non se ne esce!”.
Che sarebbe una soluzione, ad averci i soldi per assumerla.
I ghostwriter, ovvero gli scrittori fantasma, sono quelli che scrivono e spariscono. Che cedono la propria voce e poi si eclissano.
Invisibili silenziosi e pagati il giusto (cioè: spesso malissimo).
Sembrano le madri di latte – avete presente quelle donne che allattavano i bambini per conto di Altre? – Di libri che poi crescono altrove.
Open, e il fantasma più famoso del mondo
Uno dei libri più sinceri mai scritti da un tennista (che già sembra una categoria ristretta, ma fidatevi) è Open.
Uscì nel 2009 e la gente impazzì: Agassi si raccontava fragile, pieno di dubbi, con la parrucca, la fatica di odiare lo sport che lo ha reso leggenda. Io mi ricordo l’attacco, lui sdraiato per terra a causa dei dolori, chi se lo scorda?
Era tutto vero, sì. Ma lo aveva scritto J.R. Moehringer. Uno che non solo scrive meglio di chiunque, ma che aveva già un Pulitzer nel taschino e un talento raro per farti sentire la vita degli altri come fosse la tua.
Per un po’, Moehringer è stato il più noto degli invisibili. Ha scritto Open, poi Il bar delle grandi speranze, poi ha fatto il ghost per Harry d’Inghilterra (quel Harry: capelli rossi, trauma reale).
E lì qualcosa si è incrinato: un articolo polemico (Notes from Prince Harry’s Ghostwriter, sul Neeyorker, in cui raccontava di essere stato esasperato per la stesura di Spare) una mezza lite su chi voleva l’ultima parola.
La verità è che scrivere per altri è sempre un gioco di specchi, e prima o poi uno si rompe.

Le penne che non sapete di amare
Il punto è che moltissimi dei libri che avete letto, amato, regalato, sottolineato… non li ha scritti chi pensate.
E non parlo solo di politici e influencer che pubblicano autobiografie con titoli tipo Crescere è un viaggio, che già là, un poco hai naschiato
Parlo anche di classici.
Alexandre Dumas, per dire, aveva un collaboratore fisso: Auguste Maquet. Scriveva con lui Il Conte di Montecristo, I tre moschettieri. A un certo punto Maquet ha fatto causa per essere riconosciuto coautore. L’ha persa, ovviamente. Ma resta lì, come uno spettro d’autore.
Poi ci sono le serie cult come Nancy Drew o The Hardy Boys: firmate da nomi fittizi, scritte da professionisti sottopagati.
Persino Kennedy vinse il Pulitzer per un libro scritto da un altro (il suo speechwriter, Sorensen).
E Donald Trump? Non ha scritto nemmeno The Art of the Deal. vabbè dai, io on ce lo vedo manco seduto al computer a sistemarsi il ciuffo dopo ogni frase, a dirla tutta, lì la penna era di Tony Schwartz, che anni dopo ha detto di averci messo l’anima… e poi si è pentito amaramente.
Giulia De Lellis, e l’Italia che scrive per altri
Se pensate che sia un fenomeno d’élite, fermatevi.
Nel 2019 esce per Mondadori Electa Le corna stanno bene su tutto, firmato Giulia De Lellis. Boom di vendite. Titoli ironici. Tutti a ridere.
Ma il libro è scritto da Stella Pulpo (che compare, comunque) giornalista e scrittrice (brava), che in qualche intervista ci ha messo del sarcasmo ma anche dell’onestà: “Volete ridere? Ridete. Ma io l’ho scritto bene”.
Ed è così: sotto molti libri italiani che vendono a palate -autobiografie, diari sentimentali, storie “ispirazionali” – ci sono ghostwriter che lavorano nell’ombra.
Sono pagati una tantum, senza royalties.
Da 1.500 a 7.000 euro per un intero libro.
Mentre chi lo firma incassa anticipi da cinque zeri.
L’autorialità è una questione economica
La domanda è: che cos’è un autore, oggi?
Chi ha vissuto la storia? Chi ha trovato le parole? Chi ha avuto i follower giusti per farsi dare la copertina?Perché diciamolo: se io racconto la tua vita, se scelgo il tono, la struttura, le pause, e tu poi ci metti solo la foto in quarta, chi ha davvero scritto il libro?
E soprattutto: chi lo possiede?
È come l’arte nel Rinascimento: c’erano i grandi nomi e poi i laboratori, le botteghe, i pittori senza firma che reggevano tutto.
Ecco, oggi l’editoria è un po’ così?
Il tabù dell’anonimato e le rivendicazioni (finalmente!)
Pare che le cose stiano lentamente cambiando.
Nel 2000, Andrew Crofts, uno dei ghostwriter più prolifici d’Inghilterra, ha rotto il silenzio scrivendo un libro per raccontare proprio la sua invisibilità. Il titolo?Confessions of a Ghostwriter. Un atto di coraggio e trasparenza che ha aperto una breccia.
Nel 2021, in Francia, una ghostwriter professionista ha persino fatto causa a un editore che le aveva commissionato la biografia di un politico, poi pubblicata senza menzione né compenso adeguato. Il caso ha aperto un dibattito pubblico su trasparenza e diritti di chi scrive senza firma. Era ora!
E se il ghost diventasse autore?
La buona notizia è che molti scrittori famosi hanno cominciato proprio così. Scrivendo per altri, in silenzio, cedendo la propria voce. Poi un giorno, hanno preso la penna e, finalmente, si sono firmati.
