Dal 1° febbraio 2026 le prescrizioni per visite ed esami non avranno più una durata uguale per tutti, ma varieranno in base alla priorità clinica. La Regione punta a ridurre le liste d’attesa e a rispettare le urgenze, ma opposizioni e sindacati parlano di nuovi disagi per i pazienti.

Dal primo febbraio 2026 nel Lazio si riducono i tempi di validità delle prescrizioni sanitarie per visite specialistiche ed esami diagnostici. La durata non sarà più uguale per tutte le prescrizioni, ma dipenderà dalla priorità clinica indicata dal medico. La nuova regola sostituisce l’attuale scadenza unica di 180 giorni. Secondo la giunta di centrodestra guidata da Francesco Rocca, la misura servirà a ridurre le liste d’attesa e rendere il sistema più equo, ma non mancano le contestazioni.
Le prescrizioni devono essere prenotate entro i seguenti termini:
| Priorità | Descrizione | Nuova validità (visite/esami) | Validità precedente |
| U (Urgente) | Entro 72 ore | 10 giorni | 180 giorni |
| B (Breve) | Entro 10 giorni | 20 giorni | 180 giorni |
| D (Differita) | Non specificato | 40 giorni / 70 giorni | 180 giorni |
| P (Programmata) | Entro 120 giorni | 130 giorni | 180 giorni |
Una volta prenotata la prestazione entro i termini di validità della prescrizione, questa resta valida fino all’effettiva erogazione. Anche se l’appuntamento è fissato oltre la data di scadenza indicata sulla prenotazione, la prescrizione non perde validità.
Il presidente Rocca, motivando la decisione, ha detto che la vecchia regola uniforme causava ritardi: per esempio, un’urgenza poteva essere prenotata mesi dopo, superando priorità più basse ma prenotate prima. La delibera approva indicazioni per prescrizioni corrette e governo delle liste d’attesa, con obbligo di informare i pazienti su scadenze per brevi e differite.
Impatti pratici
Se una ricetta scade senza prenotazione, viene cancellata dal sistema ReCUP e serve una nuova impegnativa dal medico di base. La misura ha provocato polemiche. Alessandro D’Amato, ex assessore regionale alla Sanità, ha definito la misura un “bluff” che raddoppia i disagi per i cittadini, accusando la giunta di penalizzare i pazienti invece di risolvere le liste d’attesa.
Alcune critiche puntano sul rischio di cancellazioni automatiche delle ricette scadute, che aumenterebbero il carico sui medici di base per nuove prescrizioni.
Si contesta anche la scarsa comunicazione, con il timore che molti utenti ignorino le nuove scadenze brevi (per esempio 10-20 giorni per urgenze). La delibera mira a rivedere ambiti di garanzia e tempi, ma le opposizioni in Consiglio regionale (Pd, M5s, Avs) la vedono come un passo indietro per equità e accessibilità.Rocca ha replicato che non si tratta di penalizzazioni, ma di rispetto delle priorità cliniche: la validità vale solo per la prenotazione, non per l’esecuzione della prestazione.
Liste d’attesa in miglioramento
Negli ultimi anni i dati ufficiali della Regione Lazio indicano un miglioramento sul fronte delle liste d’attesa, almeno sul piano organizzativo. Le prestazioni prenotate e monitorate tramite il sistema Recup sono passate da circa 2,6 milioni nel 2022 a 3,8 milioni nel 2024, mentre i tempi medi di attesa si sono ridotti da 42 giorni nel 2023 a circa 31 nel 2024. Secondo il presidente Rocca, nel 2025 oltre il 95% delle prestazioni prenotate sarebbe garantito entro i tempi previsti dalla legge, grazie all’integrazione delle agende del pubblico e del privato accreditato. Nello stesso periodo, la Regione ha più che raddoppiato il numero complessivo di prestazioni Recup, arrivando a circa 6 milioni nel 2025, un risultato che – nelle intenzioni – dovrebbe tradursi anche in maggiore trasparenza e controllo sui dati delle liste d’attesa.
