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15 Marzo 2026

Roma 2027, la partita è aperta: Gualtieri c’è, il centrodestra cerca ancora il nome (ma spera in Malagò)

Le elezioni comunali della Capitale saranno tra un anno, nella primavera 2027. Il sindaco uscente punta sul bilancio del mandato, il centrodestra non ha ancora il candidato: nel mezzo si agitano fantasmi, outsider e qualche vecchia conoscenza.

Immagine realizzata con un’app di intelligenza artificiale

 

Manca poco più di un anno alle elezioni comunali di Roma, previste nella primavera del 2027 (quando si dovrebbero tenere anche le politiche: ma la coincidenza potrebbe essere evitata facendo slittare questo o quel voto…). Il quadro è già abbastanza chiaro in un campo – quello del centrosinistra – e abbastanza nebuloso nell’altro, quello del centrodestra. Una asimmetria che racconta molto dello stato della politica romana, e che potrebbe rivelarsi decisiva nel momento in cui si aprissero le urne.

Roberto Gualtieri si ricandida. Non è una notizia, è quasi un dato naturale: il sindaco uscente ha dalla sua un mandato che, pur tra mille difficoltà, ha visto avanzare diversi cantieri importanti, il Giubileo gestito senza le catastrofi che molti prevedevano e una coalizione che regge. Il centrosinistra romano, storicamente radicato, difficilmente abbandona un sindaco in carica senza ragioni molto solide.

Tra il 2022 e il 2024 Gualtieri aveva perso una parte significativa del gradimento iniziale: i cantieri che avevano paralizzato la città, la candidatura all’Expo 2030 andata male, un rapporto con i cittadini che una parte dei romani giudicava troppo mediato. Ma il 2025 ha cambiato qualcosa: il Giubileo è stato gestito meglio di quanto si temesse, diverse opere sono state consegnate, i lavori fervono ma la città ha mostrato una faccia più ordinata di quanto ci si aspettasse, sono state aperte due stazioni della Metro C (e con la connessione a Colosseo. con la linea B). Il sindaco punta tutto sugli ultimi mesi di mandato, scommettendo che Roma arrivi al voto del 2027 con un bilancio complessivo che regga il confronto. 

Uno dei nodi interni alla sinistra-centrosinistra potrebbe essere quello dell’ex sindaco Ignazio Marino, che nei mesi scorsi ha pubblicamente sollecitato il PD a fare vere primarie, criticando l’idea di una semplice investitura dall’alto. Non si è auto-proclamato candidato, ma non ha nemmeno chiuso la porta. E ha aggiunto una suggestione più inquietante per il Campidoglio: l’ipotesi di una lista di sinistra autonoma, in convergenza con Virginia Raggi, centrata sull’opposizione al termovalorizzatore e alle grandi operazioni immobiliari. Per ora è più uno scenario che una candidatura formale, però.

 

Il nodo M5S: campo largo o corsa solitaria?

Il possibile ago della bilancia sul fronte progressista è il Movimento 5 Stelle, e la sua scelta nei prossimi mesi sarà determinante. Raggi resta una figura almeno in parte influente tra  militanti, capace di orientare una parte dell’elettorato. Il nome che circola per una eventuale candidatura autonoma è quello di Linda Meleo, attuale capogruppo in Campidoglio.

La domanda è: il M5S convergerà su Gualtieri fin dal primo turno, consolidando il campo largo, o presenterà un proprio candidato per misurare le forze prima di un eventuale ballottaggio? La risposta dipenderà anche da quanto Gualtieri sarà disposto a cedere in termini di programma ma anche da come si evolverà il rapporto nazionale tra PD e Movimento. Una variabile tutt’altro che stabile.

 

Il centrodestra: Malagò aspetta, gli altri si agitano

Dall’altra parte, la coalizione cerca il nome. E il nome che circola con più insistenza è quello di Giovanni Malagò: ex presidente del CONI, attuale guida della Fondazione Milano-Cortina 2026, uomo di relazioni internazionali, elegante, trasversale, distante dai clichés del politico di professione. Ha chiesto tempo fino a fine marzo, quando si chiuderà il capitolo olimpico invernale, e le sue dichiarazioni oscillano tra il corteggiamento e la schivata. “Preferisco il mondo dello sport alla politica”, ha detto. Ma nel mondo dello sport e della politica sono in molti a sapere che queste frasi, dette con quel tono, significano spesso il contrario di quello che sembrano dire.

Nel frattempo, la coalizione si agita. La Lega – partito in difficoltà nei sondaggi, ulteriormente indebolita dall’uscita a destra di Roberto Vannacci – ha bruciato il nome dell’economista ed ex eurodeputato Antonio Maria Rinaldi, presentato come profondo conoscitore della città. Una mossa che ha tutta l’aria del ballon d’essai: quando uno dei partiti della coalizione lancia un proprio nome in autonomia, significa che la ricerca del candidato unitario è ancora lunga.
Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia è un nome con forte radicamento romano, ma un candidato riconducibile all’ex MSI o ad Alleanza Nazionale ha storicamente più difficoltà nella corsa al Campidoglio di una città come Roma. Giulia Bongiorno viene citata di tanto in tanto, ma è una suggestione datata senza slancio reale. Andrea Abodi si è già esplicitamente sfilato.

Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio eletto nel 2023 con oltre il 53% dei voti, sarebbe in teoria un profilo interessante: istituzionale, con un passato alla guida della Federazione Internazionale della Croce Rossa, percepito come outsider rispetto alla politica tradizionale. Ma ha già detto chiaramente che vuole restare al suo posto e punta alla ricandidatura alla Regione nel 2028. La sua candidatura al Campidoglio resta dunque un’ipotesi di dibattito, non una prospettiva concreta.

 

Calenda: né di qua né di là, ma c’è

Carlo Calenda non ha annunciato nulla. Il leader di Azione mantiene una posizione di centro che lo rende né schierabile nel centrodestra né pienamente allineato col campo largo. Ha dichiarato esplicitamente di non voler entrare nella coalizione guidata da Giorgia Meloni. Ma il suo nome torna periodicamente nel dibattito romano, e non è un caso: nel 2021 ottenne un risultato sorprendente correndo da solo, e la sua capacità di intercettare l’elettorato borghese moderato è reale. Se Gualtieri arrivasse al voto ancora indebolito, una candidatura di Calenda potrebbe sottrargli voti decisivi al primo turno.

 

La riforma elettorale: un’incognita in più

Sullo sfondo si agita anche una possibile modifica delle regole del gioco: è stato presentato un emendamento che prevede l’elezione diretta del sindaco senza ballottaggio nei comuni con oltre 15.000 abitanti, qualora un candidato raggiunga il 40% dei voti. Se approvato – ma il percorso parlamentare è ancora lungo e incerto, e in molti dubitano che vedrà luce – cambierebbe radicalmente la strategia di tutti: le alleanze pre-elettorali diventerebbero ancora più decisive, e un candidato trasversale come Malagò avrebbe un vantaggio strutturale.

 

Di nuovo centro contro periferia?

Al di là dei nomi e delle riforme, c’è una questione strutturale che nessuno può ignorare: il divario tra il centro della città – curato, frequentato, turistico, sempre più caro e sempre meno abitato dai romani – e le periferie, che si sentono dimenticate, mal collegate, abbandonate. È un tema che attraversa trasversalmente l’elettorato romano e su cui il centrodestra ha affinato il proprio messaggio negli ultimi anni. Gualtieri ci ha lavorato, con risultati alterni. Un candidato come Malagò, con la sua immagine istituzionale e internazionale, rischia però di essere percepito come lontano da quella Roma: il che potrebbe essere il suo limite principale proprio dove il centrodestra ha più bisogno di sfondare.

 

Una variabile nazionale

Su tutto pesa anche il referendum costituzionale previsto per marzo. Una vittoria del No indebolirebbe il governo Meloni e cambierebbe il clima politico nazionale, con effetti difficilmente prevedibili ma non trascurabili anche sulla partita romana.

Roma 2027 non è ancora scritta. Gualtieri parte con il vantaggio dello strutturale radicamento del centrosinistra e con un bilancio di mandato che, alla distanza, potrebbe rivelarsi più solido di quanto sembrasse un anno fa. Il centrodestra ha un profilo potenzialmente forte in Malagò, ma deve ancora convincerlo, e tenere insieme una coalizione che mostra qualche scricchiolio. Calenda aspetta. Marino non si esclude. 

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